Il castagno calabrese rischia di morire: e’ guerra alla vespa cinese

tratto da Calabria Libera

Il castagno calabrese rischia di morire: e’ guerra alla vespa cineseCosenza –  “Se non si corre velocemente ai ripari i nostri castagneti, che sono stati per tantissimi anni una delle voci in attivo dell’economia calabrese e nazionale, rischiano di morire lentamente”. Il grido d’allarme viene lanciato oggi dall’assessore provinciale alle attività economiche e produttive della Provincia di Cosenza Mario Caligiuri che chiede alla Regione Calabria l’istituzione immediata di una task force per combattere e distruggere un temibile parassita, il cinìpide  del castagno, meglio conosciuto come vespa cinese che aggredisce gli alberi di castagno determinando la comparsa di vistose galle (o ingrossamenti) sui germogli e sulle foglie, causando uno sviluppo stentato della vegetazione e un calo, spesso assai evidente, della produzione di castagne. “In presila e, in particolare a Celico –afferma Caligiuri in una nota- sono già tantissimi gli alberi di castagno aggrediti dal parassita. Per combattere il fenomeno molte regioni italiane si sono già attivate con il lancio di un insetto antagonista, il Torymus sinensis che si nutre delle sue larve. Altre stanno sperimentando la potatura verde, che viene effettuata dopo lo sfarfallamento del cinipide e dopo la sua deposizione delle uova, allo scopo di stimolare le piante a produrre nuova vegetazione fogliare e nuove gemme non più esposte a deposizione delle uova del cinipide. Logicamente occorrerà aspettare un po’ di anni per avere risultati attendibili, anche se già quelli attuali sono positivi. “La nostra Regione -conclude Caligiuri- deve attivarsi e correre immediatamente ai ripari se vuole salvaguardare  un grande patrimonio naturale ed economico per il nostro territorio, impegnando uomini, mezzi e risorse ed impegnarsi in una battaglia senza quartiere a difesa del castagno e di tutto ciò che esso rappresenta per la nostra economia”.

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2013/06/20/il-castagno-calabrese-rischia-di-morire-e%e2%80%99-guerra-alla-vespa-cinese/

Ricerca famiglia IANNUZZI a San Donato di Ninea

La redazione

La nostra amica Melinda Cebula Harris
Nata e vive negli STATI UNITI D’AMERICA a Wilmington, Ohio,dove vive attualmente, cerca la sua famiglia Italiana.
Fra pochi giorni ritorna con la madre in italia e cerca la sua famiglia  originaria di San Donato di Ninea di nome “Iannuzzi”.
Come al paese ci stanno tanti Iannuzzi ecco un po qualche dato per rintracciare questa famiglia  ed aiutare la nostra amica Melinda.

Bisnonno : Luigi Iannuzzi (nato 26 Novembre 1858) arrivato negli Sati Uniti D’america nel 1881
Genitori : Pasquale Francesco Iannuzzi e Angela Grosso
Fratelli di Luigi : Domenico Iannuzzi (nato 9 Dec. 1840); Raffaele Iannuzzi (1 Dec. 1844); Antonio Iannuzzi (nato 2 Maggio 1852); Pietro (2 Settembre 1855)
Sorella: Maria Innocenza (5 Marzo 1848).

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2013/06/20/ricerca-famiglia-iannuzzi-a-san-donato-di-ninea/

Italia senza lavoro, i giovani italiani vanno all’estero

Tratto da Italia chiama Italia

Ciao Roma, cerco fortuna altrove’

Italia senza lavoro, i giovani italiani vanno all’estero

 Inutile, lo Stivale è un Paese vecchio e per vecchi, non c’è storia. Così i nostri ragazzi se ne vanno, varcano i confini nazionali per cercare fortuna altrove. E a volte questa fortuna può anche essere soltanto un lavoro dignitoso. E regolare. Già, perché le nuove generazioni non cercano mica la luna: vogliono solo essere messi in condizione di dimostrare a se stessi prima di tutto quanto valgono. E di guadagnare uno stipendio che permetta loro di vivere, e non di tirare a campare.

