Emergenza spazzatura…

La Readazione & Diritto di Cronaca

Emergenza spazzatura, Coppola scrive alle autorità competenti

(Comunicato stampa) Anche il Sindaco del Comune di Altomonte Gianpietro Carlo Coppola scrive alle Autorità competenti (Presidente della Giunta Regionale della Calabria, Assessore Regionale all’Ambiente, Al Direttore Generale Dipartimento Ambiente – Regione Calabria, Signor Prefetto di Cosenza), sulla drammatica situazione inerente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nel Comune di Altomonte.
Il Sindaco Coppola scrive: “Con la presente si segnala alle SS.LL. in oggetto che la situazione determinatasi in Altomonte a seguito delle continue interruzioni nei conferimenti degli RSU alla discarica di Pianopoli (CZ) da Loro scelta ed indicata al nostro Comune per il conferimento dei rifiuti è diventata ormai insostenibile. Negli ultimi 15 giorni i mezzi addetti alla raccolta hanno potuto essere svuotati solo 5 volte, in maniera discontinua ed assolutamente saltuaria, con il determinarsi di un grande accumulo dei rifiuti per le strade, nei pressi dei cassonetti ed in ogni dove. Il clima di disagio ed insofferenze nella popolazione, tra l’altro tartassata dalle tasse ed in questi giorni esasperata dal pagamento dell’ennesimo gravoso balzello (la tassa sui servizi indivisibili legati alla tariffa TARSU o TARES voluta dal Governo italiano ed a lui destinato e pari a ben 30 centesi al metro quadro – per inciso dal 2004 al 2014 il Comune di Altomonte ha aumentato le tariffe della spazzatura di soli 12 centesimi al mq in 10 anni!!!! – e che è in pagamento proprio in questi giorni !!) sta degenerando, ed ha già portato ad atti vandalici ed all’incendio di alcuni cassonetti. Inoltre, gli accumuli indiscriminati, gli avversi agenti atmosferici e gli animali randagi fanno scempio dei sacchetti abbandonati, con una situazione che è diventata di vero degrado e di pericolo sanitario. Il Comune ha fatto tutto ciò che era in suo potere, posizionando nelle strade tutti i cassonetti funzionanti che si hanno a disposizione ed utilizzando ogni mezzo e soluzione possibile, tranne quella di creare discariche abusive. Si segnala altresi che, per i noti vincoli di bilancio, il Comune di Altomonte ha il corpo di Polizia Municipale composto da un solo (1!!) vigile urbano e non può perciò efficacemente controllare un territorio di circa 70 chilometri quadrati con 28 contrade rurali, e dove da molti giorni gli abitanti di Lungro, Firmo,San Donato di Ninea e Acquaformosa (ove le società chiamate a fare la raccolta differenziata hanno abbandonato il servizio e la raccolta è ferma) vengono a lasciare rifiuti.
Se la situazione, drammatica ed urgente, non dovesse sbloccarsi nelle prossime ore lo scrivente si vedrà costretto ad avviare ogni azione necessaria ed indifferibile per tutelare la salute pubblica, a partire dalla chiusura delle scuole, dell’ambulatorio comunale, dell’ufficio postale ecc.
Il sottoscritto non è in grado invece di poter prevenire o reprimere problemi di ordine pubblico e di sicurezza che dovessero crearsi qualora il malcontento e la giusta protesta dei cittadini dovessero travalicare. Tanto comunicato alle SS.LL. ed al Signor Prefetto di Cosenza per conoscenza, lo scrivente declina fin da ora ogni responsabilità per quanto dovesse verificarsi nelle prossime ore e che è imputabile solo ed esclusivamente alla mancanza di intervento e di ulteriori risolutorie disposizioni da parte Loro. Continua a leggere

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Ode alla mia valle

Luigi Bisignani

inviato da Domenico Trinchese & Anna Trinchese

Ode alla mia valle

Come era verde la mia valle di castagneti

felci e granoturco.

Quando dall’alta costa la guardavo

una dolcezza in core mi sentivo.

Quanto eri bella sotto il verde manto,

fulgida come l’acqua delle fonti,dove mi

rispecchiavo tutto quanto.

