Come eravamo :“Quannu si faciànu i carcirati”.’Parte prima”

Luigi Bisignani

Dal titolo si potrebbe dedurre che i sandonatesi dell’epoca erano gente un po strana “giocavano a farsi prigionieri”invece no era tutt’altra  cosa.
Un bel Racconto storico di come eravamo ,prima parte ““Quannu si faciànu i carcirati”
Una storia divisa in tanti episodi che vi raccomando di leggere chiudere gli occhi e ripensare a questi splendidi momenti…

“Quannu si faciànu i carcirati”.

“Ari santunatisi” più giovani, il titolo del presente racconto, sebbene espresso in dialetto, può darsi non dica nulla od al meglio, richiamerà alla mente la privazione della libertà personale.
Nulla di tutto questo. Anzi, quando la tradizione di “ fa i carcirati” era in uso, significava avere un breve periodo di libertà, meno di una settimana, in cui a tutti i maggiorenni, erano consentiti atti, comportamenti ed atteggiamenti che in tempi normali avrebbero suscitato “gabbu”.
In un paese di tradizione agro-pastorale quale é San Donato, dopo la raccolta delle olive, iniziava un periodo di tempo che poteva definirsi del “grande silenzio” Dalla seconda metà dell’autunno alla prima metà di primavera, dall’imbrunire all’alba l’unico rumore che si udiva era lo scalpiccio “de scarpi ‘cchi tacci”, frammisto al rumore degli zoccoli ferrati d’asini e muli, compagni dei sempre meno frequenti viaggi, da e per la campagna.
Rare e sommesse le voci, quasi a sottolineare la stanchezza di una stagione di lavori. Unici schiamazzi fuori luogo erano quelli tardo-serali degli avvinazzati, avulsi dall’ambiente generale e che non facevano testo. Continua a leggere

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COME ERAVAMO N°02

Di Giovanni Benincasa …

DAI MIEI RICORDI (GIOVANNI BENINCASA)
L’ EDUCAZIONE AI MIEI TEMPI.

Nel raccontare come eravamo, il Sig. Minucciu ha fatto in qualche modo trasparire il metodo con cui venivamo educati. Eh si! A quei tempi non c’era misericordia, era difficile che venisse perdonata qualsiasi marachella. Ne voglio raccontare una delle mie. Ma, solo a seguito di una precisazione sulla mia famiglia. Continua a leggere

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RIUSCIRANNO A INVERTIRE LA ROTTA?

Di Giovanni Benincasa

RIUSCIRANNO A INVERTIRE LA ROTTA?

Questo “brano” dedicato al nostro paese, nasce, assolutamente, da un fatto casuale e l’ho volutamente titolato con una domanda, conscio che la situazione amministrativa e il dissesto del territorio comunale che vengono rappresentati sono a dir poco disastrati. Il tutto viene ulteriormente aggravato da una crisi di livello sovrannazionale assolutamente stressata dalla crisi dei mercati di tutto il mondo. Quindi, l’impegno che la amministrazione in carica, eletta da qualche mese, si trova ad affrontare è davvero arduo e non lascia adito a dubbi: qui o si fa San Donato o si rischia l’accorpamento con la conseguenza di smembrare completamente ciò che lega il centro capoluogo al suo territorio e di conseguenza tutto il nostro territorio diverrebbe marginale ad altri comuni.
Il fatto occasionale, che mi ha portato a voler dare risalto a qualcosa che sono sicuro i nostri amministratori conoscono molto bene, è il ritrovamento, sul parabrezza della mia auto, di una rivista periodica
edizione 2008 Continua a leggere

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COME ERAVAMO…”Ntoniu u granni”

 Luigi Bisignani

Minucciu ci scrive…

Quando protagonista è …”Ntoniu u granni”

 “Zia Falivetta”, così soprannominata fra di noi ragazzi, era una persona anziana, piccola, rotondetta, una delle poche donne che ancora indossava il costume nero “paesano” e la cui occupazione giornaliera era, principalmente, impicciarsi degli affari altrui, in particolare quelli dei ragazzi che giocavano nelle piazzette intorno “aru vicinanzu”.

Falivetta era senza misericordia, bastava udisse dei passi, una voce, un rumore per precipitarsi sulla “menzaporta” di casa dalla quale scrutava e valutava la situazione per poi decidere come intervenire. Continua a leggere

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