Festa del Santo Patrono, tanti anni fa

Luigi Bisignani

Ho ricevuto questo bellissimo racconto(07/08/2021) dal nostro amico e giovanotto Giacomo Trinchi,sandonatese, ma vive a Bergamo da parecchi anni.

 

Oggi 07/08/2021 si festeggia il nostro patrono San Donato, Vescovo e martire di Arezzo. Non credo che conosciamo molto sulla sua vita e sul suo martirio e, così, mi mi sono cimentato in una ricerca e ne ho estratto un breve sunto con le notizie principali.

Non ci sono notizie certe sulla sua nascita, secondo alcuni potrebbe essere nato in Arezzo, secondo altri a Nicodemia, città della Turchia tra il 337/352. Dando seguito alle persecuzioni avviate dall’imperatore Giuliano, fu arrestato dal prefetto di Arezzo tra il 361/36, secondo altri addirittura quando imperava Diocleziano nel 304.

A seguito di un miracolo in cui guarì un bambino effetto da epilessia fu eletto protettore degli epilettici. La data del 07/08/362 è il giorno in cu fu decapitato. Quando Arezzo fu saccheggiata dal capitano di ventura francese Engguerrand De Caucy si portò via la preziosa reliquia della testa del Santo. Sinibaldo Ordelaffi, signore di Forlì riuscì a riscattare la reliquia che restituì agli Aretini. Il Corpo del Santo si trova in una splendida teca marmorea, opera trecentesca, nella Cattedrale di Arezzo, mentre la sua testa è conservata nella Pieve in una teca marmorea. Il sette agosto, giorno della sua decapitazione, è il giorno in cui viene festeggiato. È il patrono di molte altre città così come documentato dallo storico Guglielmo Lutzenkiachen e dall’antropologo Thomas Huschild.

Dopo questa breve memoria non posso fare a meno di ricordare quando San Donato di Ninea era un paese di oltre 5000 abitanti, !con quanta devozione seguivamo i riti del novenario e di quanto eravamo orgogliosi di festeggiarlo degnamente.

Ricordo ZIU DUMINICU I MILIUNI, che all’inizio del novenario, ogni mattina, alle sei in punto e fino alla fine dei festeggiamenti, ci dava la sveglia sparando DO CHIANU DA MOTTA una serie di mortaretti.

Il sagrato della Chiesa di SS. MARIA ASSUNTA era il posto da cui venivano sparati mortaretti era posto nel punto più alto, gli spari, non solo venivano uditi in tutto il paese, ma rimbombavano per tutta la vallata sottostante. Questi spari venivano eseguiti anche nel pomeriggio quando cominciava la novena.

Ricordo i suonatori di tamburo e zampogna che, prima di arrivare in Chiesa per l’inizio della novena, facevano il giro per le vie principali paese, creando con le loro allegre sonate , un’aria di allegria e di festa.

Arrivavano puntuali sul sagrato della chiesa Chiesa continuando a suonare i loro ritmi per tutta la novena Alla fine, sempre suonando, tornavano a casa.

Ricordo il PARATO, abbellimento delle colonne e archi della Chiesa, con stoffe di seta offerte dai cittadini. Veniva realizzato da ZIU MICUZZU U SACRISTANU aiutato da noi ragazzi felici di poterlo fare.

Ricordo che si andava nei canneti a tagliare le canne da portare A ZIU MICUZZUZZU U SACRISTANU che costruiva i lampioncini per la fiaccolata della vigilia. I lampioncini erano costituiti dal manico che terminava con un pezzo vuoto per potervi inserire un pezzo di candela. Terminava in cima a forma sferica e rivestita con carta velina di diversi colori e, al suo interno veniva accesa la candela. Noi ragazzi eravamo felici nel ricevere, in anteprima, un lampioncino per l’aiuto che avevamo dato.

Ricordo la finta piantumazione di giovani alberi di elci che servivano a creare un momentaneo viale alberato che iniziava dal sagrato della chiesa SS. Trinità e terminava in Piazza Giuggiolo dove veniva eretto il palco per il concerto della banda musicale la sera della vigilia.

Ricordo il pomeriggio del 4 agosto quando San Donato veniva portato nella Chiesetta dedicata a Lui in Località Pantano. Nel primo pomeriggio, la Chiesa SS. Tu era già gremita di gente pronta ad accompagnare il Santo al Pantano.

Sul Sagrato c’erano già lo zampognaro e il tamburino che suonavano i loro ritmi allegri. Sotto il basamento della Statua ci sono 4 passanti dove vanno infilati due resistenti sbarre di legno che, attraversando tutto il basamento, uscivano dalla parte opposta e permettevano la presa per il trasporto della Statua del Santo. Anche donne, devotissime al Santo, si alternavano agli uomini nel trasporto della Statua.

