A’ càntìna i Pèrròni.

Luigi Bisignani 

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A’cultura-sandonatese.jpg càntìna i Pèrròni.

Ho fra le mani  un volume edito nel 1863 nel quale l’editore Le Monnier di Firenze ha pubblicato poesie edite ed inedite di Giuseppe Giusti, poeta satirico e letterato toscano, molto noto ad una parte dei vecchi sandonatesi, per via di un distico che, negli anni cinquanta, ornava una delle pareti “dà càntìna chì stàvadi ntà vanèddha dò jardìnu, chì nà vòta ghèradi ì Bèllavàjàna e pùa avìa piàta Perròni,”.

Detta strofa era stata trascritta nella parete, con alfabeto in corsivo nero, ad opera di da un “pittore” (paesano e gran bevitore), che vi aveva anche dipinto ornamenti con tralci di vite, fiaschi e bicchieri.  Il sonetto era un inno alla tipica attività normalmente praticata in quei locali e recitava questi versi: “Empi il bicchier ch’è vuoto, vuota il bicchier ch’è pieno. Non lo lasciar mai vuoto, non lo lasciar mai pieno”.

Questo ricordo, mi ha indotto ad estrapolare dal predetto volume alcuni componimenti che vorrei offrire alla riflessione “dei miei quattro lettori”. Ritengo che, seppur i versi siano di stampo ottocentesco, in essi vi siano riferimenti alla contemporaneità, fatto salvo che ognuno, sui contenuti, maturi una propria idea e formi una personale opinione. Continua a leggere

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BUON FERRAGOSTO 2015

Luigi Bisignani

A chi soffre a casa, a chi si gode gli ultimi giorni di vacanza, a chi è in attesa di qualcosa, a chi è triste, a chi è felice, alle forze dell’ordine impegnate sul territorio, ai dottori impegnati in questo giorno di festa,a quello che non ci sono più ma ci guardano da lassù, ai politici (quelli buoni se c’é ne restano ), a tutti, che sia per te e per la tua famiglia un giorno pieno di Gioia e serenità.

ferragosto

Il termine Ferragosto (dal latino Feriae Augusti = riposo di Agosto) indica una festa popolare, dalle radici antichissime, che si svolgeva il 15 agosto per festeggiare la fine dei principali lavori agricoli.
Nell’occasione, i lavoratori porgevano auguri ai padroni, ottenendo in cambio una mancia; tale festa era tipicamente romana, tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria dai decreti pontifici.
La ricorrenza discende direttamente dai “Consualia”, il periodo di festa e riposo che nell’antica Roma repubblicana si dedicava al dio Conso, protettore dell’agricoltura. La festa fu istituita da Romolo e vi si svolse il Ratto delle sabine.
Agli inizi dell’età imperiale (18 a.C.) tali ferie vennero ribattezzate come “Augustali”, in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto, da cui deriva l’attuale denominazione del mese di agosto.

 

 

 

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Cùmu putèra ghèssi :A gùccia.

Luigi Bisignani & Minucciu

Cùmu putèra ghèssi

 

 

cultura-sandonatese_thumb.jpg“U’ suònnu ì Pitrùzzu” venne interrotto da un insistente, molesto ed irritante ticchettio “ì nà gùccia”. Infastidito sollevò la testa dal giaciglio sul quale era disteso ed aiutato dalla tenue luce dell’alba, che filtrava “à nù sfilàgghju”, guardò verso “à cànna da vèna”.

Non vide cadere nulla ma  sentì ugualmente la goccia battere. Ancora insonnolito guardò “àru làstricu”  e  notò “ù làccu” ove s’era raccolto del liquido. Poi rivolse lo sguardo “àru cànnìzzu” e soffocò a stento l’urlo che gli saliva in gola. “Dà catarràtta” semiaperta si intravedeva una mano penzoloni ed un ciuffo di capelli, dai quali  colavano gocce che, a prima vista, sembravano sangue. Continua a leggere

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Viaggio nel tempo

Luigi Bisignani & Pasquale Giannino
Immagine di copertina

Viaggio nel Tempo

Stamattina sono stato con mio padre a fare un giro fra le contrade rurali di San Donato di Ninea. Voleva mostrarmi la casetta che ospitava i locali della scuola elementare, che lui frequentò poco dopo la fine della seconda guerra mondiale. La contrada si trova ad alcuni chilometri dal paese. La raggiungeva a piedi, dal casolare dei suoi genitori, camminando attraverso i campi assieme ad altri scolari. Oggi è possibile imboccare la strada di fondovalle, così abbiamo fatto stamane, nonostante lui mi avesse proposto di ripercorrere il sentiero che seguiva da bambino. La strada è relativamente nuova. Il piccolo centro montano ha atteso per anni la conclusione dei lavori, che sembravano senza fine. Del resto, in una terra come la Calabria la realizzazione di qualsiasi opera pubblica richiede tempi che vanno oltre ogni ragionevole stima. Non importa se si tratti di una piccola strada che dovrà liberare un paesino incastonato fra i monti dal suo atavico isolamento, o di ammodernare la Salerno-Reggio. Ogni cantiere aperto in Calabria è un frutto appetitoso da spremere fino all’ultima goccia. Secondo la teoria della relatività il tempo non è assoluto, ma dipende dall’osservatore che lo misura. In Calabria il tempo non passa mai, a volte sembra essersi fermato. Così, per realizzare un’opera che in Emilia Romagna, Piemonte o Lombardia richiederebbe qualche mese, quaggiù occorrono anni. Se il tempo stimato altrove è di qualche anno, qui passano decenni.

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