Ora nemmeno tu sorridi tanto,quando torno

indietro a quei momenti quando di poesia

riempivi il core e il tuo verde invitava all’amore.

Gli anni son passati,

ora non splende più la verde valle,

le foglie gialle e tristi son per terra,

come il mio cuore triste e malandato

che rimpiange di averti lasciato.

 Mia dolce valle verde e gaia,

perchè anche tu ti sei intristita?

Anche tu sei cambiata,e hai sofferto tanto valle mia ,

quando i tuoi figli se ne andaron via.

 Lontano andammo in cerca di fortuna,

una fortuna effimera e sfuggente

e ai tuoi figli non rimane niente.

Era meglio se con te fossi restato

mia doce valle amica del passato.

Ricordo ancora il tuo profumo agro

di felci mentuccia e sambuco.

 Tutta fiorita mi sembravi ,come la 

giovinezza che sbocciava.

AH giovinezza, giovinezza mia,quando pensavo

che potessi esser mia spiccasti il volo

e te ne andasti via. Continua a leggere

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Nostalgia del paese natio

Anna

Nostalgia del paese natio

 Chiesetta cara dalle mura antichedove nessuno più viene a pregare,

ricordo che nel giorno dell’Ulivo

la gente intorno a te stava a osannare.

 Ed anche il giorno del Santo Natale

splendevano dei ceri sull’altare.

Quando torno al caro pesello e

vedo le tue guglie da lontano

penso ai tuoi muri decaduti e

stanchi,tutto qui e miseria e

abbandono.

Il pensiero della gente è ormai

lontano ,rivolto alla gloria e al denaro.

 Tornerò un di chiesetta cara, dolce paese

dove sono nata e mentre parto sento un

nodo in gola ,che solo ritrovandoti un di

si scioglierà.

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La tradizione del maiale in Calabria.

Luigi Bisignani & Pasquale  Loiacono

La tradizione del maiale in Calabria
Dalla macellazione alle pietanze

Per secoli il maiale è stato al centro dell’alimentazione in Calabria con l’allevamento dell’animale la sua macellazione e la preparazione degli alimenti che poi, in una sorta di vera e propria festa, vengono consumati dall’intera famiglia

 

Un momento della preparazione del maiale

IL maiale è stato per secoli la dispensa dei calabresi e non solo: la sua macellazione, rigorosamente fatta in casa sino ad una ventina di anni fa, era un rito antico al quale partecipava tutta la famiglia. Una festa, forse cruenta, che ha segnato e scandito la vita di un’intera regione. Quasi tutti avevano il porcile, il “zimmunu” (dal tedesco “zimmer”, stanza) ove ricoveravano ed allevavano il maiale con gli avanzi di cibo pasturati con la “caniglia”, la crusca. I “zimmuni”, vere e proprie porcilaie, erano concentrati per lo più in grotte scavate nel tufo e comunque fuori dal centro abitato: una volta al giorno, generalmente nel primo pomeriggio, era una processione interminabile di donne con in testa l’ondeggiante secchio della “vrurata” da svuotare nella “scifella” (una sorta di contenitore ad angolo fra due lati del “zimmunu” e rialzato per non far traboccare la brodaglia) ove si avventava, voracissimo, il porco, con gran soddisfazione del proprietario che lo vedeva ingrassare giorno dopo giorno e già pregustava salsicce, soppressate, prosciutti e tutto il ben di Dio che dall’animale si ricava.

Quando il maiale superava il quintale, generalmente fra dicembre e febbraio, ci si preparava all’uccisione della bestia, anche perché il freddo dell’inverno era l’ideale per la conservazione della carne e la stagionatura dei salumi. Prima della data stabilita si cominciava ad “ammolare” i coltelli e a preparare la “mailla” (madia). La mattina dell’uccisione le donne si svegliavano che era ancora buio per preparare un enorme pentolone di acqua bollente che sarebbe servita successivamente per radere le setole del porco. Alle prime luci dell’alba, gli uomini prelevavano il maiale  preceduto da qualcuno con un secchio di ghiande rumoreggianti allo scopo di farsi seguire docilmente dal maiale, affamato ma riottoso (a bella posta non gli si dava da mangiare nelle ore precedenti l’uccisione per favorire lo svuotamento delle budella), il quale probabilmente intuiva la sorte che gli sarebbe toccata da lì a poco.

