Luigi Bisignani
Ho fra le mani un volume edito nel 1863 nel quale l’editore Le Monnier di Firenze ha pubblicato poesie edite ed inedite di Giuseppe Giusti, poeta satirico e letterato toscano, molto noto ad una parte dei vecchi sandonatesi, per via di un distico che, negli anni cinquanta, ornava una delle pareti “dà càntìna chì stàvadi ntà vanèddha dò jardìnu, chì nà vòta ghèradi ì Bèllavàjàna e pùa avìa piàta Perròni,”.
Detta strofa era stata trascritta nella parete, con alfabeto in corsivo nero, ad opera di da un “pittore” (paesano e gran bevitore), che vi aveva anche dipinto ornamenti con tralci di vite, fiaschi e bicchieri. Il sonetto era un inno alla tipica attività normalmente praticata in quei locali e recitava questi versi: “Empi il bicchier ch’è vuoto, vuota il bicchier ch’è pieno. Non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai pieno”.
Questo ricordo, mi ha indotto ad estrapolare dal predetto volume alcuni componimenti che vorrei offrire alla riflessione “dei miei quattro lettori”. Ritengo che, seppur i versi siano di stampo ottocentesco, in essi vi siano riferimenti alla contemporaneità, fatto salvo che ognuno, sui contenuti, maturi una propria idea e formi una personale opinione. Continua a leggere



