Luigi Gigiotto Bisignani
Restare o partire: una sfida che diventa proposta
San Donato di Ninea tra spopolamento e speranza: il futuro può nascere dal ritorno dei suoi figli
SAN DONATO DI NINEA – Un tempo erano quasi quattromila. Oggi sono poco più di mille, distribuiti su un territorio che porta ancora i segni di una comunità viva, operosa, profondamente radicata. San Donato di Ninea, come tanti borghi dell’entroterra calabrese, si trova a fare i conti con una realtà ormai evidente: lo spopolamento progressivo.
Eppure, i numeri raccontano solo una parte della storia. Perché se il paese si è svuotato, non si è disperso. Esiste infatti un’altra San Donato, lontana geograficamente ma viva nel cuore di chi l’ha lasciata: oltre 25.000 sandonatesi e loro discendenti vivono oggi in Italia e nel mondo. Una comunità vasta, legata da un filo invisibile fatto di memoria, tradizioni e identità.
Negli anni, le parole “rilancio” e “rinascita” sono state spesso al centro del dibattito pubblico. Progetti, iniziative, tentativi. Ma la realtà resta complessa: la popolazione continua a diminuire e il rischio di un lento abbandono è sempre più concreto.
Di fronte a questo scenario, emerge una domanda nuova, forse decisiva: e se la rinascita potesse arrivare proprio da chi è partito?
I sandonatesi all’estero rappresentano una risorsa straordinaria. Non solo per il numero, ma per le esperienze maturate, le competenze acquisite e le relazioni costruite nel tempo. Il loro eventuale ritorno – anche parziale – potrebbe significare nuova linfa per il territorio: case che si riaprono, attività che nascono, strade che tornano a vivere.
Non si tratta solo di un ritorno fisico, ma di una scelta consapevole: quella di ripopolare la terra dei propri avi, restituendo futuro a un luogo che rischia di restare solo memoria.
In questo contesto, un’occasione importante potrebbe arrivare già nei prossimi mesi. Durante la tradizionale Festa dei Migranti, in programma ad agosto, si potrebbe promuovere un momento di confronto pubblico: un dibattito aperto tra chi vive a San Donato e chi torna, anche solo per pochi giorni, dall’estero.
Un’iniziativa capace di trasformare una ricorrenza simbolica in uno spazio concreto di dialogo. Un’occasione per porsi domande fondamentali:
–Cosa servirebbe davvero per favorire un ritorno?
–Quali opportunità può offrire oggi il paese?
-È possibile costruire un ponte stabile tra la comunità locale e quella nel mondo?
Forse è proprio da qui che può nascere qualcosa di nuovo. Non da soluzioni calate dall’alto, ma da un confronto diretto, sincero, condiviso.
Qualcuno potrebbe chiamarlo un sogno. Qualcun altro, un miracolo.
Ma ogni rinascita, in fondo, inizia così: da un’idea, da una volontà comune, da persone che decidono di credere ancora nella propria terra.
San Donato di Ninea non è solo un paese che perde abitanti. È una comunità che, nonostante tutto, continua a esistere in ogni suo figlio, ovunque si trovi.
E forse il futuro è già scritto in questo legame: nella possibilità di tornare, di restare, o semplicemente di non smettere mai di appartenere.


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San Donato di Ninea racconta una storia che appartiene a molti borghi italiani: quella di un lento svuotamento che, però, non coincide con la perdita dell’identità. Perché se è vero che le case si chiudono e le strade si fanno più silenziose, è altrettanto vero che la comunità continua a vivere altrove, nei ricordi, nelle tradizioni tramandate e nel legame profondo con la propria terra.
Il punto centrale sollevato è forse il più importante: la rinascita non può essere solo un progetto astratto o istituzionale, ma deve nascere dalle persone. E in questo senso, i sandonatesi nel mondo rappresentano una risorsa concreta, non solo affettiva ma anche culturale, professionale ed economica.
Tuttavia, il ritorno non può essere affidato solo alla nostalgia. Servono condizioni reali: servizi, opportunità lavorative, infrastrutture e una visione chiara di sviluppo. Senza questi elementi, il rischio è che anche le migliori intenzioni restino tali.
L’idea di trasformare la Festa dei Migranti in un momento di confronto è particolarmente significativa. Può diventare un primo passo verso un dialogo strutturato, capace di mettere insieme esigenze, idee e possibilità concrete. Non una semplice celebrazione, ma un laboratorio di futuro.
San Donato di Ninea non è solo un luogo da salvare, ma una comunità da riattivare. E forse la vera sfida è proprio questa: trasformare il legame emotivo in impegno attivo, la memoria in progetto, l’appartenenza in presenza.
La speranza c’è, ed è reale. Ma, come ogni rinascita, ha bisogno di essere coltivata con coraggio, lucidità e collaborazione.
Luigi Gigiotto Bisignani