Luigi Bisignani & Minucciu
A tìrantèddha e l’àti àbbàddhj
Per i giovani sandonatesi, vissuti a cavallo fra gli ultimi due secoli, ballare era un passatempo raro, generalmente praticato nel periodo di carnevale ed occasionalmente durante alcune feste, cito ad esempio il matrimonio. Non era attività “libera”, intesa nel senso che ognuno si poteva comportare come meglio credeva. Il ballo aveva le sue regole, alcune delle quali molto rigide.
Il riferimento è naturalmente a qualche decennio addietro, a quel periodo in cui gli strumenti musicali che fornivano il supporto necessario per il canto ed il ballo, erano “nù tàmmurièddhu” (tamburello, con e senza sonagliera), “nù càtarrìnu” (la chitarra battente a quattro corde), “à ciramèddha” (la cornamusa, ad una, due o tre canne), “l’àriganièttu” (generalmente un organetto a due ottave e otto bassi). Continua a leggere

In questo periodo, in ogni famiglia, si perpetua il tradizionale rito della macellazione del maiale. L’allevamento dell’animale era considerato una delle poche risorse alimentari indispensabili della gente contadina.