Si prepara il futuro…?

La redazione

Si prepara il futuro…?

Qualche mese se fa mi chiedevo se al paese si va a votare,se ci saranno delle liste o una lista,se c’é qualcuno che vuole ancora prendere il tempo di aiutare il paese ad uscire da questa crisi… “MA DOVE SIAMO  OGGI”? a solo qualche giorno della votazione?

Nei paesi vicini si CONOSCONO le liste e da NOI?

Cosa c’é di nuovo al paese ?

Dopo la sagra e le feste Natalizie ,tutto  é calmo,spaventosamente calmo  e deserto.

Le persone che restano fanno il loro solito maneggio giornaliero ed i giovani dopo la scuola si ritrovano in un  bar o sulla piazza per passare il tempo.

Dalle informazioni che ho avuto, nel silenzio  quasi della notte, si preparano le liste elettorali per eleggere il nuovo sindaco ,non dimentichiamo che siamo gestiti da un commisario ,e si, non dimentichiamo che non siamo stati capaci di assumerci  fino alle nuove elezioni.

Allora si preparano le liste.

Vi ricordate l’ultima volta? per un solo voto una lista fu dichiarata vincente, ma non avendo la maggioranza assouluta fu difficile molto difficile, restare al comune e piano piano ci fu la dimissione e l’arrivo del commisario.

Allora secondo voi chi si presenta ?chi vuole essere sindaco ,assumere il posto del numero uno del paese ?

Dalle voci che circolano  ci sarebberero tre liste in preparazione  e forse una quarta ,che sarebbe una grande novità.

Nelle tre liste si conoscono i nomi ,che non possiamo per adesso pubblicare,mentre se la quarta si fa, sarebbero  personaggi nuovissimi, che secondo le voci a me recapitate, avrebbero un programma giovanissimo  e composto l’avete capito da gente giovanissima.

Io penso che  si debbono fare le liste ma con persone che nel loro programma mettono in evidenza tutti i problemi del paese e lavorare unicamente per il paese.

Inoltre, bisognerebbe dire, che anche se ci sarà una minoranza dovrebbe lavorare pure per la  ricostruzione unicamente del paese e non per le cose personale ,come già detto e ripeto » la politica da sacchetta » deve sparire da San Donato.

Facendo una politica per il paese tutti ci troverebbero quel lato positivo paesano che manca tanto .

Questo articolo dovrebbe essere l’inizio  del dibattito positivo che manca al paese,unicamente per il bene del paese   si puo lavorare tutti insieme.

Leggendo qui  puoi lasciare le tue idee che potrebbero includerle nei programmi di ogni lista.

Dai la tua opinione,la tue idea aiuterai anche tu il paese.

Aspettando le liste  ,i nomi i programmi di ognuno, lascia qui le tue idee e opinioni per far rinascere il paese,puoi anche  tu dire la tua.

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Come eravamo : Tannu …gùsavadi accussì

La Redazione & Minucciu

Dopo una lunga pausa riprendo nuovamente il resoconto sull’ambiente sandonatese dei tempi passati.

Tannu …gùsavadi accussì

E le femminucce? Seguivano l’itinere dei maschietti fino ai sei anni di età. Poi la formazione si differenziava perché nelle donne prevaleva l’educazione alla casa, alla famiglia, ai figli. Se nei maschi era preminente l’indirizzo verso la produttività, “à fatìga” in tutte le sue versioni, nelle femminucce l’indirizzo era verso l’amministrazione dei beni, la cura e l’educazione dei figli, il governo, l’organizzazione e la custodia della casa, intesa come immobile, come nucleo familiare, come insieme delle sostanze possedute, poche o tante, misere o ricche, non aveva importanza. Fin da piccola la femminuccia era “attaccata” alla mamma ed alle altre donne di casa dalle quali doveva imparare tutto ciò che poteva tornarle utile una volta cresciuta ed accasata. Fra i giochi delle bambine, vi erano “ì shjscjuli”, (cocci che simulavano arredi e dotazione della cucina casalinga), trastullo generalmente associato a “ì cummàri” col quale si imitavano i rapporti di relazione e vicinato fra madri di famiglia, completato da “ì bàmbuli”, gioco con fantocci antropomorfi, prodromo ed anticipo giocoso delle attività connesse alla futura condizione di madre ed al susseguente atteggiamento protettivo verso i figli. Rientravano nella categoria dei più ricreativi e dilettevoli i giochi “pètricìnqui”, e “càmpana”. Assieme ai giochi veri e propri la bambina iniziava a praticare, seppur in forma ludica, tutte quelle attività domestiche proprie della madre di famiglia quale “cùsi”, “filà”, “mpastà”, “còci”, “lavà”.

