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La redazione & Pasquale Giannino ……
Tre giganti e un poeta – Racconto apparso su Calabria Sconosciuta ed il giornale interattivo di San Donato.
di Pasquale Giannino
Il mese di giugno è il mio preferito. Il destino ha voluto che nascessi il primo. Quando partii per Torino avevo diciannove anni. Mio padre era un cinquantenne dall’aspetto giovanile, i capelli folti e neri, la falcata da montanaro.
Mia madre era poco più che una ragazza. Mi accompagnarono alla stazione di Paola e mi aiutarono a portare due pesanti valigie sui binari. All’arrivo del treno, mio padre mi diede una mano a trascinarle su, poi mi abbracciò forte dicendomi queste poche parole: “Buona fortuna, figlio mio!”. Io ero emozionato, Continua a leggere
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Luigi Bisignani
Minucciu c’invia e pubblichiamo ,la terza parte di questo grande racconto ‘I carcirati a San Donato di Ninea”.
Naturalmente, oltre la satira e l’umorismo dei canti di carnevale, esistevano anche componimenti seri con risvolti sentimentali, ispirati dall’amore carnale.Di questi componimenti non esiste traccia scritta ma solo ricostruzioni parziali fatte a voce da persone più anziane di me.
Nella descrizione delle tradizioni carnevalesche, ho anticipato la ricerca effettuata su testi che illustrano la società calabrese dal 1700 in poi. In particolare ho focalizzato la poetica della Calabria citra, quella porzione di territorio, con lingua, tradizioni e costumi omologhi, comprendente anche San Donato di Ninea.
Leggendo, ho costatato che c’erano forti corrispondenze fra testi scritti e le versioni orali fornitemi dagli anziani di San Donato. Nonostante le leggere differenze di pronuncia e varianti nel dialetto fra paese e paese, i testi, la metrica, i contenuti e gli scopi delle canzoni erano uguali a quelle che avevo sentito cantare da ragazzo. Queste circostanze mi hanno fatto sospettare che, a suo tempo, l’autore fosse stato unico. Continua a leggere
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Gergorio Cortese scrive e pubblichiamo..
VERGOGNA
Attuale amministrazione continua a propinarci fesserie
Visto che ormai questi amministratori dell’odio e del rancore continuano a sputare veleno (non sapendo fare altro) è d’obbligo fare alcuni chiarimenti Dopo 100 giorni, ci saremo aspettati un elenco di progetti e cose fatte,invece ci troviamo come al solito con illazioni o tentativi di prendere in giro la gente dando informazioni che dovrebbero far pensare a possibili imbrogli o peggio, Continua a leggere
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La redazione ……
SI PREPARA LA VENTUNESIMA…VI ASPETTIAMO TUTTI E MOLTI
La castagna di San Donato è ricercata per il suo raro sapore forte e asciutto. Fino a non molti anni fa la castagna calabrese era l’alimento base di tutta la popolazione, per l’elevato valore nutritivo; era usata anche come farina per la panificazione. Ricca di zuccheri, offre un apporto calorico alla dieta alimentare di 199 calorie, per 100 grammi di parte edibile. Viene consumata arrostita (le caldarroste) o cotta in acqua leggermente salata ed aromatizzata con semi di finocchio e foglie di alloro.
È usata anche per la preparazione di dolci, tra i quali vari tipi di ‘castagnaccio“. E’ una delle maggiori risorse della comunità data anche la notevole produzione: gran parte del territorio è infatti coperto da questi alberi da frutto.
Sostanzialmente vi sono tre qualità diverse di castagne: la “curcia”, la “riggiola” e la “nzerta”. La riggiola è quella maggiormente usata per il consumo quotidiano, mentre la nzerta (castagna più grossa e lucente) e la curcia (sul tipo del “marrone”) sono state orientate più al mercato industriale.
Da ricordare e da non perdere è la Sagra della Castagna che si svolge ogni anno la prima settimana del mese di novembre.
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La redazione ……
Prima giornata dei Campionati Italiani Master su pista di Cosenza, anche se non sono abituati nelle gare corte sia Gregorio che M.Francesca hanno preso parte alla gara dei 400 mt.
Entrambi hanno avuto avversari degni di rispetto provenienti da ogni parte d’Italia, Gregorio è arrivato a sfiorare la medaglia di bronzo giungendo 4° mentre M.Francesca si è dovuta accontentare del 5° posto, considerando lo strapotere delle avversarie è stato un buon piazzamento. Domenica entrambi parteciperanno alla gara dei 1500 mt, in orari proibitivi 12,30 Gregorio e 13,30 M.Francesca. Difficile poter aspirare ad un podio vista la massiccia partecipazione e la forza degli avversari. I due atleti dicono “noi siamo felici, essere in pista e gareggiare con degli avversari di questo livello è un onore arrivare anche ultimi, intanto siamo ad un Campionato Italiano, ci siamo arrivati con le nostre forze senza l’aiuto di nessuno”. degni del pricipe Decoubertin che ha detto “partecipare é già una grande vittoria,l’importante é di paretecipare. al primo giorno é già una importantissima vittoria che incoraggia i nostri atleti, alla speranza, nei percorsi più lunghi di arrivare su un podio,la direzione del giornale non puo che fare un’immenso augurio ai nostri grandi Atleti paesani!! di un degno e meritato piazzamento alla fine di questi campionati italiani.
