U Jardinu …A salita i Ciavoni…A Siddrata

Luigi Bisignani

RICORDI….u jardinu

 

Quando si è piccoli tutto appare enorme, pieno di luce e magicamente bello. La piazza “do Iardinu” era il terminale della locale linea di trasporti pubblici, quelli che, per intenderci, mettevano in collegamento il microcosmo reale della quotidianità col macrocosmo fantastico dell’eccezionalità.
A quel tempo c’erano solo due corse, una per il capoluogo provinciale, Cosenza, e una per Castrovillari, un paesone a non più di quarantacinque chilometri di distanza che garantiva i servizi minimi ed essenziali a tutto il comprensorio: un ospedale, qualche banca, le scuole superiori. La mattina era un pullulare di anime vestite a festa, giacca e pantalone di velluto, camicia bianca per i maschi, gonna lunga, camicetta e scialle per le donne, neri se erano a lutto. Ad accoglierli, alle cinque e mezza di mattina, c’era zia Michilina col suo “sunale” grigio topo decorato a fiorellini i cui petali avevano preso lo stesso colore dello sfondo per l’uso e l’usura. Il bar era un piccolo “catuaiu” di tre metri per quatto, quasi interamente occupato dal bancone, a cui si accedeva salendo due scalini direttamente dalla piazza. Già, la piazza! La piazza in questione era, ed è, ufficialmente denominata Piazza Antonio Monaco perché su di essa si affaccia il Palazzo dell’omonima famiglia il cui esponente di maggior rilievo, passato alla storia come un nobile, era il Capitano Antonio. Due targhe in marmo sulla facciata antistante la piazza testimoniano le sue onorificenze. A guardarla bene però, la piazza era una curva a gomito sulla quale confluivano tre vicoli e una scalinata delimitata da un cancello, un meandro che si allargava nel punto di massima curvatura, che proseguiva, inerpicandosi per la salita di “Ciavone” lungo via Matteotti, verso “a Siddrata”, altra piazza, questa vera, al centro del paese….

Elio Artuso

 

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Come eravamo: Sàntudunàtu, cànzùni e poìsia.

La redazione &  Minucciu

Sàntudunàtu, cànzùni e poìsia.

Càpita cà vàsi ghàshjànnu nà còsa e nnì nfrùntasi n’àta. E’ quello che mi è successo, nel corsi di ricerche sul paese natale, mentre consultavo il libro su San Donato di Ninea pubblicato da Vincenzo Monaco nel 1987. Sfogliando il volume, alla pag. 131 mi sono soffermato sulla digressione dell’autore circa i canti popolari sandonatesi, qualificati “espressione spontanea e patrimonio culturale di artigiani, contadini e pastori”. Il dr. Monaco afferma che dei suddetti componimenti non sono noti gli autori; che non esistono fonti scritte; che i testi sono stati tramandati, con la narrazione verbale. Segnala inoltre che dette forme di poesia o componimenti popolari, sono scomparsi dalla tradizione, anche perché sommersi dalla civiltà tecnologica (radio, televisione, giornali) il cui progredire ha sgretolato la società patriarcale, sradicato i nativi con l’emigrazione, allentando così i legami fra generazioni. Chi emigra, a lungo andare perde la sua veste paesana, perde la “calata dialettale”e veste nuovi panni, integrandosi in un diverso ambiente. Di conseguenza gli antichi canti, dimenticati sono quasi scomparsi. Gia nel contesto sociale degli anni ‘90, raramente si poteva ascoltare qualche antico verso, in occasione di feste familiari e dalla voce di qualche vecchio, nostalgico e legato ad antichi ricordi. Lamentava, il Monaco, l’assenza, di voci melodiose delle popolane,intende a lavare i panni al fiume; i cori dei mietitori cantar strofe sotto il solleone; mamme mentre cantavano le ninne-nanne per addormentare i loro piccoli. Concludeva dissertando sulle caratteristiche dei canti sandonatesi, generalmente ad una o più strofe, con un ritornello e con argomento prevalente l’amore. Nei versi c’è riferimento alle doti morali dell’amata; alle sue sembianze; all’amore appassionato; allo sdegno, per un sentimento non corrisposto; talvolta si esprime disprezzo ed offesa per la persona che ha osato rifiutare un’offerta d’amore. Continua a leggere

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Pensiero sull’immigrazione!!