Mentre al maschietto veniva acconsentita una certa “liberta”, la femminuccia era più sorvegliata, giocava prevalentemente nelle immediatezze di casa, era più vigilata ed abituata ad un atteggiamento contegnoso e riservato. Alle più ”ardite” veniva insegnato che la donna educata, “nà signora ì fìmmina”, aveva sempre occhi e testa bassa, perché il guardare direttamente al volto, nel migliore dei casi voleva dire mostrare superbia e nelle altre ipotesi, civetteria, il che era interpretato quale segno premonitore di “puòddhula” che, non corretto per tempo, la poteva destinare od indirizzare verso la perdizione. Doveva giocare sulla soglia di casa, a portata d’occhio e di voce dei familiari e trovare compagne di giochi frequentando l’abitazione di parenti o di qualche vicina fidata. Continua a leggere

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Il mio Paese…Maria Pia Sparano

Luigi Bisignani & Maria Pia Sparano

Delle volte piccole frasi fanno capire la grandezza dell’amore che si ha nel cuore per il proprio Paese.

Il mio paese?
È San donato !Ero piccola e l’ho lasciato
Ricordi confusi nella mia mente
Ma il bel ricordo è della gente
Mangiate, risate ed allegria
Quando si stava in compagnia
Vicini affettuosi sorridevano felici
Ed eravamo tutti amici
Bastava poco per essere contenti
Ed eravamo tutti sorridenti.

A San Donato…Maria Pia Sparano.

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Una vita in fuga…di Pasquale Giannino

La Redazione & Pasquale Giannino

Una vita in fuga – Racconto apparso su Oggi Famiglia

3 marzo 2010 alle ore 11.56

Il paese era in festa. Come sempre, d’estate, le vie gremite di giovani con abiti alla moda. Gianni era un adolescente timido. Andava bene a scuola e prendeva lezioni di pianoforte. Aveva concluso il primo anno di liceo scientifico con la media dell’otto. Non era riuscito a superare l’esame di ammissione al conservatorio, ma continuava a recarsi due volte la settimana dal maestro Iannuzzi.

“Non devi scoraggiarti Gianni, capitò anche a Giuseppe Verdi!”

“Maestro, io penso di non esserci portato.”

“Studio, Gianni, applicazione! Sai cosa diceva il grande Rossini?”

“Non ne ho idea.”

“Solo il dieci per cento dell’arte è dovuta al talento. Il rimanente è studio!”

San Donato di Ninea (CS)

E intanto suo padre Antonio, insegnante di matematica, si recava ogni mese dal collega per pagargli le lezioni: trentamila lire l’ora. Sua madre si era diplomata da maestra, ma non avendo superato il concorso – dopo alcuni anni in giro con la vecchia Cinquecento per le supplenze – decise di votarsi alla famiglia. Aveva un altro figlio di un paio d’anni più piccolo, Francesco, molto più estroverso e casinista. Antonio, per arrivare alla fine del mese, arrotondava con lezioni private.

