Presentazione del secondo volume di “Lettere fra i monti” di Luigi “Gigiotto” Bisignani

Luigi Gigiotto Bisignani 

San Donato di Ninea Aprile  2026

Presentazione del secondo volume di “Lettere fra i monti” di Luigi “Gigiotto” Bisignani.

Dopo il primo approdo, intimo e sorgivo, “Lettere fra i monti” torna a parlare con una voce più matura, ma non meno autentica. In questo secondo volume, Luigi “Gigiotto” Bisignani non abbandona il sentiero tracciato, bensì lo approfondisce, come chi conosce ormai ogni pietra del proprio cammino e decide di fermarsi a osservarne le venature. Se nel primo libro dominava l’urgenza di trattenere il passato, qui emerge una consapevolezza nuova: la memoria non è solo rifugio, ma anche strumento per comprendere il presente.

San Donato di Ninea resta il centro gravitazionale dell’opera, ma cambia lo sguardo. Non più soltanto luogo dell’infanzia, bensì spazio della riflessione, quasi interlocutore silenzioso con cui l’autore dialoga. I monti non custodiscono soltanto ricordi: diventano testimoni del tempo che scorre, delle assenze che si fanno presenza e delle presenze che mutano forma.

La scrittura si fa più essenziale, a tratti meditativa. La forma epistolare, già cara all’autore, si intensifica: le lettere non sono più rivolte soltanto a persone amate, ma anche al tempo stesso, alla vita, e persino a ciò che non ha mai avuto voce. È come se Bisignani cercasse, attraverso la parola, di colmare le distanze — non solo geografiche, ma esistenziali.

Tre sono ancora le direttrici che sostengono l’opera, ma si trasformano, evolvono, si caricano di nuove sfumature.

Il Paese

Il paese non è più soltanto memoria viva, ma anche nostalgia consapevole. Le “vaneddre” tornano, ma appaiono diverse: meno affollate, più silenziose, quasi sospese. In esse si avverte il peso del tempo, ma anche una sacralità nuova. Bisignani non descrive soltanto ciò che è stato, ma ciò che resta — e ciò che resiste. Il borgo diventa così simbolo di tutte le radici che, pur invisibili, continuano a nutrirci.

L’amore

L’amore si fa più universale. Il ricordo di R. non svanisce, ma si trasfigura: da sentimento personale diventa emblema di tutti gli amori sospesi, mai detti, mai conclusi. È un amore che ha imparato ad accettare il tempo, a convivere con l’assenza senza smettere di esistere. La poesia qui non cerca più soltanto di esprimere, ma di comprendere — e forse di perdonare.

Gli Amici

L’amicizia si confronta con la distanza, con le vite che si separano, con i percorsi che divergono. Eppure, proprio in questa distanza, acquista valore. I compagni delle “vaneddre” non sono più soltanto figure del passato, ma presenze interiori che accompagnano l’autore nel presente. Il loro ricordo diventa una forma di fedeltà, un legame che il tempo non riesce a spezzare.

In questo secondo volume, la nostalgia si trasforma: non è più soltanto dolce rimpianto, ma diventa coscienza del tempo vissuto. Bisignani scrive con una voce più quieta, ma anche più profonda, capace di accogliere tanto la luce quanto le ombre.

Leggere queste nuove “lettere” significa entrare in uno spazio più raccolto, quasi sacro, dove ogni parola pesa e ogni silenzio parla. È un invito non solo a ricordare, ma a riconciliarsi con il proprio passato, a guardarlo senza paura, e a scoprire che ciò che siamo stati continua a vivere in ciò che siamo.

Se il primo volume era un ritorno, questo secondo è una sosta consapevole. E, forse, anche un nuovo inizio.

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« La valigia di San Donato e il ritorno »

Sul legno vecchio la polvere resta,

compagna muta di ogni mia festa.

Portai via poco, quel giorno lontano,

un sogno, un saluto, e un po’ di grano.

 

San Donato restava nel cuore,

tra i monti, le voci, l’antico odore.

Io scesi al treno col nodo in gola,

mentre la valle dormiva e consola.

 

Dentro la valigia — niente di strano:

una camicia, un pane, una mano.

Ma c’era il pianto che non si dice,

e il cielo azzurro del mio felice.

 

Ora la guardo, silente e scura,

ha viaggi inciso, e un po’ di paura.

Ma se la apro, mi pare sentire

la voce antica del mio partire.

 

E penso spesso, con nostalgia,

a quella casa, a quella via.

Forse un giorno, con passo piano,

tornerò a San Donato — valigia in mano.

Luigi Gigiotto Bisignani

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1 commento

  1. Questo articolo di presentazione del secondo volume di “Lettere fra i monti” restituisce con sensibilità l’evoluzione interiore e stilistica di Luigi “Gigiotto” Bisignani, mettendo in luce un passaggio significativo: dalla memoria come urgenza alla memoria come coscienza.

    Il commento riesce a cogliere bene il cuore dell’opera, sottolineando come la scrittura si faccia più essenziale e meditativa, quasi rarefatta, ma proprio per questo più incisiva. L’immagine del “sentiero già conosciuto” che viene però osservato con maggiore attenzione è particolarmente efficace per descrivere la maturazione dell’autore: non c’è rottura, ma approfondimento.

    Molto riuscita anche l’interpretazione di San Donato di Ninea, che da semplice luogo della nostalgia diventa interlocutore silenzioso e spazio simbolico. Qui l’articolo tocca uno dei punti più forti: la trasformazione del paesaggio in presenza viva, capace di dialogare con l’autore e con il lettore.

    Le tre direttrici — paese, amore, amicizia — sono analizzate con equilibrio e coerenza, evidenziando la loro evoluzione senza forzature. In particolare, colpisce la lettura dell’amore come esperienza che si universalizza, perdendo i contorni individuali per diventare dimensione condivisa e quasi archetipica. Allo stesso modo, l’amicizia viene restituita nella sua forma più profonda: non più vicinanza fisica, ma fedeltà interiore.

    Il tono complessivo del commento è in linea con quello dell’opera che descrive: raccolto, riflessivo, mai enfatico. Si percepisce una partecipazione autentica, ma anche una certa misura critica che evita il rischio di un elogio eccessivo.

    Se si volesse individuare un possibile margine di miglioramento, si potrebbe auspicare un accenno più concreto a qualche passaggio o immagine specifica del testo, per rendere ancora più tangibile l’esperienza di lettura. Tuttavia, la scelta di restare su un piano evocativo appare coerente con la natura stessa dell’opera.

    Nel complesso, si tratta di un commento ben costruito, capace di accompagnare il lettore senza sovrapporsi al libro, e di trasmettere il senso di una scrittura che, nel silenzio e nella memoria, trova la sua forma più autentica.

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