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Luigi Bisignani.
Dal titolo si potrebbe dedurre che i sandonatesi dell’epoca erano gente un po strana “giocavano a farsi prigionieri”invece no era tutt’altra cosa.
Un bel Racconto storico di come eravamo ,prima parte ““Quannu si faciànu i carcirati”
Una storia divisa in tanti episodi che vi raccomando di leggere chiudere gli occhi e ripensare a questi splendidi momenti…PARTE SECONDA
“Quannu si faciànu i carcirati”.(parte seconda),inviata da Minucciu
Secondo me si è pagato un prezzo carissimo al diffuso analfabetismo e procurato un danno gravissimo alla cultura popolare sandonatese. Ciò e dovuto alla protervia della classe media che, insieme ai più socialmente elevati “don” del paese, poteva e doveva prendere in considerazione e tramandare questa speciale forma di ”letteratura della tradizione” Un motivo ci può essere e va ricercato nella circostanza che a fare “carcirati e parti” era proprio la popolazione analfabeta di braccianti e pastori, raramente qualche artigiano. Provate ad indovinare i “sacreti” messi in piazza a quale ceto potevano appartenere e traetene le ovvie conclusioni. Continua a leggere
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Luigi Bisignani
Dal titolo si potrebbe dedurre che i sandonatesi dell’epoca erano gente un po strana “giocavano a farsi prigionieri”invece no era tutt’altra cosa.
Un bel Racconto storico di come eravamo ,prima parte ““Quannu si faciànu i carcirati”
Una storia divisa in tanti episodi che vi raccomando di leggere chiudere gli occhi e ripensare a questi splendidi momenti…
“Quannu si faciànu i carcirati”.
“Ari santunatisi” più giovani, il titolo del presente racconto, sebbene espresso in dialetto, può darsi non dica nulla od al meglio, richiamerà alla mente la privazione della libertà personale.
Nulla di tutto questo. Anzi, quando la tradizione di “ fa i carcirati” era in uso, significava avere un breve periodo di libertà, meno di una settimana, in cui a tutti i maggiorenni, erano consentiti atti, comportamenti ed atteggiamenti che in tempi normali avrebbero suscitato “gabbu”.
In un paese di tradizione agro-pastorale quale é San Donato, dopo la raccolta delle olive, iniziava un periodo di tempo che poteva definirsi del “grande silenzio” Dalla seconda metà dell’autunno alla prima metà di primavera, dall’imbrunire all’alba l’unico rumore che si udiva era lo scalpiccio “de scarpi ‘cchi tacci”, frammisto al rumore degli zoccoli ferrati d’asini e muli, compagni dei sempre meno frequenti viaggi, da e per la campagna.
Rare e sommesse le voci, quasi a sottolineare la stanchezza di una stagione di lavori. Unici schiamazzi fuori luogo erano quelli tardo-serali degli avvinazzati, avulsi dall’ambiente generale e che non facevano testo. Continua a leggere
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Di Giovanni Benincasa ……
DAI MIEI RICORDI (GIOVANNI BENINCASA)
L’ EDUCAZIONE AI MIEI TEMPI.
Nel raccontare come eravamo, il Sig. Minucciu ha fatto in qualche modo trasparire il metodo con cui venivamo educati. Eh si! A quei tempi non c’era misericordia, era difficile che venisse perdonata qualsiasi marachella. Ne voglio raccontare una delle mie. Ma, solo a seguito di una precisazione sulla mia famiglia. Continua a leggere
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Di Giovanni Benincasa
RIUSCIRANNO A INVERTIRE LA ROTTA?
Questo “brano” dedicato al nostro paese, nasce, assolutamente, da un fatto casuale e l’ho volutamente titolato con una domanda, conscio che la situazione amministrativa e il dissesto del territorio comunale che vengono rappresentati sono a dir poco disastrati. Il tutto viene ulteriormente aggravato da una crisi di livello sovrannazionale assolutamente stressata dalla crisi dei mercati di tutto il mondo. Quindi, l’impegno che la amministrazione in carica, eletta da qualche mese, si trova ad affrontare è davvero arduo e non lascia adito a dubbi: qui o si fa San Donato o si rischia l’accorpamento con la conseguenza di smembrare completamente ciò che lega il centro capoluogo al suo territorio e di conseguenza tutto il nostro territorio diverrebbe marginale ad altri comuni.
Il fatto occasionale, che mi ha portato a voler dare risalto a qualcosa che sono sicuro i nostri amministratori conoscono molto bene, è il ritrovamento, sul parabrezza della mia auto, di una rivista periodica
edizione 2008 Continua a leggere
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Luigi Bisignani
Minucciu ci scrive……
Quando protagonista è …”Ntoniu u granni”
“Zia Falivetta”, così soprannominata fra di noi ragazzi, era una persona anziana, piccola, rotondetta, una delle poche donne che ancora indossava il costume nero “paesano” e la cui occupazione giornaliera era, principalmente, impicciarsi degli affari altrui, in particolare quelli dei ragazzi che giocavano nelle piazzette intorno “aru vicinanzu”.
Falivetta era senza misericordia, bastava udisse dei passi, una voce, un rumore per precipitarsi sulla “menzaporta” di casa dalla quale scrutava e valutava la situazione per poi decidere come intervenire. Continua a leggere
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