Preceduto dal suono del tamburo e della zampogna, la Statua del Santo usciva dalla Chiesa della SS. TRINITÀ per avviarsi verso la Chiesetta dedicata a SANDONATO nella località PANTANOî

Ricordo noi ragazzi eravamo accanto al sacerdote orgogliosi di portare a turno la Croce Processionale, il Pastorale e la Teca contenente la Reliquia del Santo.

Il tragitto per arrivare al Pantano era di circa tre chilometri di strada sterrata. Ancora non c’era l’asfalto ne macchine. L’unica macchina che c’era era quella del Barone Campolongo guidata da Giulio Piroli e qualcuna che arrivava da fuori. Anche se la strada da percorrere era tutta in discesa ma col fondo irregolare, si faceva molta fatica a percorrerla

La Statua del Santo, dal peso piuttosto importante, traballava continuamente e bisognava stare attenti a non inciampare per non cadere per non procurare danni ai portatori e alla Statua del Santo.

La popolazione seguiva la Statua del Santo con devozione, cantando gli inni a Lui dedicati.

In Tutto questo contesto di sacrifici, di sforzo nessuno, come per miracolo, sembrava sentisse la stanchezza resa ancora più pesante dal caldo del mese d’agosto.

Arrivati al Pantano, si entrava in Chiesa e fra gli applausi, si esponeva la Statua del Santo sull’altare appositamente abbellito. La Chiesa era ed è piccola e non conteneva tutta la popolazione che aveva partecipato alla processione.

Quelli che erano entrati per primi si accalcavano davanti la Statua del Santo per poterlo baciare e poi uscivano da una porticina laterale. Quelli rimasti fuori, nell’attesa di poter entrare, si rinfrescavano con l’acqua del canale che scorreva nelle nelle vicinanze. Man mano .che ognuno terminava il rito del saluto al Santo, riprendeva la via del ritorno. Non avendo più un peso da portare, si prendevano le scorciatoie, molti si riunivano in gruppo e cantavano gli inni dedicati al Santo recitavano il rosario. Tra canti e preghiere si arrivava fino in paese e ognuno prendeva la via di casa.

Ricordo la banda musicale, scelta fra le più accreditate, ogni anno arrivava la mattina della vigilia e subito incominciava a suonare facendo il giro delle vie principali del paese.

Ricordo che tanti cittadini si impegnavano ad ospitare un componente della banda dal giorno della vigilia fino alla fine dei festeggiamenti che terminavano la sera del giorno sette agosto.

Ricordo che, a cominciare del giorno 4 e fino al giorno 7 agosto, tutte le funzioni si svolgevano nella Chiesetta del Pantano.

Ricordo , che nel giorno della vigilia, si svolgeva una piccola fiera di bestiame e nel vallone del torrente Rose si svolgeva la gara di tiro a segno.

Ricordo le molte persone, specie uomini,

erano scesi di buon mattino al Pantano per assistere allo svolgimento della gara di tiro a segno. La gara incominciava di buon’ora e terminava poco prima che incominciasse la Messa. Intanto molta altra gente era scesa in compagnia della banda musicale per assistere alla Funzione Religiosa.

Ricordo l’usanza che nel pomeriggio della vigilia si andava al Pantano, dove oltre le funzioni religiose della vigilia, si svolgevano giochi della tradizione paesana : corsa nei sacchi, l’albero della cuccagna, in dialetto a ‘NTINNA, rottura delle pignate di creta, la gara per chi riusciva a finire un piattone di spaghetti bollenti e piccantissimi senza posate e con le mani dietro la schiena. Terminati i giochi, la gente si sparpagliava nei campi per mangiare il melone che si era lasciato al fresco nei ruscelli vicini.

La generazione attuale non ha conosciuto la qualità dei meloni che si coltivavano a quell’epoca. Provo a farne una breve descrizione. Erano perfettamente sferici, di colore verde scuro, con striature leggermente più chiare che davano l’idea di come

tagliare le fette. Il loro peso era variabile, alcuni potevano raggiungere un peso piuttosto importante

Ricordo Franciscu i Cucci (Cucci era il suo vero cognome) e Luvigi i Limminu (Lemmino era il nome del padre e il cognome faceva Bisignani) , fruttivendoli Sandonatesi che erano lì, con i loro carri carichi di meloni destinati alla vendita Appena arrivati al Pantano si comperava il melone, si segnava con il nome e si lasciava rinfrescare nell’acqua corrente dei canali e ruscelli che erano nelle vicinanze. Ciò fatto si andava in Chiesa ad assistere alle funzioni della vigilia.