L’uomo che avrebbe poi scannato la bestia preparava un nodo scorsoio con una corda, quindi si avvicinava all’animale e, con molta abilità, ne agganciava l’incisivo facendo due o tre giri attorno al muso per impedirgli di mordere. Altri afferravano il suino, tenendolo saldamente e scaraventandolo su una grossa panca. I più pavidi, invece, avevano il compito di stringere la coda: operazione inutile, tanto che ancora oggi, se si affida a qualcuno una mansione simbolica, senza alcuna responsabilità, si dice che “tiene la coda al porcello”. Il carnefice, munito di un coltellaccio lungo ed affilato (“u scannaturu”), tranciava di netto la giugulare del porco che si dimenava lanciando grugniti altissimi e spaventosi rimbombanti in tutto il paese. Fra i bambini eccitati c’era anche chi, più sensibile, si nascondeva, tappandosi le orecchie per non udire quegli strepiti disperati. Il sangue, che zampillava copioso dalla gola del porco, colando in una pentola era rigirato continuamente con un mestolo di legno per evitare che coagulasse. Esso, infatti, sarebbe stato poi l’ingrediente principale del sanguinaccio, una dolcissima crema da spalmare sul pane, di cui i bimbi di un tempo erano ghiottissimi. Dopo una lenta agonia il povero animale esalava l’ultimo respiro ed allora ci si preparava a raschiare la cotenna.

Quando anche questa operazione era terminata, il “macellaio” incideva la pelle delle zampe posteriori facendone fuoriuscire i tendini nei quali veniva infilato un attrezzo di legno a forma di triangolo senza base sicché, con l’aiuto di una carrucola, o più semplicemente a forza di braccia, l’animale, per essere squartato, veniva issato ed appeso ad un gancio che spuntava dal soffitto. A questo punto aveva inizio un’operazione complessa e delicata nella quale emergeva tutta la perizia del “macellaio”. Per prima cosa estraeva l’apparato genitale dell’animale, che veniva usato poi dai falegnami per ungere le seghe, quindi tagliava la testa. Poi passava, delicatamente, ad aprire il ventre dal quale cavava la vescica, subito affidata ad uno degli aiutanti perché, dopo averla svuotata, la lavasse accuratamente e, con l’aiuto di una cannuccia, la  gonfiasse. La vescica, nei giorni successivi, era riempita con lo strutto ancora caldo e liquido che, dopo qualche giorno, solidificava. Dunque, con molta attenzione, onde evitare di forare le budella, toglieva tutto l’apparato digerente, il colon e l’ intestino tenue. Continua a leggere

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Tartufo protetto sindaci insieme

tratto dalla Gazzetta del Sud

Tartufo protetto sindaci insieme

10/02/2014

Protocollo di intesa per la tipizzazione e tutela del tartufo del Pollino. I sindaci e il Parco del Pollino sottoscrivono proposta Slow Food per rilanciare il territorio.

