L’EMIGRANTE SANDONATESE Il cuore che parte, il cuore che ritorna

Luigi Gigiotto Bisignani 

L’EMIGRANTE SANDONATESE

Il cuore che parte, il cuore che ritorna

SAN DONATO DI NINEA – 12 AGOSTO 2026.
C’è una parola che, a San Donato di Ninea, non indica soltanto chi è partito. È una parola che racchiude una storia, una ferita, un sacrificio, ma soprattutto un amore: emigrante.

E oggi, 12 agosto, quella parola torna a vivere nel cuore del paese, con la Festa dell’Emigrante, che si celebra “aru Chianu da Motta”, uno dei luoghi simbolo della memoria sandonatese.

L’emigrante sandonatese è partito spesso con una valigia povera di cose e ricca di speranze. Ha lasciato una casa, una madre, un padre, fratelli, amici, una strada conosciuta, la piazza, la chiesa, il suono delle campane. Ha lasciato San Donato, ma San Donato non ha mai lasciato lui.

È questa la storia raccontata anche dal manifesto dedicato all’“Emigrante Sandonatese”: immagini antiche, valigie, treni, navi, famiglie e quel giovane uomo fermo davanti al mare, pronto ad affrontare un mondo sconosciuto. Una rappresentazione che sembra racchiudere la storia di migliaia di sandonatesi che, nel corso degli anni, hanno attraversato confini e oceani alla ricerca di un futuro migliore.

Partivano per necessità, non per scelta.

Andavano lontano per lavorare, per costruire una casa, per mandare denaro alla famiglia, per garantire ai propri figli ciò che loro non avevano potuto avere. E spesso trascorrevano una vita intera lontano dal paese natale.

Ma bastava sentire una parola in dialetto, vedere una fotografia, ascoltare una vecchia canzone o ricordare il profumo di un piatto della propria infanzia perché il cuore tornasse immediatamente lassù, tra le montagne di San Donato.

La nostalgia è stata la valigia invisibile di ogni emigrante.

Il Giornale Interattivo di San Donato di Ninea ha raccontato più volte questo legame profondo tra il paese e i suoi figli lontani. E ancora oggi, nel mese di agosto, il ritorno degli emigrati rappresenta uno dei momenti più importanti della vita del borgo: le case si riaprono, le strade tornano a riempirsi di voci e San Donato ritrova, almeno per qualche settimana, una parte della sua antica vitalità. (L’Eco Sandonatese)

La stessa tradizione locale riconosce da anni, nella prima metà di agosto, la Festa dell’Emigrante tra gli appuntamenti dedicati alla cultura e alle tradizioni sandonatesi. (L’Eco Sandonatese)

UN PONTE TRA GENERAZIONI

La festa di oggi non è dunque soltanto una serata di musica, incontro e allegria.

È molto di più.

È un ponte tra chi è rimasto e chi è partito.

È il momento nel quale un paese dice ai propri figli lontani:

“Non vi abbiamo dimenticati.”

E forse è proprio questo il significato più bello di una festa dedicata all’emigrante.

Perché l’emigrante non è soltanto colui che un giorno ha chiuso una porta alle proprie spalle.

È colui che, anche dopo cinquant’anni, settant’anni, dopo una vita trascorsa in Francia, in Svizzera, in Germania, in Argentina, in Canada, in America o in qualsiasi altra parte del mondo, quando sente pronunciare “San Donato di Ninea”, avverte qualcosa muoversi dentro.

È la propria terra che chiama.

“ARU CHIANU DA MOTTA”

E sarà proprio “aru Chianu da Motta”, questa sera, che quella memoria si farà comunità.

Tra incontri, racconti, ricordi e sorrisi, gli emigranti saranno ancora una volta protagonisti di una storia che appartiene a tutti i sandonatesi.

Ci saranno quelli che sono tornati dopo pochi mesi.

Quelli che mancavano da anni.

Quelli che tornano ogni estate.

E quelli che, forse, hanno fatto tanta strada per poter rivedere ancora una volta il paese dei propri genitori.

Ognuno porterà con sé una storia diversa.

Ma tutte avranno la stessa radice.

San Donato.

Perché si può vivere lontani, si possono cambiare città, nazioni, lingue e abitudini. Si possono costruire nuove vite e nuove famiglie.

Ma ci sono radici che non si possono sradicare.

E quelle dell’emigrante sandonatese affondano profondamente nella terra, nelle pietre, nelle case, nelle montagne e nei ricordi del paese.

IL GRAZIE DI UN PAESE

Questa festa dovrebbe essere anche un grande “grazie”.

Grazie a chi è partito.

Grazie a chi ha lavorato lontano per tutta la vita.

Grazie a chi ha mandato sacrifici e risparmi alla propria famiglia.

Grazie a chi ha conservato il dialetto, le tradizioni, le fotografie e i racconti.

Grazie a chi ha insegnato ai propri figli e ai propri nipoti a pronunciare con orgoglio il nome di San Donato di Ninea, anche se sono nati a migliaia di chilometri di distanza.

Perché l’emigrazione non è soltanto una pagina del passato.

È una parte fondamentale dell’identità sandonatese.

E oggi, mentre San Donato accoglie nuovamente i suoi figli, il paese può guardare alle proprie montagne e al proprio passato con orgoglio.

Partirono in tanti, con poco in tasca,
ma con un sogno grande nel cuore.

Oggi molti di loro sono tornati.

E altri continueranno a tornare.

Perché l’emigrante può attraversare il mondo, ma non può mai dimenticare la terra dalla quale è partito.

BUONA FESTA DELL’EMIGRANTE A TUTTI I SANDONATESI NEL MONDO

A chi questa sera sarà “aru Chianu da Motta” e a chi invece guarderà San Donato da lontano attraverso una fotografia, un video o il ricordo di un familiare, va il nostro più sincero abbraccio.

A tutti gli emigranti sandonatesi di ieri, di oggi e di sempre: GRAZIE.

Perché siete partiti da San Donato.

Ma, in fondo, una parte di San Donato è partita con voi.

E quella parte, ancora oggi, continua a vivere nel mondo.

Luigi Gigiotto Bisignani
Giornale Interattivo di San Donato di Ninea

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