 

 

 Sempre più giovani italiani all’estero. In Italia si fa fatica a trovare lavoro, anche quando sei preparato, hai il “pezzo di carta” in mano e tanta voglia di fare. Inutile, lo Stivale è un Paese vecchio e per vecchi, non c’è storia. Così i nostri ragazzi se ne vanno, varcano i confini nazionali per cercare fortuna altrove. E a volte questa fortuna può anche essere soltanto un lavoro dignitoso. Già, perché le nuove generazioni non cercano mica la luna: vogliono solo essere messi in condizione di dimostrare a se stessi prima di tutto quanto valgono. E di guadagnare uno stipendio che permetta loro di vivere, e non di tirare a campare. Un ritorno all’emigrazione di un tempo: solo che anziché avere la valigia di cartone i giovani d’oggi partono con l’iPad sotto il braccio.

Non è vero che a partire sono soltanto “i cervelli”. Non è così. In tanti decidono di lasciare il nostro Paese per fare i baristi, i camerieri, o più in generale lavori manuali. Quante volte su ItaliaChiamaItalia abbiamo parlato dei giovani che partono? E quante volte abbiamo auspicato che le nuove generazioni possano essere messe in grado di non abbandonare la propria Patria, ma di aiutarla con il loro lavoro e impegno a crescere? Ma se il lavoro da noi non c’è, i giovani sono costretti per forza di cose a cercarlo altrove.

LE STORIE Del fenomeno che riguarda i giovani italiani che decidono di recarsi all’estero in cerca di lavoro ne ha parlato nei giorni scorsi Affari Italiani, che ha raccontato diverse storie reali, come quella di Cristiano, per esempio, che ha lasciato Roma per andare in Germania: “Berlino sicuramente non è il paradiso e l’Italia mi manca, soprattutto la famiglia ma, francamente, ciò che mi manca viene compensato da ciò che ho trovato qui”. 37 anni, una moglie e un figlio: ha deciso di lasciare Roma circa un anno fa per volare a Berlino. “A Roma noi stavamo a Monteverde, posso dire che si campava! Vivere è una parola grossa. In qualche modo, a volte con un piccolo aiuto dei genitori, si riusciva ad andare avanti, ma tante cose spesso sfumavano a causa di cattivi pagatori e di lavori troppo impegnativi e pagati comunque troppo poco”. Cristiano in Germania fa sempre il suo lavoro, nell’ambito della pubblicità e del marketing. E’ un tecnico audio visuale. Ma in Italia faceva fatica: ora a Berlino lavora per una delle compagnie più grandi nel mondo per gli effetti visivi, dopo aver fatto il freelance per 2 mesi è stato assunto perché temevano che se ne andasse in altre compagnie. E di tornare in Italia non se ne parla proprio. Continua a leggere

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2013/06/17/italia-senza-lavoro-i-giovani-italiani-vanno-all%e2%80%99estero/

Come eravamo : Fàttu strèvuzu.

La Redazione & Minucciu

Fàttu strèvuzu

.

Un brivido lo svegliò e percepì subito la sensazione del freddo umido. Aprì gli occhi e invece del soffitto vide il cielo stellato. La circostanza lo meravigliò e si stupì perché non rammentava di essere restato fuori casa. Sollevò la testa e potè vedere che il corpo era interamente ricoperto dall’umidità della notte.

Si guardò attorno e tentò di capire dove si trovava. Guardò nuovamente verso il cielo stellato ed affidandosi al suo ottimo senso dell’orientamento capì che doveva trovarsi in una zona posta in alto, orientata all’incirca fra “ù Sammicuòsu” e “ ù chiànu dà Sìddhàta”. L’aver stabilito la località non lo tranquillizzò affatto perché non riusciva a capire come era capitato nella zona e soprattutto perché c’era andato e poi s’era fatto sorprendere dal sonno.

Era sdraiato su un fianco. Tentò di cambiare posizione per meglio guardare attorno e la manovra non riuscì. Di questo ebbe paura. Dalla “cudicèdda “in giù gli arti, per quanti sforzi facesse per attivarli, non rispondevano, restavano immobili, “ammarmurùti”. Era successo qualcosa che gli impediva di muoversi. Fece un ennesimo tentativo di girarsi ed avvertì una fitta lancinante all’altezza delle reni. Doveva essere caduto e doveva aver preso una botta alla spina dorsale.

Guardò di lato nel tentativo di individuare l’abitato, le case del paese. A destra vide solo il costone e poi il cielo; a sinistra intravide i crinali “de cuòzzi”. Capì che si trovava in un punto imprecisato “ntè còsti dà tèrra” ma la circostanza non lo consolava affatto. Era crucciato perché non riusciva ancora a capire cosa era accaduto e come mai era sdraiato “mmiènzu à pètri e tròppi”. Continua a leggere

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2013/06/16/come-eravamo-fattu-strevuzu/