Tartufo protettosindaci insieme

Tartufo del Pollino, c’è l’ok del Parco e dei sindaci del Pollino all’avvio della ricerca scientifica per tipizzare e, quindi, valorizzare uno di quei marcatori identitari sui cui investire in termini turistici, commerciali e di tutela e promozione del paesaggio. Si aggiungono nuovi comuni alla firma del Protocollo proposto da Slow Food. Coinvolte anche le associazioni dei tartufai. Entro il prossimo 21 febbraio le delibere dei singoli comuni. Entro fine mese un evento pubblico per ufficializzare l’intesa raggiunta. Il secondo e penultimo momento di incontro tra i sindaci del territorio, riunitisi questa volta presso il Protoconvento a Castrovillari, è stato utile e proficuo per raccogliere ulteriori integrazioni alla bozza di protocollo redatta dalla Condotta Slow Food Sibaritide – Pollino e tramessa ai Comuni coinvolti per la necessaria adozione.  Importante l’annunciata adesione del Parco del Pollino, spiegata e motivata, per le finalità condivise, dal Presidente Domenico Pappaterra. Ai comuni di Castrovillari, Saracena, Morano Calabro, San Basile, Civita, Frascineto, Mormanno, Laino Borgo, Laino Castello, Acquaformosa, Lungro, Papasidero, si sono aggiunti anche i comuni di San Donato di Ninea , San Sosti, Verbicaro ed Orsomarso indicati, dai presidenti delle due associazioni di tartufai interpellate (Mario Galima e Salvatore Argentano), come territori con analoga e documenta presenza di tartufo. Tra le altre richieste integrative: l’ancoraggio del Protocollo al rispetto esplicito, da parte dei comuni aderenti, di un apposito regolamento per la raccolta a tutela dei paesaggi, a cura delle associazioni tartufaie e l’indicazione specifica dei periodi biologici di raccolta del tartufo.

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Giochi di altri tempi : Cavicchiula ,Lippa,mazza e spizzingulu…

Luigi Bisignani

Cavicchiula o Lippa  (gioco)

La lippa o cavicchiula  è un antico gioco popolare italiano che risale al XV secolo. La pratica della lippa s’è diffusa in varie nazioni europee quindi periodicamente si disputano tornei internazionali a livello agonistico.

Nella cultura popolare di alcune regioni d’Italia il termine viene utilizzato per descrivere qualcosa di particolarmente celere (es. andar veloce come una lippa).

Nome

È noto con questo nome: aru paisi mia  San Donato di Ninea “Cavicchiula“.

In Toscana (a Prato anche “cibbè” a Livorno come “ghinè”) e altre regioni italiane, ma ha anche diverse denominazioni dialettali: per esempio a Brescia e Bergamo è noto con il nome di “ciáncol”,a L’Aquila come “zirè”, a Verona come “s-cianco”, a Treviso come “pito”, a Vicenza come “còncio”, a Mantova come “s-ciancol”, a Mede (Pavia) come “ciaramèla”, ad Alessandria come “cirimèla”, a Rovigo come “bindeche”, a Ferrara come “Bac e pandòn”, a Padova come “pindolo”, a Venezia come “pandolo” (come pure a Pirano) o “massa e pandolo” (in tempi moderni “mazza e pindolo”), in Friuli come “pìndul pàndul” oppure gioco del “lip”, a Canicattì come “tanapapiù”. A Napoli, Caserta ed in generale in Campania è noto come “mazza e pivezo”. A Conza della Campania in provincia di Avellino si chiama “mazza e pieuz”, a Pescara “mazz’ e cuzz'”. A Cosenza “stiriddru” Per i ragazzi pugliesi il suo nome è “mazz’e licche” o “mazz’a ccurte”. A Roma come “bastone e nizza”, in Ciociaria come “zicchia“, in Romagna come “giaré”, a Terracina come “mazza e saràga”. Nel Sud del Canton Ticino (Svizzera Italiana) viene chiamato “rèlla”. A Siracusa è chiamato “scannello”. Mentre a Gioia del Colle in Puglia il gioco è famoso sotto il nome di ” pizzecal’ A Serra San Bruno in Calabria il gioco è famoso sotto il nome di ” mazza e spizzingulu “

a San Donato di Ninea “Cavicchiula”

Regolamento

Il gioco è effettuato con due pezzi di legno, generalmente ricavati dai manici di una scopa, uno di circa 15 cm in lunghezza con le estremità appuntite (chiamato lippino o bastuni), l’altro lungo circa mezzo metro chiamato lippa (o pruozzulu): si traccia a terra un cerchio ed un ovale per posizionare il lippino. La tecnica consiste nel colpire con il pezzo lungo il pezzo piccolo su un’estremità per farlo saltare (questo il motivo delle estremità appuntite), quindi colpirlo. Si hanno tre tentativi, il gioco consiste nel lanciare il pezzo piccolo quanto più lontano possibile. Continua a leggere

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Come eravamo : Mà davèru l’àmu mìsu ncrùci?