Gianni detestava il gioco del calcio e lo sport in genere. L’ora di educazione fisica era per lui una sofferenza. Se ne stava in disparte a osservare i suoi compagni euforici e spensierati. Non aveva amici. Trascorreva il tempo libero a leggere racconti di avventura e talvolta si recava in piazza, entrava nel bar e chiedeva un gelato. Frattanto osservava i grandi che affollavano il locale: alcune persone dalla barba incolta e trasandate giocavano a carte tra urla e imprecazioni di ogni genere; un signore dall’aria distinta, i gemelli d’oro e un fiore all’occhiello, giocava a biliardo col barista Luigi, uomo di mezza età calvo e allampanato, la sigaretta sempre accesa; nella sala attigua, nugoli di ragazzini incollati ai videogiochi.

Gianni rimaneva nel suo cantuccio il tempo necessario per finire il gelato. Si sentiva un estraneo in mezzo a quella gente chiassosa. L’odore del fumo lo stordiva. Se ne andava con un profondo senso di nausea e di indefinito malessere. D’estate ritornavano gli emigranti. Le vie si affollavano di giovani allegri e sicuri di sé, dalla profonda inflessione settentrionale. Si udivano anche accenti toscani, romani, partenopei. Le auto di grossa cilindrata con targa straniera stentavano a trovare posto. Insomma, il paese pareva svegliarsi da un profondo letargo. Cedeva il posto a una comunità nuova, straordinariamente variegata: una comunità che ospitava tanti piccoli frammenti dell’Italia e del mondo. Gianni era sempre solo. Ma si sentiva rinascere anche lui. Il signore distinto del biliardo rimaneva sempre in piazza a dispensare sorrisi e strette di mano. Luigi era indaffarato dietro al bancone e sembrava piuttosto insofferente, come se quella moltitudine fosse giunta apposta per infastidirlo. Pareva aspettare con trepidazione il ritorno alla normalità: i commenti sul campionato di calcio, le partite a biliardo, qualche bicchiere in compagnia dei soliti avventori. Gianni sognava di diventare grande e andare al nord. Ritornare ogni estate in paese, ben vestito e con una bella auto, e attraversare la piazza sicuro di sé e stringere la mano a tutti e offrire da bere. Continua a leggere

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Come eravamo :Zà Marìa.

La redazione & Minucciu

Zà Marìa.

Zà Marìa.

La vecchia del vicinato ci raccontava storie sui sandonatesi fra i quali rammentava spesso una zà Marìa, descrivendola avanti negli anni, “vècchiarèddha” e curva su se stessa. Diceva che tutte le mattine e con qualsiasi tempo, la potevi trovare accoccolata sui gradini della chiesa, in attesa che il sagrestano aprisse la porta per la prima messa. Umile e dimessa “à vècchiarèddha” entrava in chiesa e prendeva posto sempre allo stesso banco e dopo il rituale segno di croce iniziava le sue silenziose preghiere battendosi frequentemente il petto, riconoscendo con detto gesto le sue colpe ed esternando pentimento per i propri peccati.

Lo stesso atteggiamento umile zà Marìa lo teneva quando, seduta sulla soglia di casa, riceveva i saluti dei passanti ai quali rispondeva sempre con una buona parola e se necessario, con espressioni di conforto ed incoraggiamento.

Chi raccontava questa storia, rammentava che da ragazza, per la celebrazione di una messa in suffragio, alla quale la sua casata doveva per forza presenziare in quanto “bricati” verso la famiglia del defunto, gli venne delegata la rappresentanza della famiglia ed andò in chiesa in compagnia di una vicina di casa. La celebrazione era stata fissata al mattino presto, ciò per evitare che i partecipanti perdessero “à jùrnàta”. Fu in quella occasione che durante la funzione, incuriosita dal fervore religioso e dai gesti di pentimento di zà Marìa, passò più tempo a guardare lei che non a seguire il prete all’altare.

