San Donato di Ninea, il paese dell’acqua che dissetava un territorio intero.

San Donato di Ninea-Luigi Gigiotto Bisignani

San Donato di Ninea, il paese dell’acqua che dissetava un territorio intero.

Quando l’acqua non arrivava ancora nelle case, ma scorreva abbondante dalle fontane pubbliche giorno e notte.

La fotografia racconta una realtà che a San Donato di Ninea non appartiene soltanto alla memoria, ma costituisce una parte fondamentale della sua storia. L’immagine mostra una persona che percorre un vicolo di pietra trasportando due secchi colmi d’acqua, una scena che per generazioni è stata parte della vita quotidiana del borgo.

San Donato di Ninea, adagiato tra le montagne del Pollino, è sempre stato conosciuto come un paese ricco d’acqua. Le numerose sorgenti che sgorgano dal suo territorio hanno rappresentato per secoli una ricchezza inestimabile, tanto da alimentare e dissetare vaste aree della provincia, contribuendo all’approvvigionamento idrico di molte comunità fino alla città di Cosenza.

Paradossalmente, mentre l’acqua partiva dalle montagne sandonatesi per raggiungere altre terre, nelle case del paese non era ancora arrivata. Non esistevano rubinetti nelle abitazioni e ogni famiglia doveva rifornirsi quotidianamente presso le numerose fontane pubbliche sparse nei vari rioni.

Le fontane erano ovunque. L’acqua limpida e fresca scorreva senza sosta, giorno e notte, estate e inverno. Bastava avvicinarsi con una conca, una brocca o un secchio per raccogliere quel bene prezioso che la montagna offriva generosamente. Attorno alle fontane si svolgeva una parte importante della vita sociale del paese: si scambiavano notizie, si commentavano gli avvenimenti del giorno, si parlava dei raccolti, delle famiglie e del lavoro nei campi.

La fotografia richiama proprio quei tempi. Ogni secchio trasportato significava fatica, equilibrio e resistenza. Le strade erano ripide, spesso lastricate di pietra irregolare, e il peso dell’acqua accompagnava i passi di donne e uomini che affrontavano quel compito come una normale attività quotidiana.

A San Donato l’acqua non mancava mai. Era una presenza costante, il suono continuo delle fontane accompagnava le giornate del paese e diventava quasi una colonna sonora della vita comunitaria. Quel gorgoglio incessante rappresentava sicurezza, prosperità e speranza.

Oggi, aprendo un semplice rubinetto, è difficile immaginare quanta fatica si nascondesse dietro un secchio d’acqua portato a casa. Eppure proprio quella fatica racconta la forza delle generazioni che hanno costruito la storia di San Donato di Ninea, il paese di montagna che, con le sue sorgenti generose, ha donato acqua e vita a un vasto territorio, pur continuando per molti anni a rifornirsi alle sue antiche e instancabili fontane pubbliche.

La fotografia non mostra soltanto una persona che trasporta acqua. Mostra l’anima di un paese. Un paese montano, ricco di sorgenti, dove l’acqua scorreva abbondante tra le pietre dei vicoli e dove ogni fontana era un punto d’incontro, un simbolo di comunità e una testimonianza della straordinaria ricchezza naturale di San Donato di Ninea.

Luigi Gigiotto Bisignani

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1 commento

  1. Una fotografia che racconta molto più di una persona con due secchi d’acqua.

    Racconta un tempo in cui l’acqua era una ricchezza preziosa, ma anche una presenza quotidiana, viva, che accompagnava la vita di San Donato di Ninea.

    Prima dei rubinetti nelle case, erano le fontane pubbliche a scandire le giornate. L’acqua scorreva fresca e abbondante, giorno e notte, e per raggiungerla bastava una conca, una brocca o due secchi. Poi iniziava il ritorno, spesso lungo vicoli ripidi e pavimentati di pietra, con il peso dell’acqua che rendeva ogni passo più faticoso.

    Eppure quelle fontane non erano soltanto luoghi dove andare a prendere l’acqua. Erano piccoli punti d’incontro del paese: lì ci si fermava, si parlava, ci si scambiavano notizie e, tra una parola e l’altra, si raccontava la vita.

    C’è anche una curiosa contraddizione nella storia di San Donato: dalle sue montagne l’acqua partiva per dissetare altri territori, mentre in paese per tanti anni bisognava ancora andare alla fontana per riempire i propri secchi.

    Oggi basta aprire un rubinetto e tutto sembra scontato. Questa immagine, invece, ci ricorda che dietro quella semplicità c’erano fatica, pazienza e sacrificio.

    E forse è proprio questo il valore delle vecchie fotografie: non ci fanno soltanto vedere com’era San Donato. Ci fanno ricordare come si viveva.

    Perché quelle fontane, quei secchi e quelle pietre non appartengono soltanto al passato. Sono parte della storia di un paese e della memoria di intere generazioni.

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