La Redazione  & Minucciu

Mà davèru l’àmu mìsu ncrùci?

Estratto dall’Appendice del volume Ninaia.

 Mà davèru l’àmu mìsu ncrùci?

 Da ragazzo spesso sentivo i compaesani più vecchi o di salute malferma piangersi addosso e sostenere “m’ànu mìsu ncrùci”, “mà ppìcchi àmmìa”, àcchìni hàiu fattu i chiovira?”. Poteva acche accadere di sentire o vedere il compiacimento per un’azionaccia od una dura punizione, con parole del tipo “l’àiu mìsu ncruci” o “dd’àiu dàtu lìnnu e chiovira”.

Dette espressioni si riferivano  alla passione di Cristo ed erano residui di una antica memoria oggi cancellata dalle tradizioni, secondo la quale si voleva alcuni antichi calabresi fra gli autori materiale del martirio.

A questa reminiscenza, ancora viva fra alcuni degli anziani di un cinquantennio fa, non è estranea la rivalità campanilistica verso un paese confinante, i cui abitanti, noti per la loro crudeltà e per l’essere infidi, venivano menzionati con disprezzo “ammazzacristi” perché, tradizione “ab antico”, voleva alcuni di loro  “npèdì àra crùci” e non in veste di penitenti. Questa forma di “disprezzo” era naturalmente reciproca e gli abitanti del paese in questione, alla prima occasione ribaltavano l’accusa verso i sandonatesi.

Il clero, che del martirio di Cristo accusava “in primis” gli ebrei, non perse occasione per cavalcare la diceria, tacciando di “ammazza cristi” i popolani più riottosi all’autorità ecclesiastica, vuoi perché la fonte era autorevole, vuoi perché l’argomento era utile a piegare e sottomettere i sandonatesi, gente che, verso la pratica e la partecipazione a cerimonie religiose, si mostrava piuttosto riottosa, ribadendo così la propria discendenza ed appartenenza alla genia bruzia.

La “vexata questio” nasce durante il medioevo ed in ambito accademico, da un passo delle “Noctes Atticae” di Aulo Gellio, nel quale, l’autore latino, spiega l’espressione “Decemviros Bruttiani verberavere”, usata da Catone in una sua orazione. Lo storico latino spiega origine e cause di questa ignominia che voleva i bruzi, traditori nei confronti della repubblica romana perché alleati con Annibale. La sconfitta del generale cartaginese ebbe conseguenze sul popolo bruzio, coperto di ignominia e disonore tali da non poter più prestare servizio nell’esercito romano ma obbligato a seguire i magistrati nelle province dell’impero, quali “peregrini reditici” ed a venire impiegati in ”officia servilia” e come fustigatori, flagellatori torturatori.

Nel medioevo, la diceria fu reiterata in ambito accademico, su “incipit”, non si sa quanto involontario, del cardinale Cesare Baronio (1538-1607), autore degli “Annali ecclesiastici fino al 1198”, opera nella quale cita gli scritti del Gellio. Un secolo dopo, il domenicano Giacinto Serry, dell’università di Padova, nelle sue “Exercitationes historicae”, per motivi di antagonismo accademico con padre Giordano Pulicchio da Amantea, bibliotecario presso la stessa università patavina, da per certa l’identità dei carnefici di Cristo, indicando con certezza la loro appartenenza ai bruzi e quindi all’antico popolo dei calabresi. Insomma per screditare un concorrente, il domenicano francese non ha esitato ad infamare una intera popolazione.