La vicina di casa che si era accorta dell’interesse verso la vecchietta, durante il ritorno a casa gliene chiese ragione. L’allora bambina spiegò che zà Marìa sembrava una personcina ammodo, sempre gentile e disponibile e che l’aveva colpita l’aspetto sofferente, la schiena curva, la corporatura molto magra e la pelle rinsecchita, forse dalla fatica, dal duro lavoro e dalle tante giornate passate al sole. Questa era l’idea che si era fatta, eguagliando zà Marìa alle altre vecchie del paese ed il cui aspetto rifletteva una vita di sofferenze e fatica.

La vicina disse che poteva anche essere vero quel che l’aspetto ed il volto di zà Marìa faceva immaginare. Le cose pero erano diverse, molto diverse perché dietro l’aspetto dimesso e sofferente si celava “nà cèffa”, “n’armàniu ” sanguinario e crudele che all’occasione, poteva ancora colpire e far male. Non usando la forza fisica, per via dell’età, ma moralmente ancora si. Aveva lingua velenosa e tagliente ed una memoria di ferro. Zà Marìa sapeva e rammentava tutto di tutti, specialmente episodi e circostanze che ognuno avrebbe voluto tenere riservate. Gli ossequi che riceveva, non erano manifestazioni di stima, riguardo o deferenza, ma in maggioranza erano dettati da paura. La si ossequiava, perché così facendo si evitava la sua ripicca, e che si lasciasse andare a maldicenze.

Zà Marìa era nata da buona famiglia, ammodo e con beni al sole. Come tutte le ragazze della sua condizione economico sociale, era destinata ad un buon matrimonio ed a una vita con pochi o relativi sacrifici. La natura aveva però disposto altrimenti e l’aveva dotata di un carattere forte e volitivo, le aveva fornita ed in dosi abbondanti, prepotenza, altezzosità, indisponenza ed uno smisurato istinto da predone. Continua a leggere

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Festa di San Giuseppe…alla Ficara.

Luigi Bisignani

Si é tenuta oggi,19 Marzo 2014 la festa di San Giuseppe

alla Ficara,organizzata dall’associazione “Amici dalla Ficara”

 

  un programma succolento dopo la messa delle ore 18h00

alle 19 si degusteranno LAGANI E CECI .

fatti a mano dalle amiche e mamme della Ficara

Presso l’ex edificio scolastico della Ficara.

alla fine ci sarà le distribuzione del

PANETTO BENEDETTO a tutte le famiglia.

 

 

 

 

 

 

 

Un grande grazie e bravissimi

a  tutta questa bella compagnia

di tenere sempre alto queste usanze Sandonatese

 

 

 

 

 

 

 

 

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On si santunatisi, sì……

La redazione & Minucciu

In questo Periodo come tutti gli anni c’é una moda ,oggi la moda é sul network e specialmente su facebook di chiedere ai membri di un gruppo “sei di…se…”

allora Minucciu ha voluto scrivere qualcosa su ” Sei di San Donato di Ninea se…

e vi ricordo che anche noi abbiamo questo tipo di gruppo “Sei di San Donato …se” oltre al gruppo ormai ben conosciuto Amici di San Donato di Ninea nel Mondo.

Nnè bìbbia nnè bbangèlu

Ma “cosa” è necessario per qualificare un sandonatese verace?. Bella domanda, né oziosa né vagabonda. La risposta non risulta facile né, ritengo, basti o ne sia sufficiente una sola. Ce ne vogliono tante, ma tante quante sono le superstizioni, le credenze, gli usi, i costumi, insomma quanto è tutto quel bagaglio di tradizioni che affondano radici nei secoli della storia sandonatese. Ciò è necessario, anche se nessuno, fra i nostri avi, questa storia l’ha scritta, limitandosi a tramandarla in forma orale e senza preoccuparsi di tutto quello che andava perduto, causa le modifiche o dimenticanze di quelli che storia e tradizioni le trasmettevano, raccontandole alle generazioni successive.

