La redazione & Minucciu
Tànnu… gusàvadi accussì. (tre)
La nascita
C’era poi la questione cruciale del nome da imporre al nascituro. Qui gli equilibri erano assai precari perché ognuno cercava di interpretare a comodo il “tànnu”. Il primo nato maschio, per tradizione portava il nome del nonno paterno; si faceva eccezione nominando quello materno, solo però se gia deceduto prima. Per le femminucce prevaleva il nome della nonna materna ed in caso di premorienza di questi, valeva la regola gia vista per i nonni. Si poteva decidere per il doppio nome e così accontentare gli interessati nominandoli entrambi, ma si poteva creare in ogni caso malumore per via che del doppio nome se ne pronunciava una alla volta od uno solo ed il secondo nominato od escluso, generalmente, non prendeva mica tanto bene l’essere relegato in posizione, diciamo, di scarto.
Le cose andavano un pò più lisce e con qualche problematica in meno, quando, condizione sociale e grado di istruzione ti inducevano ad assumere un atteggiamento più distaccato, ad essere più accondiscendente, almeno all’apparenza; Tànnu, imporre il doppio nome al nascituro, era consuetudine nelle famiglie di ceto più elevato, perché il doppio nome presupponeva almeno “ù d’dòn”, titolo generalmente attribuito alla nobiltà, ai grossi proprietari terrieri, agli esercenti le professioni liberali; in neonato del ceto popolare il doppio nome disdiceva e la famiglia del proletario tanto audace, poteva essere oggetto di feroci critiche, specie dai pari condizione; “ù paisànu”, “u santunatisi” in generale, di questi subdoli tentativi di scalata sociale, “tànnu, sìnni fàcìa gàbbu”. Continua a leggere






