La redazione & Minucciu … 23 Aprile 2012
Chjanteddha
All’età di circa dodici anni circa ho avuto il consenso alle prime uscite serali, nella sola stagione estiva e con obbligo di rientro massimo alle dieci e trenta della sera. Non che San Donato avesse quartieri a rischio; era l’uso ed i genitori non veniva
no a compromessi, così usava e così bisognava adeguare i comportamenti.
Era ancora l’età dei giochi, ma vi erano le avvisaglie delle prime simpatie, quasi mai apertamente corrisposte, verso le coetanee e delle prime curiosità verso le situazioni pratiche della vita.
Luogo di ritrovo preferito era naturalmente “a chiazza da siddhata”, ombelico sandonatese ove tutti si ritrovavano, tutto accadeva e di tutto e tutti si sapeva. A siddhata era virtualmente divisa in tre “zone: la prima “l’alboretti o arboretti” che era la parte estrema, davanzale naturale, da quale ammirare i pendii delle Serre e “a costa da terra” in alto, mentre in basso si godeva la vista “ do pantanu” e delle valli circostanti; la parte al centro, lo slargo vero e proprio che, mi risulta, abbia cambiato toponomastica e me ne dispiace, e “u barru i zia Teresa” con i pochi metri adiacenti, destinati ai tavoli all’aperto durante il periodo estivo. Non che il comune avesse posto dei divisori; erano i frequentatori che per consuetudine ne tramandavano modi d’uso e destinazione.
Alboretti o arboretti era il luogo di sosta, scambio delle ultime novità, pettegolezzo compreso, di discussione e di confronto, nonché terminale e ripartenza delle passeggiate che avevano altro capolinea nei pressi “da chjianca Artusu”.
Lo slargo, a siddhata vera e propria, era destinato, a sosta delle rare automobili, tre o quattro; zona di fermo temporaneo per quelli impegnati in discorsi e trattative e per chi guardava gli accadimenti oppure aveva voglia di stare al centro della piazza; il maggior uso lo avevano i ragazzi che potevano liberamente giocare anche in modo chiassoso (libera è presa era il più gettonato). “U barru ì zia Teresa”, noto come “barru i Caconi” era luogo di riunione e passatempo, inaccessibile, come luogo di solo svago, a quelli della mia età ed a quelli d’età inferiore ai sedici anni. Ziu Franciscu di detta regola era il custode, per via di un vecchio verbale dei Carabinieri che gli era costato qualche carta da mille. Continue reading









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