Luigi Gigiotto Bisignani
San Donato di Ninea dà il benvenuto ai suoi figli: il ritorno degli emigrati accende l’estate del borgo.
SAN DONATO DI NINEA – Dopo lunghi mesi di silenzio, il cuore del borgo torna a battere. In questi giorni d’estate, San Donato di Ninea dà il benvenuto ai suoi figli emigrati, accogliendoli con quel calore autentico che solo le proprie radici sanno offrire.
Le prime finestre che si aprono al mattino sono il segnale più semplice e allo stesso tempo più potente: dentro quelle case tornano le voci, i ricordi, le risate. Le “vaneddre”, gli stretti vicoli che raccontano secoli di storia, tornano a riempirsi di passi, di incontri improvvisati, di saluti che sanno di affetto antico.
È un ritorno alla vita che si percepisce in ogni angolo. Le strade, fino a poco tempo fa silenziose, iniziano a popolarsi. Si rivedono volti conosciuti, qualcuno cambiato dal tempo, altri rimasti identici nella memoria collettiva. Bambini che giocano, anziani seduti fuori casa, famiglie che si ritrovano: scene semplici, ma cariche di significato.
Nel centro principale, a Siddrata, si respira un’aria diversa: il cuore del paese si anima e si ripopola. I tavoli del bar centrale tornano a riempirsi; c’è chi gioca a carte, chi si ritrova per un caffè, chi semplicemente osserva la vita che scorre. Ma ogni due minuti le partite si fermano, le carte restano sul tavolo, perché arriva qualcuno da salutare: un nuovo volto, un amico lontano, un parente che ritorna. Ed è in quei saluti, sinceri e calorosi, che si riconosce l’anima più vera di San Donato.
San Donato rivive. Non è solo una sensazione, ma una realtà che si respira nell’aria fresca della montagna. È il miracolo, anche se temporaneo, del ripopolamento: un fenomeno che si ripete ogni anno, ma che ogni volta emoziona come fosse la prima.
Per due piccoli mesi, il borgo si riappropria della sua anima più autentica. Le case non sono più vuote, le piazze tornano a essere luoghi di incontro, e la nostalgia lascia spazio alla gioia del ritorno.
Eppure, dietro questa rinascita estiva, resta una riflessione profonda: quanto sarebbe bello vedere questa vita durare tutto l’anno? Quanto valore racchiudono questi luoghi che continuano a vivere grazie al legame indissolubile con chi, pur lontano, non ha mai dimenticato le proprie radici?
San Donato di Ninea, ancora una volta, dimostra che un paese non muore finché vive nel cuore dei suoi figli. E in queste settimane, quel cuore batte forte, tra le sue montagne, tra le sue pietre, tra le sue “vaneddre”.
E forse è proprio questo il segreto di un ritorno così intenso: a San Donato non si torna mai da semplici visitatori, ma da figli.
Perché quando ritorni a San Donato, piangi due volte: quando arrivi, per l’emozione di ritrovare tutto ciò che credevi lontano… e quando riparti, perché sai che una parte di te resta lì, tra quelle strade, per sempre.
Un piccolo miracolo che si rinnova. Una speranza che, forse, un giorno potrà diventare realtà duratura.
Luigi Gigiotto Bisignani
