Stuòzzi ì stòria: Iddhùnni sì.

Luigi Bisignani & MinucciuCULTURA

 

 

Nel riflettere su tutto quello che si puo leggere sul nostro paese,qualcosa mancava,le origini del nostro cognome,sai da dove proviene il tuo cognome di famiglia ?di dove sei ? Ecco cosa fatta,da oggi si potrà leggere sul giornale la storia e la provenienza del tuo cognome e noterai che molti  arrivano da fuori paese.Chi puo considerarsi oggi Sandonatese al 100% ? Minucciu con la sua ricerca ci fa scoprire le origini del nostro cognome.

Iddhùnni sì. (Minucciu)

cultura-sandonatese.jpgIn uno degli scritti sul nostro paese, ho sostenuto che, dell’antica “razza sandonatese” (intendo quei “compaesani” che potevano ancora vantare qualche radice nella discendenza ibero-osco-bruzia), non era restato più nessuno e che gli ultimi avevano abbandonato il paese negli anni immediatamente successivi l’unità nazionale.

Avevo anche detto che, in quei sandonatesi permaneva si qualche goccia di sangue ed alcuni residui dell’antico dna, ma il resto, tutto quel che distingueva l’antica “razza”, inteso come orgoglio, fierezza, senso della dignità, coraggio ed audacia, insomma quelle caratteristiche, che distinguevano e facevano temere gli antichi popoli calabresi,  nel tempo erano state “annacquate” e poi erano andate quasi completamente perdute.

La “scomparsa” delle antiche caratteristiche “dà ràzza” era iniziata con l’annichilimento e la dispersione delle popolazioni autoctone, evento disgregante e distruttivo di un’etnia, prima posto in essere dai romani, poi perpetuato dai successivi conquistatori delle terre calabresi e proseguito col mescolamento, di quel che restava della antica popolazione delle terre sandonatesi, con altre “stirpi”, con quelle genti venute al seguito dei conquistatori di turno e stabilitesi nelle nostre contrade.

Presumo che ai primi conquistatori delle terre sandonatesi, la domanda più frequente posta dai nostri antenati deve essere stata “iddhùnni sì”, interrogazione che, per come sono andate le cose, i nostri avi hanno poi dovuto ripetere per secoli a tutti i nuovi venuti..

Fossi un politico od un religioso (portatore-propugnatore di una “fede”), potrei chiedervi di credermi sulla parola. E’ però mia convinzione che, quando si scrive di storia, non si può avere questa pretesa e di ciò che si asserisce si deve fornire prova circa l’esattezza e la veridicità delle tesi enunciate. Vero è che non mancano esempi in cui la storia è stata stravolta ed “adattata” ad esigenze di varia natura (politica soprattutto), ma il tempo ha poi fatto giustizia.

Nel nostro caso, trattandosi di “piccola storia locale”, necessita percorrere la via dritta, agire con correttezza e dire il vero, senza guardare in faccia nessuno e senza condizionamenti. La versione dei fatti di storia locale, è di controllo immediato, perché chi legge è direttamente interessato e coinvolto nel narrato e di conseguenza il “non vero” avrebbe le ore contate.

Ho fato una verifica di natura storico-familiare-statistico, per accertare  la provenienza etnico-geografica, la nascita e l’affermazione dei cognomi “stràini” nelle terre sandonatesi, elencando quelli di cui la memoria personale tiene conto.

Eventuali dimenticanze ed omissioni sono da attribuire all’oltre mezzo secolo di lontananza dal paese. Lo studio tende ad individuare principalmente il luogo  in cui, per la prima volta l’agnome, il patronimico (o matronimico)  è stato utilizzato e segnalato da ricercatori e storici del settore.

