Luigi BisignaniNoi, che nel medioevo…Parte seconda

Noi, che nel medioevo…Parte seconda (Minucciu)
…La famiglia Tonti, da mercanti avveduti, se hanno ottenuto ed accettato il “feudo” sandonatese, dovevano essere in possesso di buone informazioni sulla redditività dei “negozi” che si accingevano ad intraprendere.
Si presume che dalle attività su terre e casali che costituivano il “feudo” ricavassero abbastanza da poter almeno parzialmente “rientrare” dall’ammontare dei prestiti alla famiglia regnante, ciò desunto anche dal subentro nel “titolo feudale” da parte del figlio di Filippo, Jacopo, che ne continuò lo sfruttamento su popoli e territori.
Altri ricavi si ottenevano ricorrendo all’impiego dei reclusi, in quei tempi obbligati al lavoro, quindi manodopera a costo zero destinata a lavori pesanti, fra i quali l’attività estrattiva e lo sfruttamento del bosco.
Per le attività manifatturiere certamente è stata coinvolta la popolazione locale, almeno nella coltivazione di canapa, lino e ginestra e nell’allevamento del baco da seta, tutte attività regolarmente sottoposte ad esazione.
È probabile che i Turdo-Tonti nel territorio sandonatese abbiano messo piede raramente perché, al pari degli altri “baroni”, erano obbligati a risiedere nella capitale del regno. Continua a leggere
Letto: 1.834