Il ritorno dell’emigrante

Luigi Gigiotto Bisignani 

Il ritorno dell’emigrante

Tempo di ritorno. L’emigrante affronta il lungo viaggio che lo riporta, anche solo per pochi giorni, nel luogo lasciato anni prima in cerca di fortuna e nuove possibilità. Non è solo in questo percorso spazio-temporale: lo accompagnano i ricordi, la nostalgia e quel legame invisibile che non si è mai spezzato con la sua terra.

Arriva carico di aspettative, ma ben presto queste si infrangono contro il duro impatto della realtà. I luoghi dell’infanzia non sono più gli stessi: appaiono cambiati, segnati e talvolta devastati dall’inesorabile passare del tempo. Le persone che incontra gli risultano estranee, volti curiosi che lo osservano con sguardo indagatore, come se fosse lui, ormai, lo straniero.

Perfino le case, fatiscenti e disabitate, sembrano rinfacciargli la sua lunga assenza. Le osserva attentamente, cercando di ricordare chi le abitasse un tempo. Emergono solo immagini confuse, volti dai lineamenti sfocati, consumati dall’oblio.

La vegetazione incolta si riappropria lentamente degli spazi, reclamando ciò che un tempo apparteneva all’uomo. Il cemento, freddo e fragile, si sgretola senza opporre resistenza. L’irreversibile decadenza è ormai evidente, e l’emigrante comprende che per quei luoghi non sembra esserci futuro, ma soltanto una lenta e crudele agonia.

Non ritrova più neppure i profumi delle cucine sandonatesi. Quegli aromi intensi che un tempo uscivano liberi da finestre e porte sempre aperte, mescolandosi nell’aria come un invito alla vita. Oggi molte di quelle porte sono chiuse. Restano soltanto ricordi: profumi e suoni unici, impossibili da ricreare.

Eppure qualcosa resiste. Rimane viva l’immagine custodita nella memoria: una miriade di luci soffuse all’imbrunire, un cielo violaceo che avvolge le case adagiate sul pendio della montagna. E, tra tutte, una luce più intensa, più difficile da lasciare: quella della propria casa.

Con il cuore colmo di tristezza, l’emigrante si prepara ancora una volta alla partenza. Un addio che non è mai definitivo, ma che ogni volta pesa come il primo.

Ciao, paese mio.

Luigi Gigiotto Bisignani

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2 commenti

    • Rosalba il 25 Luglio 2026 alle 7 h 58 min
    • Rispondi

    Quanta nostalgia!!! Ma anche rabbia, e tanta, per non essere riusciti negli anni a valorizzare un paese come il nostro!!!!! Tutti gli amici che negli anni sono venuti con me, si sono innamorati di San Donato. Se si pensa a quanti altri centri sono conosciuti da tutti, senza avere le bellissime caratteristiche del nostro paese…….ancora di più mi chiedo il perché!!

    1. Ciao Rosalba,
      capisco profondamente quello che provi. La nostalgia è il filo che ci lega alle nostre radici, ma quella rabbia… è il segno di un amore grande per il nostro paese. San Donato ha un’anima autentica, che chiunque arrivi riesce a sentire subito, come è successo ai tuoi amici.

      Il vero dolore è proprio questo: sapere quanto valore c’è e vedere che non è stato ancora riconosciuto come merita. Ma forse la risposta sta anche in noi, nel continuare a raccontarlo, a farlo vivere attraverso i ricordi, le foto, le parole.

      Perché un paese non vive solo di strutture o investimenti… vive soprattutto grazie a chi lo porta nel cuore, come stai facendo tu. ❤️
      Luigi Gigiotto Bisignani

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