Pascuni…Pasquetta 2024

Luigi Bisignani

 Buona Pasquetta… Buon Pascuni 2024

 

Uno dei tanti giorni attesi dell’anno :il lunedi di Pasqua ,detto ara paisana “PASCUNI“.

Il lunedì dell’Angelo (detto anche lunedì di Pasqua, lunedì dell’Ottava di Pasqua o Pasquetta) è il giorno dopo la Pasqua.

Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta.

Il lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto. Una interpretazione di questa tradizione potrebbe essere che si voglia ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”.

Il giorno di pasquetta, come detto , è dedicato alla gita con gli amici con tanto di tradizione culinaria come quella di portare con sé gli avanzi del giorno precedente. Quindi, un menu a base degli avanzi come pezzi di frittata di pasta avanzata il giorno prima e piatti tipici della tradizione locale come le torte salate pasquali.

 

Tutto accompagnato da una gustosissima grigliata in compagnia,canzoni,musica,balli ed

 

 

 

 

 

 

un buon bichiere di vino « Casarulu ».

Buona Pasquetta a tutti…

 

 

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Quìri ch’addhèvanu animali

Lugi Bisignani

Minùcciu…..bbì cuntadi:

Quìri ch’addhèvanu animali (2)

 

 

Nel giornale Il Bruzio, ed in più edizioni, l’editore-direttore-cronista Vincenzo Padula fa una disamina dell’ambiente socio-economico ed agro-pastorale nella provincia cosentina, tramandando così quel che era il quotidiano di una parte di popolazione di bassa condizione, che spesso mal conciliava il pranzo e la cena ed era costretta dallo stato di impossidenza ad accettare condizioni di lavoro e di vita oggi inimmaginabili.

Gli articoli riguardanti i mestieri di Bifolchi, Giumetieri, Pastori, Caprari e Vaccari sono stati pubblicati in due puntate. Oggi trattiamo della seconda parte presente nell’edizione del 16 luglio 1864. Continua a leggere

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C’era una volta la vacanza…”la villeggiatura”.

Luigi Bisignani

C’era una volta la vacanza estiva che durava dai  due ai tre mesi. Aveva un nome obsoleto ed in disuso, “la villeggiatura”.

Tanti partivano addirittura ad inizio giugno od ai primi di luglio e tornavano a metà settembre. L’ autostrada era una fila di Fiat 850, 600, 1100, 127, 500 e 128, Maggiolini e Prinz.

Non era guardato affatto chi aveva la Bmw la Mercedes o l’Audi, perché gli status symbol allora non esistevano. Era tutto più semplice e più vero.
La vacanza durava talmente tanto che avevi la nostalgia di tornare a scuola e di rivedere gli amici del tuo quartiere, ed al ritorno non ricordavi quasi più dove abitavi. La mattina in spiaggia la 50 lire per sentire le canzoni dell’estate nel juke box o per comprare coca cola e pallone. Continua a leggere

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Cùmu ghèramu: Màgàra e màgarìj, àbitìni, maluòcchju, affàscinu e jèttatùra.

Luigi Bisignani

 

Minùcciu bbì cùnta cùmu ghèramu: Màgàra e màgarìj, àbitìni, maluòcchju, affàscinu e jèttatùra.

L’argomento prende in considerazione le persone che, nelle credenze usi, costumi e tradizioni delle popolazioni meridionali, avevano “poteri”, conoscenze del mondo occulto, capacità di far guarire o di far ammalare, di causare danni o elargire benefici, quindi persone in grado di praticare “à màgarìa”

Ntè tèrri ì sàntudunàtu ghèra màgàra colei che conosceva i segreti delle erbe, che aveva cognizione di sortilegi e iettature e sàpìa mànnà è càccia  fàtturi, àffàscini, malij e ghèra puru càpàci i cùnzà ì màlatìj.

Leggenda e tradizione del sud Italia voleva che le màgàre uscissero di notte assumendo forma di uccello (ppì sàntunatìsi cùccuvèddha, chjàttiddhèra, cuòrivu) per riunirsi e raccogliere quanto necessario per praticare i sortilegi.

Durante il loro peregrinare, per divertimento potevano trasformare in lupi guòmmini c’àvìanu a sbìntùra dè scuntà, salvo riportarli poi allo “stato normale” pungendoli con una canna appuntita usata per privarli di un po’ di sangue Continua a leggere

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