L’infamia, qualche decennio avanti del Baronio, era però stata anticipata e perpetuata da Niccolò Perrotto e da Ambrogio Calepino. Quest’ultimo nella sua “dictionum interpetramenta” del 1502, diffonde la vulgata, gia consolidata, che arricchisce con nuovi particolari nelle edizioni successive del suo dizionario, nel quale, riporta che “i bruzi sono selvaggi e turpi. Furono servi e pastori al servizio del Lucani dai quali fuggirono stabilendosi in luogo nascosto ove ora è Cosenza…per causa di Annibale vennero in potere dei romani ed a causa della loro slealtà vennero distrutti e, privi di dignità ed onore, costretti per sempre alle opere servili”. Continua a leggere

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“Taranta Nova”,giovane band di San Donato di Ninea

La Redazione & Gazzetta del Sud

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Giovani Sandonatesi Partecipate anche voi…

la Redazione & Diritto di Cronaca

Loiacono e Castagnaro invitano i cittadini al primo workshop sui Pisl

CASTROVILLARI – (Comunicato stampa) A sostegno di una grande azione territoriale per lo sviluppo delle capacità e vocazioni presenti.  “Uscire dalla crisi si può. La ricetta? Coniugare competenze, volontà, inventiva per ridare impulso alla voglia di creare impresa.” Lo dichiarano gli Assessori del Comune di Castrovillari, allo Sviluppo Ambientale e Tecnologico, Turismo e Politiche Giovanili nonchè alla Programmazione Territoriale e Valorizzazione dei Beni Pubblici, rispettivamente Angelo Loiacono e Giovanna Castagnaro i quali  invitano i cittadini  al primo workshop sui Pisl, programmato per sabato 8 febbraio a partire dalla ore 16 nella Sala 14 del Protoconvento Francescano.  Un dialogo, importante, per costruire lo sviluppo possibile.
“Intanto già dal prossimo 11 febbraio-  fanno presente i due esponenti-  sarà operativo ogni martedì, dalle ore 16 , al secondo piano di palazzo Calvosa, su corso Garibaldi,  l’ufficcio dedicato ai PISL, finalizzato ad assistere le progettualità e per accompagnare le idee imprenditoriali del territorio. Un ulteriore «aiuto che offriremo insieme allo staff tecnico – aggiungono Castagnaro e Loiacono – al fine di approfondire e guidare alle opportunità offerte dai bandi».

«L’occasione prossima dei Pisl – riferiscono i due Assessori- è un’esperienza esaltante che il nostro Territorio non può lasciarsi sfuggire per ridare fiducia alla capacità e alle intelligenze che abitano la nostra città ed il nostro comprensorio».
Per questo motivo l’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Domenico Lo Polito, ha previsto una serie di appuntamenti aperti al Territorio ed a quanti vogliono essere protagonisti di questa nuova sfida intercomunale alla quale prenderà parte anche lo staff tecnico composto da Francesco Calà, Salvatore Leto, Francesco Parrilla e Lilia Infelise i quali sono chiamati ad esporre i contenuti della linea d’intervento 5.3.2.3 “Azioni per la qualificazione, il potenziamento e l’innovazione dei sistemi di ospitalità delle Destinazioni Turistiche Regionali”, per un importo di € 1.500.000,00, e la 5.3.2.2 “Azioni per il potenziamento delle Reti di Servizi per la promozione e l’erogazione dei Prodotti/Servizi delle Destinazioni Turistiche Regionali”, pari a € 500.000,00.

“Parola, dunque,  ai giovani e agli operatori economici interessati ad approfondire le modalità di approccio a questi importanti strumenti di programmazione e sviluppo del territorio- precisano concludendo gli Assessori Castagnaro e Loiacono-  dei quali il capoluogo del Pollino è la città capofila di un ampio numero di Comuni (Acquaformosa, Altomonte, Civita, Firmo, Frascineto, Laino Borgo, Laino Castello, Lungro, Mormanno, Mottafollone, San Basile, San Donato di Ninea, San Lorenzo del Vallo, San Sosti, Sant’Agata di Esaro, Saracena e Spezzano Albanese) che vanno dal Pollino alla Valle dell’Esaro. “

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Si votera certamente domenica 25 maggio.

La redazione  & Quotidiano della Calabria

In Calabria voto in 141 comuni, Rende il più grande,San Donato nella lista.