La ricerca è stata orientata in tre direzioni. E’ stata considerata l’etimologia dei termini. E’ stata verificata la cadenza statistica e quindi la concentrazione geografica dei cognomi. E’ stato esaminato l’aspetto storico del cognome e la prima sua citazione, in atti pubblici, privati od in memorie e cronache storiche

Risulta che il cognome è venuto in uso negli ultimi secoli dell’impero romano, quando l’antico sistema onomastico latino subì lente e progressive trasformazioni, fino ad essere definitivamente abbandonato perché al posto del rituale prenome, nome e cognome si afferma la tendenza a servirsi del solo cognome.

Durante le invasioni barbariche, nella nostra onomastica c’è l’immissione di nomi germanici che vengono ad  arricchire la varietà dei nomi individuali di tradizione italica. Nell’ottavo secolo il vecchio sistema onomastico viene stato sostituito dal nuovo a nome unico e questo, con ripetersi frequente dei nomi, causava spesso confusioni e a malintesi. Per ovviarvi si sentì la necessità di distinguere individualmente coloro che portavano nomi uguali, per cui al nome unico, man mano si sostituì il nuovo sistema di identificazione composto da nome e cognome.

Il nome aggiunto, originariamente individuava una sola e definita persona ma, lentamente si consolida come cognome di famiglia, quello che poi contraddistinguerà il “casato” e che diverrà ereditario e trasmissibile dal padre al figlio, proseguendo per le generazioni future. Questo accade, sin dal secolo IX, prima  nelle città e per le famiglie nobili, poi per il ceto borghese, mentre, nei centri minori (borgate e campagne), il nome unico individuale resistette più a lungo.

Ciò è provato da documenti notarili del XIII secolo, dove i nomi dei testi appartenenti al ceto borghese sono segnati con il doppio nome ed i villani figurano più frequentemente annotati con un nome solo (si cita a mo d’esempio un documento del 1188  ove fra i 28 villani menzionati, 15 figurano trascritti col solo nome di battesimo).

Circa l’origine, il cognome spesso risultava da un soprannome ma poteva anche derivare da quello paterno (es. Robertus filius Constantini); in altri casi era un genitivo latino o una latinizzazione del nome (es. De Angelis) ; alcuni sembrano accennare ad una remota origine matriarcale (es. La Rosa); altri avevano riferimento al presunto luogo d’origine del casato (es. Grecus), ed altri traevano spunto da nomi di città (es. Palermo) molti dei quali portati da persone di origine ebraica, mentre altre volte il cognome è collegato ad una etnia (es. Inglese).

Spesso era il mestiere di un antenato (es. Ferraro), ma esistono tipi di cognome nei quali sono fusi un titolo ed un nome che perpetuano il ricordo circa la professione di un antenato (es. Notarnicola). Moltissimi sono i cognomi nati da un vecchio nomignolo o soprannome (es. Caccavella) e molti hanno collegamento  con l’ambiente agricolo (es. Cicero, Cipolla, Della Valle,). Molti ripropongono nomi di animali (es. Api), altri nascono da anteriori nomignoli che sembrano riferirsi a un tratto caratteristico o ad un episodio di cui si ignorano i particolari (es. Cunsolo, Dell’Osso).

Molti cognomi palesano subito l’origine regionale (es. Caruso -ragazzo), mentre l’elemento arabo si manifesta in molti dei cognomi della Sicilia e della Calabria (es. Modafferi -vittorioso), mentre quello albanese è palese in Chidichimo.

Importante per la formazione dei cognomi meridionali, specie nella Calabria, fu il contributo greco (Papalia -prete Elia), (Praticò -attivo), (Privitera –dei o coi preti)

Lasciando agli autori meriti, demeriti e responsabilità, ecco i risultati circa alcuni “studi” sull’etimologia dei cognomi, i cui termini, in greco antico, sono stati a grandi linee traslitterati.

Dai suddetti “studi” ho estrapolato cognomi (che sono, o sono stati), presenti nelle terre sandonatesi e riporto  le rispettive ipotesi etimologiche, talune anche “azzardate”.

