La Redazione & Minucciu
La crescita
Il neonato sandonatese, come abbiamo visto, trascorreva i suoi primi giorni con le palpebre gonfie ed occhi rigorosamente chiusi, causa congiuntivite post parto. Se gli occhi pativano,
il restante della corporatura non e che godesse perché, la tradizione ed una certa forma di “pediatria popolare” dell’epoca, consigliava una fasciatura collo-piedi che trasformava il neonato in una piccola mummia di cui restava visibile la sola testolina. Sebbene fosse abbastanza “làsca” la fasciatura dava l’idea di un bambino immobilizzato nella posizione di “attenti” con gambette unite e ben distese, braccia lungo i fianchi, in una posizione che sicuramente limitava ed impediva i movimenti degli arti e quel dinamismo, necessario nei primi giorni di vita, per permettere al neonato di assumere una certa padronanza nella gestualità e contemporaneamente acquisire un’iniziale tonicità muscolare. La fasciatura, era praticata allo scopo di proteggere la schiena da traumi e raddrizzare gli arti del neonato e non veniva considerata l’ipotesi che ne potesse risultare compromesso il tono muscolare, la limitazione del movimento ed essere di nocumento nei primi rudimenti di governo della motilità articolare. Osservando foto di ragazzini degli anni cinquanta si noterà l’esiguità della muscolatura negli arti. Non era dovuta del tutto a carenze alimentari. Da profano presumo che la scarsa consistenza muscolare era dovuta ai “guasti” dei primi tre mesi di vita, trascorsi in fasce e vissuti come delle piccole mummie, immobili ed impossibilitate a qualsiasi movimento articolare. Nelle intenzioni, il bimbo doveva necessariamente essere protetto e cautelato; l’unica soluzione pare fosse quella che lo vedeva costretto ed immobile in una posizione per me innaturale. Secondo la mia convinzione non era la sola “pediatria spicciola” a richiedere la fasciatura: “A tannu”, ossia nel tempo in cui l’economia era fondata prevalentemente su attività manuali e tutte le braccia dovevano “produrre” utile, anche la puerpera, più o meno dopo una/due settimane dal parto, doveva ritornare al lavoro. Un bambino fasciato era trasportabile e più facilmente gestibile sul luogo di lavoro e soprattutto, immobile com’era, non poteva essere soggetto ad incidenti. Almeno nel ceto popolare, poteva anche essere la miseria e non la scienza a determinare il sistema di allevamento e custodia dei figli, Continua a leggere