Il decreto ancora non è stato firmato, ma sembra delinearsi la data nella quale saranno rinnovati i consigli comunali in scadenza. Si convergerà in un unico giorno con le europee. Solo due i centri calabresi oltre quindicimila abitanti chiamati a scegliere il sindaco
Amministrative, si va verso un election day a maggioIn Calabria voto in 141 comuni, Rende il più grande

 

ROMA, 1 FEB – Oltre 51 milioni di italiani saranno chiamati alle urne, con ogni probabilità, il prossimo 25 maggio, per una election day che vedrà il rinnovo del Parlamento europeo e di 4.073 comuni.
Il decreto con la fissazione della data deve essere ancora emanato. Certo è che le europee devono svolgersi, in tutta Europa, nel periodo compreso tra giovedì 22 e domenica 25 maggio 2014. Dal momento che nell’ultima legge di stabilità è stato deciso che le elezioni si terranno in un solo giorno, la domenica, risparmiando 100 milioni ad elezione, è più che probabile che si opti per l’election day, accorpando le due scadenze elettorali nella giornata del 25 maggio.
Le Comunali 2014 riguarderanno 4.073 comuni; si voterà prevalentemente nei Comuni che dovranno rinnovare gli organi di governo eletti nel 2009 ma ad oggi sono più di 100 i Comuni commissariati che dovranno rieleggere i propri amministratori. Tra questi i 16 nuovi Comuni nati a seguito delle fusioni intercorse fra 37 Comuni soppressi dal 1 gennaio 2014.
Dei 4.073 comuni al voto, 235 sono superiori ai 15 mila abitanti (10 mila per la Sicilia), 3.838 sono inferiori a questa cifra. I comuni capoluogo sono 26: Biella, Verbania, Vercelli, Bergamo, Cremona, Pavia, Padova, Ferrara, Forlì, Modena, Reggio nell’Emilia, Firenze, Livorno, Prato, Perugia, Terni, Ascoli Piceno, Pesaro, Pescara, Teramo, Potenza, Campobasso, Bari, Foggia, Caltanissetta, Tortolì.
Le elezioni europee vedranno alle urne 51.034.571 elettori italiani chiamati alle elezioni per rinnovare il Parlamento europeo. Gli elettori, divisi in 61.588 sezioni elettorali – sono dati del Viminale con il corpo elettorale calcolato sulla base della revisione semestrale del 30 giugno scorso – sono 24.658.991 uomini e 26.375.580 donne. Sono 47.354.781 gli elettori iscritti sul territorio nazionale mentre 3.679.790 sono gli elettori residenti all’estero. Di questi, quelli presenti nei Paesi Ue sono 1.462.298 di cui 797.227 uomini e 665.071 donne.
Gli elettori italiani saranno chiamati a eleggere i 73 membri spettanti all’Italia, il territorio nazionale è diviso in 5 circoscrizioni territoriali: Italia nord-occidentale, Italia nord-orientale, Italia centrale, Italia meridionale, Italia insulare. A seguito dell’adesione della Croazia all’UE nel luglio 2013, i deputati al Parlamento europeo sono diventati 766, ma questo numero sarà ridotto a 751 alle prossime elezioni di maggio e rimarrà allo stesso livello in futuro. Questi deputati rappresenteranno oltre 500 milioni di cittadini di 28 Stati membri.
I componenti del Parlamento europeo sono eletti per un periodo di 5 anni. Sono elettori i cittadini che entro il giorno fissato per la votazione abbiano compiuto il 18mo anno di età. Sono eleggibili alla carica di rappresentante dell’Italia al Parlamento europeo gli elettori che abbiano compiuto il 25/o anno di età entro il giorno fissato per le lezioni. Le liste dei candidati devono essere presentate, per ciascuna circoscrizione, alla cancelleria della corte d’Appello presso la quale è costituito l’ufficio elettorale circoscrizionale dalle ore 8 del quarantesimo giorno alle ore 20 del trentanovesimo giorno antecedenti quello della votazione.

IL decreto che ufficializzerà la data deve ancora essere firmato, ma sembra profilarsi un election day che accorpi il voto per il rinnovo del Parlamento europeo e quello di 4.073 comuni italiani, decine dei quali si trovano in Calabria. E con ogni probabilità la scelta cadrà su domenica 25 maggio, con un turno di ballottaggio, per i comuni con oltre quindicimila abitanti, che a questo punto cadrebbe domenica 8 giugno. Continua a leggere

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