Finite le funzioni religiose, incominciavano i giochi che, specie per noi ragazzi,pf erano un vero spasso. Intanto tutto era giunto a termine, il melone si era rinfrescato, tutta la gente si sparpagliava nei prati vicini, trovava un posto dove potersi sedere nell’erba e, ridendo e scherzando, si faceva fuori il melone.

Sin riprendeva la via di casa, Si consumava una frugale cena e si aspettava il passaggio della fiaccolata. Dopo la fiaccolata si andava a sentire il concerto della banda e, In ultimo, a godersi lo spettacolo dei fuochi pirotecnici. Quasi alla fine dei fuochi pirotecnici.

Ricordo mio padre che ogni anno metteva a disposizione

l’impalcatura per costruire il palco dove doveva esibirsi la banda in concerto.

Ricordo la moltitudine di gente, che dopo la fiaccolata, andava ad assistere al concerto della banda musicale.

Lo spazio intorno al palco non era certo sufficiente a contenere tutta la gente

Tutta Piazza Nuova era piena compresa la gradinata che saliva .fino davanti al palco. Tutti i parapetti di via SS. Trinità e i balconi e le finestre prospicienti il palco erano colmi di gente. Ascoltavano il concerto e nei momenti culminanti applaudivano fragorosamente.

Ricordo i fuochi pirotecnici che venivano sparati dal sagrato della chiesa dell’Assunta posta nella parte alta del paese visibile da tutta la vallata sottostante. Intanto, le scintille rilasciate dai fuochi, incominciavano ad incendiare le erbe secche che ricoprivano il costone roccioso. Era questo una continuazione dello spettacolo. È vero che poteva essere pericoloso, ma noi si era tranquilli avendo l’esperienza degli anni passati e, con tranquillità, continuavamo a goderci lo spettacolo. Era uno scenario indimenticabile per la spettacolarità, per i diversi colori delle fiamme dovuti al tipo di erbe che prendevano fuoco. Alcune erbe procuravano uno scoppiettio le cui scintille salivano verso l’alto come se facessero ancora parte dei fuochi pirotecnici.

Lo spettacolo, che poi non durava molto, si seguiva fino allo spegnimento.

Il sette agosto, il giorno della festa. Si incominciava al mattino con i soliti colpi di mortaretto, Si incominciavano a sentire i profumi provenienti dalle cucine, lo strisciare del ferro dei fusilli sulla spianatoia, il profumo delle polpette al sugo, del del fritto dei peperoni e delle melanzane ripieni, il profumo del ragù di carne, il soffrittto di carne e altri aromi.

La banda musicale incominciava il giro del paese accompagnata da un corteo di gente che, terminato il giro, si dirigeva verso la Chiesetta de Pantano per assistere alla Messa. Dopo la messa era tradizione di portare in processione il Santo fino alla frazione del Bivio dove vivevano poche famiglie. Qui’ i fedeli esprimevano la loro devozione al Santo e appuntavano le prime offerte in denaro sulla statua del Santo. Assolta a questa tradizione, si riportava il Santo nella sua Chiesa, e si risaliva in paese.

Si consumava il ricco pranzo e ci si preparava per andare a “SCUNTA’ A SANTU DUNATU che tornava per essere portato in processione per il paese.

Io e molti altri ragazzi, non curanti del caldo, partivamo di corsa ed eravamo i primi ad arrivare in Chiesa al Pantano .

Poi incominciavano ad arrivare le prime persone e incominciavano rimuovere la statua del Santo. Una volta rimossa la statua de Santo, il primo gruppo di uomini, con la Statua incominciava la salita per il ritorno in paese.

Lungo il percorso si incrociava il corteo con il Santo che saliva e i gruppi di persone che scendevano e che si accodavano al corteo in salita.

Si arrivava alla prima casa del paese dove, ad accogliere il Santo c’era la banda musicale e gente che si era fermata lì ad attendere il Santo.

Ricordo ZIA MARIA CONSOLI che abitava la prima casa, che aveva già preparato l’Altarino dove esporre il Santo. In più un rinfresco per quelli che avevano portato il Santo e per chi voleva rinfrescarsi.

Dopo questo breve riposo incominciava la processione per il paese. La gente che canta agli inni dedicati al Santo, la banda suonava le sue marce alternandosi con il suono del tamburo e della zampogna.

Ricordo i sacerdoti e i monaci Sandonatesi che facevano coincidere il loro periodo di vacanza proprio nei giorni dei festeggiamenti di San Donato.

Ricordo tutti i Sandonatesi che tornavano dalle Americhe per rendere omaggio al loro Santo Protettore e riabbracciare i loro congiunti che magari non vedevano da anni. A questo punto devo fare una considerazione: più che a Natale, il mese di agosto era il mese in cui di riunivano tutte le famiglie lontane.