Carito da kharis -grazioso; Capano, da katep-ano -alto magistrato imperiale ed in seguito solo magistrato comunale; Ceravolo da keraulòs -incantatore di serpenti; Chirico da klerikòs -ecclesiastico; Colosimo da kholòs -iroso, o zoppo,; Fera da ther -forse delfino, o animale feroce;  Fragalà da phrasso -fabbricante di palizzate; Fragomeni/o, da [pe] phragmenos -corazzato; Iannuzzi da Giovannino -nome proprio; Mauro da amauròs -nero; Mazzeo da maza -forse focaccia, pane; Straticò da strategòs -generale; Vono da bounòs –altura; Zuccalà da zygòn -giogo,.

Prendiamo ora in esame l’aspetto statistico circa origine e diffusione dei cognomi che sono, o sono stati, permanentemente o temporaneamente, presenti nelle terre sandonatesi.

ALAGNA, parrebbe tipicamente siciliano (del trapanese e del palermitano) e potrebbe trattarsi di un cognome “etnico” ed indicare la provenienza germanica dei capostipiti, sia come contrazione del nome Alemagna (Germania), sia come distorsione del termine Alani, ad indicare l’appartenenza dei capostipiti a quel popolo

ANTONUCCI, tipico del centro sud, dovrebbe derivare dal nome medioevale Antonucius di cui troviamo tracce nel 1400 a Pacentro (AQ) con “.Antonucius dictus Zachardus. “ Nell’elenco degli scolari dell’Università di Perugia dell’anno 1513 è menzionato un certo Antonucius de Buclano abruzzese.

APA, è un tipico cognome calabrese, con un ceppo anche a Napoli. Questo cognome dovrebbe derivare dal termine italiano ape, intendendo probabilmente i capostipiti come apicultori o sottolinearne l’operosità. Vi è la possibilità che possa derivare da modificazioni del nome Appi, della Gens Appia , famiglia della Gens Claudia, cui venne ascritto anche il territorio barese.

ARAGONA, ha vari ceppi; a Sorso (SS), a San Filippo del Mela (ME) e Messina, a Palermo, a Roma, a Napoli ed in Calabria (cosentino e catanzarese), anche nella variante D’Aragona. Dovrebbe essere di origine spagnola e derivare da soprannomi originati dal nome della regione spagnola Aragona o dal suo etnico, ed in rarissimi casi intendere una derivazione dal casato spagnolo degli Aragona

ARENA, deriva dal latino rena, sabbia ed è un cognome diffuso in tutta Italia (in 1059 Comuni) e presenta i ceppi più consistenti in Sicilia.

ARONICA , pare sia originario dell’agrigentino e potrebbe derivare dal nome germanico Aronius, di cui si trovano tracce fin dal VIII° secolo con un monaco di nome Aronius, probabilmente di origine ebraica (il nome deriverebbe dall’Aronne giudaico).  Più verosimilmente, il cognome è di origine ellenica e formato dalla fusione di due parole dell’antico greco aro, portare e nike, vittoria, dando luogo ad aro-nicas , portatore di vittoria. Secondo alcuni ricercatori spagnoli, Aronica deriva dal basco arru o arro,  roccia, unito a nika, rotonda, quindi Arronika ad indicare la provenienza da una zona caratterizzata da rocce rotonde.

ARTUSO,  oltre al nucleo principale veneto (tra vicentino, padovano e trevisano), ha un ceppo autoctono anche nel reggino. Potrebbe derivare da un soprannome grecanico basato sul termine greco antico orthios, elevato, erto, dovuto alla provenienza del capostipite dall’alto di una montagna ma, secondo altri, dal nome medioevale-italiano di origine franca, Artusius, di cui abbiamo un esempio a Pavia nell’anno 1151.