La redazione & Vincenzo Todaro

Pensiero sull’immigrazione del “Todaro” del 02-01.2013 .

Allora premetto che essendo di origine meridionale, sono figlio e nipote di immigrante, mio nonno dalla calabria venne qui a lavorare in miniera a ribolla portò in su tutta la sua famiglia, si costruì la casa da solo, non prese quella della montecatini, a mia mamma e ai miei zii non gli fece mancare niente anzi vedendo le foto vecchie non si potrebbe dire assolutamente che erano figli di un minatore costruì la sua fortuna qui in toscana creando ricchezza e benessere che ancora oggi noi ne beneficiamo. mio padre a 19 anni andò in francia a lavorare nelle miniere, successivamente in Germania in una fabbrica di bottiglie di vetro, faceva doppi turni parlava perfettamente il francese ed il tedesco, nonostante italiano era stimato da tutti francesi e tedeschi, perchè si inserì perfettamente, Continua a leggere

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Buona Befana 2013…

la Redazione

Secondo la tradizione italiana la Befana, raffigurata come una donna anziana che vola su una scopa, fa visita ai bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio (la notte dell’epifania) per riempire le calze lasciate da essi appositamente appese sul camino o vicino a una finestra. Inoltre, in molte case, per attirare benevolmente la befana, è tradizione lasciare un piattino con qualcosa con cui possa ristorarsi: generalmente si tratta di un mandarino, un’acciuga, un pezzo di aringa affumicata o qualche cipollina sotto aceto e un bicchiere di vino rosso. Nel caso i bambini siano stati buoni, il contenuto delle calze sarà composto da caramelle e cioccolatini, caramelle alla frutta, mandarini, noci, frutta secca e piccoli regali, in caso contrario conterranno carbone (oggi si usa un preparato in zucchero colorato di nero a forma di carbone e molto duro da masticare). Spesso la befana viene descritta come una vecchia, che vola su una scopa e ha una borsa o un sacco pieno di ogni squisitezza, regali per i bambini meritevoli, ma anche di carbone per i bambini che non sono stati buoni durante l’anno.

 

CHI SI RICORDA DELLA NOTRA BEFANA PAESANA? hai racconto ?scrivilo nello commento…

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Domenica 6 Gennaio 2013…Epifania

La Redazione

La Santa Messa dell’Epifania  si terrà nella “grotta di Sant’Angelo”  Domenica 6 Gennaio

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Come eravamo : Sàntu Dunàtu, nà pìcchi ì stòria.

La Redazione & Minucciu

Nei tardi pomeriggi estivi, molto spesso “nùi quatràri dò casali” andavamo “àra Mòtta o ari Palìzzi” per godere dei venticelli delle serre che, “paràti dè còsti”, non giungevano nelle zone sottostanti che restavano gravate da una pesante afa.

“Aru chiànu dà tèrra” si radunava un bel pò di gente fra cui molti anziani, i quali, affacciati al basso muretto che delimitava il piazzale, guardavano nella vallata, commentavano ed annotavano ciò che vedevano, quel che accadeva in paese o nelle campagne o nei tratturi, che dalle varie località salivano fino al paese.

I più anziani rammentavano e discutevano su ciò che era od era stato il paese nei tempi antichi, “tannu”, per usare l’espressione più usuale pronunciata dai nostri vecchi. Basavano i loro racconti su memorie trasmesse da altri anziani che avevano loro tramandato antiche vicende, tradizioni e più remote narrazioni su “cùmu ghèra Sàntudunàtu e cùmu e chìni ghèranu i santunatisi”. Continua a leggere

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Buon fine 2012 e Felicissimo 2013 !!