Ricordo lo spettacolo di abbracci, baci e lacrime di gioia che, dopo molto tempo, le persone venute dalle Americhe riabbracciavano i loro amici e parenti.

Tornando alla processione, non posso fare a meno di ricordare la moltitudine di gente che mostrava la loro Devozione verso il Santo Protettore seguendo la processione fino alla fine sempre pregando e cantando gli inni dedicati a Santo.

Ricordo che durante il percorso ognuno attaccava sul petto del Santo la propria offerta.

La processione durava fino a tarda ora. Percorreva tutte le vie e anche i vicoli più nascosti.

Ricordo che molti devoti, quando il Santo era vicino alla loro casa, andavano a prendere la Statua del Santo portandola davanti casa dove era stato preparato un Altarinoa per esporre la Statua per pochi minuti e, poco discosto, era stato imbandito un tavolo con generi di conforto per i componenti della banda e altre persone che seguivano il Santo.

Non posso dimenticare, quando la Processione arrivata in Piazza Antonio Monaco, dalla balconata del palazzo Monaco, si ascoltava la commovente predica del parroco o da uno dei tanti sacerdoti che erano presenti. Finita la predica, lo stesso sacerdote da un quaderno leggeva i nomi di tutte le persone che avevano fatto le offerte e l’importo, ognuno secondo le proprie possibilità. Lèggeva gli importi delle somme raccolte fatte fra i nostri connazionali americani e il nome del signore che si era occupato della raccolta. Dopo tutto questo, nella vasta area compresa tra l’albergo Casella e la casa di Eugenio Monaco, all’epoca completamente libera, veniva sparata la “batteria”, altro non erano che castagnole collegate in serie e della durata di qualche minuto. Si riprendeva la processione. Arrivati alla zona della Terra si andava sul Sagrato della Chiesa dell’Assunta e si esponeva il Santo nel punto in cui si domina tutta la vallata affinché la benedicesse e la rendesse ricca e fertile. Si riprendeva la processione che, a quel punto era arrivata quasi alla fine, tra noi ragazzi, che avevamo seguito ordinatamentela processione alternandoci a portare la Croce Processionale, la Teca con la Reliquia e il Pastorale, cominciava un certo fermento, qualche spintone e gomitate perché ognuno voleva avere il privilegio di entrare in Chiesa portando il PASTORALE.

La Chiesa era stipata fino all’inverosimile, molte persone continuavano a pregare mentre altre cominciavano a congedarsi baciando la Statua del nostro Santo Protettore.

Ognuno tornava alla sua casa felice, sodisfatto e gioioso di avere partecipato a rendere omaggio al nostro Santo ma, nello stesso tempo, con un po’ di mestizia di dover aspettare ancora un anno per ripetere i festeggiamenti.

Ora è tutto cambiato, col crescere della mia età ho potuto seguire tutti i cambiamenti verificatesi negli anni. In tanti, anno per anno, si sono riversati perso le città europee o verso le città industriali del nord ITALIA.

Intanto era sta asfaltata la strada che dal Bivio saliva in paese, erano aumentate le macchine, la popolazione diminuiva sempre di più , il Santo Patrono ora viene portato nella Chiesetta del Pantano su un camioncino appositamente abbellito, le bande musicali ora sono usate solo per accompagnare la processione

Ci fu un periodo in cui la Festa di San Donato ebbe, per qualche anno un successo stellare e fu quando cantanti di grido venivano a San Donato a tenere

Concerto. Questo richiamò anche gente dei paesi vicini. Le manifestazioni di tenevano non più in Piazza Giuggiolo ora intitolata al tenente Pucciani decorato di guerra ma in Piazza Sellata, ora Piazza Federico Artuso. Grazie al Barone Franco Campolongo raccoglieva i ragazzi inculcando loro i Valori dello Sport. Organizzava gare in salita a livello nazionale. Partecipavano, oltre ai nostri ragazzi, anche atleti di fama. Poi tutto crollò, il paese si spopolò e le feste per cui San Donato divietò famosa in tutti i paesi vicini, ora sono solo nel ricordo .

Per fortuna non è venuta meno la fede nel Nostro Santo Protettore che continuiamo ad onorarlo nel miglior modo possibile.

 

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2021/09/15/festa-del-santo-patrono-tanti-anni-fa/

1 commento

    • giovanni benincasa il 15 Settembre 2021 alle 20 h 30 min
    • Rispondi

    Perfetta descrizione degli eventi e poi con lo scorrer degli anni dalle stelle alle stalle. Cioè festeggiamenti ridotti all’osso e che comunque proseguono grazie alla buon volontà dei residenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.