La Redazione
Dopo le due raccolte paesane :
Il nostro Amico “MINUCCIU” ha iniziato una ricerca sulle origini e storia del paese.Lavoro molto lungo e fastidioso ma interessante da tramandare alle future generazioni.
Ecco per voi un assaggio su questo futuro volume sul nostro paese.

Sàntudunàtu, nà picchi ì stòria.
(Ninoe, Ninaia, Nineto, Niceto, Ninea)
Parte prima
“Cèrtu c’àru paìsi tùa ciàsa pròpiu jì appòsta”. Era la frase che nella prima adolescenza mi sentivo rivolgere ogni volta che “ccà bànda jèmu fòra paìsi a ssùnà”. Questo, dopo il necessario periodo di studio teorico sul mitico Bona e quello di addestramento pratico con un trombone tenore, dopo che ero stato accolto nella banda musicale di San Donato nella quale sono stato effettivo dal 1957 al 1963.
Quel che io reputavo al pari di un insulto era il naturale seguito alla domanda “iddhùnni sì” rivoltami da qualcuno della famiglia ove venivo accolto per il pranzo, durante le trasferte nei paesi vicini, dove la banda era stata invitata per suonare in occasione di feste religiose od altre ricorrenze che ivi venivano celebrate.
Nel corso degli anni e per penurie di personale (l’emigrazione ha più volte causato la cessazione dell’attività del corpo bandistico), promotore il maestro Leanza, direttore della banda di Altomonte, venne deciso di accorpare i due gruppi bandistici per colmare i vuoti in organico di entrambe le formazioni ed ottenere cosi un discreto e valido gruppo di “mùsicanti”. All’epoca era uso che le famiglie del paese ospite si facessero carico del pasto del corpo musicale ospitato, ciò per risparmiare sulle spese della festa. Da qui la domanda rivolta ai componenti della banda circa la provenienza. A quelli di Altomonte diciamo che andava più liscia perché al massimo si scherzava sul loro soprannome di “ciramilàri” per via che in quella zona erano numerosi gli artigiani che formavano oggetti in argilla, tegole comprese. Con noi sandonatesi, considerati più rustici e quindi più reattivi ad eventuali sfottò, gli ospiti evitavano il trito “castagnàri e pistiddhàri” ma c’era il cenno all’isolamento dell’abitato e quindi la citazione con cui questo racconto si apre. Continua a leggere
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