La redazione

Ultime ore di questo 2012…molte cose da ricordare e molte da dimenticare…auguro a voi tutti un nuovo anno pieno di gioie ,salute e felicità…per il nostro paese auguro un anno prospero e d’unità nell’aprire una nuova pagina della storia del paese…dimentichiamo i problemi del passato guardiamo insieme ed UNITI verso un’avvenire migliore…un pensiero va a tutte le vittime della crisi, gli ammalati ,a tutti coloro che ci hanno lasciato ma ci guidano da Lassù,a tutti i bisognosi etc…a tutti “Buon fine  2012 e FELICISSIMO 2013  !!”

“Manda l’augurio che vuoi scrivendo nel commento,ad amici ,paesani,familiari etc..”

 

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Buone Feste a tutti…!

La Redazione

La redazione augura a tutti i « lettori » e « Sandonatesi »  residenti e sparsi nel mondo
I migliori AUGURI  di Buon Natale e felicissimo fine anno 2012.

Il Natale porta nell’aria un profumo speciale, un profumo di pace e serenità. Possa questo profumo coinvolgere i cuori di tutte le persone del mondo affinchè la vita possa essere migliore.Buon Natale!

« Vorrei poter mettere lo spirito del Natale all’interno di un barattolo e poterlo tirare fuori mese per mese, poco alla volta. »
(Harlan Miller)

“Manda l’augurio che vuoi scrivendo nel commento,ad amici ,paesani,familiari etc..”

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Sesta tappa. del Trekking due Mari:al rifugio Piano di Lanzo

La redazione

«Una vetta non è solamente un posto su una montagna. La vetta esiste nei nostri cuori e nelle nostre menti.
É un frammento di un sogno che si avvera, la prova inconfutabile che la nostra vita ha un senso. La vetta è un simbolo, la dimostrazione che con la forza della nostra volontà, delle nostre gambe, della nostra schiena e delle nostre mani, possiamo trasformare le nostre vite in ciò che vogliamo.»
(In vetta a occhi chiusi – E. Weihenmayer)

6^ tappa. del Trekking  due Mari e 35 vett . Mercoledì, 20 Giugno2012.

Dal Campo al rifugio Piano di Lanzo – Lunghezza 19 Km . Tempo di percorrenza  9 ore e 40 minuti .Dislivello : 1113  m. in salita  ;1344 m.. in discesa .Rifornimento idrico:Piano di Lanzo .Difficoltà EE

Le vette da scalare in questa tappa : Monte la Mula , Serra Paratizzi , Cozzo di Valla Scura , La Calvia , Cozzo del Pellegrino e Cozzo del Mangano.

  La mattina di Mercoledì 20  giugno dopo un’abbondante colazione e preparato i panini con quello che era rimasto dalla sera ;   raccogliamo  i sacchi a pelo e le tende e ci incamminiamo verso la  Mula .Il primo tratto ripido ; abbiamo fatto un taglio per incrociare la orrida strada sterrata che porta  in vetta Monte la Mula 1935 m.  slm , la 12^ vetta ; un panorama a 360° ma il nostro sguardo andava in direzione delle nostre prossime vette allineati di fronte a noi ..Serra Paratizzi , Cozzo di valla Scura , la Calvia e  il Cozzo del Pellegrino , che si vedeva in lontananza che con 1986 m. slm  è la montagna più alta dell’Orsomarso. Ripreso il fiato ci siamo diretti verso il piano di Zaperna  per poi salire  a Serra Paratizzi 1795 m.  slm 13^ vetta ; facciamo un sali e scendi ; questo tratto è particolarmente difficoltoso per la sua vegetazione di faggi molto rigogliosa e per il sentiero inesistente e quindi difficile orientarsi anche perché non hai nessun tipo di visibilità ; ad un certo punto proprio sul sentiero la traccia del lupo … i suoi escrementi con il pelo di cinghiale , subito dopo un  inghiottitoio ;  fatto l’ultimo tratto di salita siamo arrivati in vetta a Cozzo di valle Scura 1824 m.  slm 14^ vette anche questa vette è invasa dalla vegetazione , per vedere il panorama e il rifugio Piano di Lanzo  sono salito su un faggio!! Continua a leggere

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Un Menu Anticrisi…

La redazione

Un MENU ANTICRISI a  C.da Vallo Marino-SAN DONATO DI NINEA

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