BALSAMO, è diffuso in tutto il sud Italia, con un ceppo anche in Piemonte e Liguria. Deriva direttamente o tramite varie forme ipocoristiche, anche alterate dal dialetto, dal nome benaugurale medioevale Balsamus, con il significato di toccasana per la famiglia, che dal suo arrivo avrebbe solo ottenuto buone cose.

BARCELLANTE. Molto raro, ha un piccolo ceppo nello spezzino, uno nel pesarese ed altrettanto raro un piccolo ceppo nel cosentino. Potrebbero derivare da soprannomi originati dal termine arcaico barcella (barella)  o dal termine dialettale lombardo barcella (baionetta da caccia) o anche da un’alterazione del termine usato per indicare il magazzino adiacente la casa colonica

BARONE, è distribuito massicciamente in tutt’Italia, Questi cognomi dovrebbero tutti derivare, direttamente o tramite ipocoristici dal termine germanico baro (uomo libero) declinato baroni (dell’uomo libero); “.sic dictus Dominus Baro voluit et ita ei pla-cuit et placet fierio”. A Bormio, nel 1630, una tale Catherina del Baron, è testimone in un processo per stregoneria.

BENINCASA, è distribuito in tutt’Italia. Deriva, direttamente o attraverso modifiche dialettali, dal nome gratulatorio medioevale Benencasa Benincasa, di cui abbiamo un esempio, nel Codice Diplomatico della Lombardia Medioevale, a Cremona in un del 1092: “.a meridie Anselmi, a sera de filii quondam Aginoni, a montibus Benincasa et via. Tercia pecia de terra aratoria, in loco ubi dicitur Breida...”, e anche a Solofra nel 1178: “…Ante me Iohannem Iudicem, Dominus Robertus comes Caserte, coniuctus est cum Baiulardo Monacho Monasterio Sanctae et Individuae Trinitatis, quod constructum est foris Salernitanam Civitatem in foro Metiliano, cui dominus Benencasa Dei gratia venerabilis ac Religiosus Abbas preest”.

BERLINGIERI oltre al ceppo calabrese, diffuso soprattutto nel cosentino, presenta nuclei originari anche nel nord, per lo più nel genovese. Una prima interpretazione lo fa derivare dal nome provenzale Berenger Bellenger, col significato di valoroso combattente. Alcuni, tuttavia, ritengono che il nome sia d’origine germanica, formato dai termini beran, orso, e gaira, lancia, col significato, di “orso con la lancia”. Un’altra interpretazione richiama la voce arcaica berlingiere (o sue varianti), col significato di chiacchierone, ciarlone. L’origine del termine va anche ricercata nell’antico francese brelenc berlenc, tavola da gioco o da pranzo, da cui l’italiano berlengo, di uguale significato, e dunque il verbo berlingare, cioè chiacchierare, spettegolare, così che il berlingiere è letteralmente colui che chiacchiera molto; si tratta allora di cognomi derivati o dai nomi personali dei capostipiti o da soprannomi loro attribuiti.  Nel 1158 è attestato ad Adernò un Willelmus Berlingerius. Secondo il Rohlfs il termine potrebbe avere alla base l’antico francese bellengier, giocatore ai dadi, o l’antico italiano berlinghiere, chiacchierone.

BISIGNANI è tipicamente meridionale; ha ceppi nel tarantino, nel materano; nel cosentino, a Bisignano ed Acri, nel messinese, a Catania, Palermo, Siracusa e Gagliano Castelferrato nell’ennese. Dovrebbe derivare dal nome del paese di Bisignano nel cosentino, probabile luogo d’origine dei capostipiti.

Sei curioso di conoscere la provenienza del tuo cognome? pazienza…arriva!!

….continua..

Gennaio 2016 Minùcciu

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1 commento

    • Luigi Simeone il 30 Gennaio 2016 alle 8 h 31 min
    • Rispondi

    Sono piu’ che curioso:sono impaziente!
    Grazie per questi bellissimi momenti di lettura che mi regali.Buon tutto Minuccio.

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