Pescando nei ricordi di “quatràru” e nei racconti uditi dagli anziani, tento di elencare tutto quel che i nostri vecchi avevano sperimentato e vissuto per poter vantare d’appartenere alla razza sandonatese. Il “curriculum” doveva tutto quel che il comune sentire riteneva essenziali per un buon sandonatese, nella buona e nella cattiva gestione che ciascuno faceva della propria vita.

Avverto che il seguito di questo “excursus” procede fra il serio ed i faceto, “fìssiànnu fìssiànnu” e nessuna delle circostanze deve ritenersi presente ed obbligatoria nel “cursus honorum” del sandonatese”, nel senso che non è obbligatorio aver fatto tutte le “esperienze” che illustrerò, basta averne realizzato, compiuto o messo in atto solo una parte.

Inizio dall’età più tenera e più importante perché era proprio lì, in quel periodo che il sandonatese vero prendeva forma e corpo.

Dopo questa la premessa, possiamo dire che. “On si santunatisi, sì……”:

-‘On sì stàtu àffasciàtu cùmu nù bomminieddhu à vràzza ajìntu.

-‘Ont’ànu assìmigghjàtu subbitu à ggùnu dà pàrintèra;

-‘Ont’ànu mìsu sùbbitu l’àbbitìnu ppù cùntramaluòcchiu;

-Ppi ti fa stà cìttu òntànu mìsu mmùcca u sùcatùru ì cuttùni ntìntu ntà l’àcqua e rù zùccaru;

-‘Onn’àsi màdi durmùtu frà dùi cùscini, ntò lièttu grànni;

-‘On sì stàtu mìsu ntò manghanièddhu;

-‘Onn’àsi mài mangiàtu ù pànicuòttu;

-‘On sì stàtu mài àffascinicàtu e n‘tò vicinànzu à vècchiarèddha òn ntà fàttu ù cùntraffàscinu; Continua a leggere

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Emergenza spazzatura…

La Readazione & Diritto di Cronaca

Emergenza spazzatura, Coppola scrive alle autorità competenti

(Comunicato stampa) Anche il Sindaco del Comune di Altomonte Gianpietro Carlo Coppola scrive alle Autorità competenti (Presidente della Giunta Regionale della Calabria, Assessore Regionale all’Ambiente, Al Direttore Generale Dipartimento Ambiente – Regione Calabria, Signor Prefetto di Cosenza), sulla drammatica situazione inerente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel Comune di Altomonte.
Il Sindaco Coppola scrive: “Con la presente si segnala alle SS.LL. in oggetto che la situazione determinatasi in Altomonte a seguito delle continue interruzioni nei conferimenti degli RSU alla discarica di Pianopoli (CZ) da Loro scelta ed indicata al nostro Comune per il conferimento dei rifiuti è diventata ormai insostenibile. Negli ultimi 15 giorni i mezzi addetti alla raccolta hanno potuto essere svuotati solo 5 volte, in maniera discontinua ed assolutamente saltuaria, con il determinarsi di un grande accumulo dei rifiuti per le strade, nei pressi dei cassonetti ed in ogni dove. Il clima di disagio ed insofferenze nella popolazione, tra l’altro tartassata dalle tasse ed in questi giorni esasperata dal pagamento dell’ennesimo gravoso balzello (la tassa sui servizi indivisibili legati alla tariffa TARSU o TARES voluta dal Governo italiano ed a lui destinato e pari a ben 30 centesi al metro quadro – per inciso dal 2004 al 2014 il Comune di Altomonte ha aumentato le tariffe della spazzatura di soli 12 centesimi al mq in 10 anni!!!! – e che è in pagamento proprio in questi giorni !!) sta degenerando, ed ha già portato ad atti vandalici ed all’incendio di alcuni cassonetti. Inoltre, gli accumuli indiscriminati, gli avversi agenti atmosferici e gli animali randagi fanno scempio dei sacchetti abbandonati, con una situazione che è diventata di vero degrado e di pericolo sanitario. Il Comune ha fatto tutto ciò che era in suo potere, posizionando nelle strade tutti i cassonetti funzionanti che si hanno a disposizione ed utilizzando ogni mezzo e soluzione possibile, tranne quella di creare discariche abusive. Si segnala altresi che, per i noti vincoli di bilancio, il Comune di Altomonte ha il corpo di Polizia Municipale composto da un solo (1!!) vigile urbano e non può perciò efficacemente controllare un territorio di circa 70 chilometri quadrati con 28 contrade rurali, e dove da molti giorni gli abitanti di Lungro, Firmo,San Donato di Ninea e Acquaformosa (ove le società chiamate a fare la raccolta differenziata hanno abbandonato il servizio e la raccolta è ferma) vengono a lasciare rifiuti.
Se la situazione, drammatica ed urgente, non dovesse sbloccarsi nelle prossime ore lo scrivente si vedrà costretto ad avviare ogni azione necessaria ed indifferibile per tutelare la salute pubblica, a partire dalla chiusura delle scuole, dell’ambulatorio comunale, dell’ufficio postale ecc.
Il sottoscritto non è in grado invece di poter prevenire o reprimere problemi di ordine pubblico e di sicurezza che dovessero crearsi qualora il malcontento e la giusta protesta dei cittadini dovessero travalicare. Tanto comunicato alle SS.LL. ed al Signor Prefetto di Cosenza per conoscenza, lo scrivente declina fin da ora ogni responsabilità per quanto dovesse verificarsi nelle prossime ore e che è imputabile solo ed esclusivamente alla mancanza di intervento e di ulteriori risolutorie disposizioni da parte Loro. Continua a leggere

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Ode alla mia valle

Luigi Bisignani

inviato da Domenico Trinchese & Anna Trinchese

Ode alla mia valle

Come era verde la mia valle di castagneti

felci e granoturco.

Quando dall’alta costa la guardavo

una dolcezza in core mi sentivo.

Quanto eri bella sotto il verde manto,

fulgida come l’acqua delle fonti,dove mi

rispecchiavo tutto quanto.

Ora nemmeno tu sorridi tanto,quando torno

indietro a quei momenti quando di poesia

riempivi il core e il tuo verde invitava all’amore.

Gli anni son passati,

ora non splende più la verde valle,

le foglie gialle e tristi son per terra,

come il mio cuore triste e malandato

che rimpiange di averti lasciato.

 Mia dolce valle verde e gaia,

perchè anche tu ti sei intristita?

Anche tu sei cambiata,e hai sofferto tanto valle mia ,

quando i tuoi figli se ne andaron via.

 Lontano andammo in cerca di fortuna,

una fortuna effimera e sfuggente

e ai tuoi figli non rimane niente.

Era meglio se con te fossi restato

mia doce valle amica del passato.

Ricordo ancora il tuo profumo agro

di felci mentuccia e sambuco.

 Tutta fiorita mi sembravi ,come la 

giovinezza che sbocciava.

AH giovinezza, giovinezza mia,quando pensavo

che potessi esser mia spiccasti il volo

e te ne andasti via. Continua a leggere

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Nostalgia del paese natio

Anna

Nostalgia del paese natio

 Chiesetta cara dalle mura antichedove nessuno più viene a pregare,

ricordo che nel giorno dell’Ulivo

la gente intorno a te stava a osannare.

 Ed anche il giorno del Santo Natale

splendevano dei ceri sull’altare.

Quando torno al caro pesello e

vedo le tue guglie da lontano

penso ai tuoi muri decaduti e

stanchi,tutto qui e miseria e

abbandono.

Il pensiero della gente è ormai

lontano ,rivolto alla gloria e al denaro.

 Tornerò un di chiesetta cara, dolce paese

dove sono nata e mentre parto sento un

nodo in gola ,che solo ritrovandoti un di

si scioglierà.

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