Lug 24 2019

Stuòzzi ì stòria:   Pagànnu e patiènnu

Luigi Bisignani

Ho ricevuto dall’amico MINUCCIU e pubblico con piacere,chi ama la storia del paese puo passare un po di tempo a leggere.

 

 

Stuòzzi ì stòria:   Pagànnu e patiènnu

 Già ntè tièmpi àntìchi , quànnu ccì jènu ntò miènzi ì sòldi, a nùi sàntunatìsi nnì cànusciènu cùmu ràzza i mànica strìnta.

Ccù stràinu sùmu sèmpi stàti àmurùsi ntò màngià e bbìvi, ma ghèramu gilùsi quànnu cciàviàddha jì ppi ntò miènzu a rròbba.

Ppi sòldi e rròbba ù sàntunatìsi àvìa rispièttu e mìnu sì nnì sciàlaquàvadi, miègghju ghèradi.

Questa “allergia” a sprecare roba e danari si manifestava in forme più o meno acute quando si trattava di dover pagare tributi e tasse, ma diveniva malattia quando bisognava onorare obblighi derivanti da disposizioni testamentarie, quali legati e lasciti degli avi, vincoli economici mai ben visti dagli eredi.

Ma questa ultima circostanza ci accomunava alla restante popolazione calabrese sin da tempi antichi, come ho avuto modo di constatare consultando vari documenti, l’ultimo dei quali risalente alla meta del 1800.

La circostanza che i miei antichi compaesani, sul fronte tasse e decime pàssàvanu ppì màli pagatùri, l’ho documentata nel volumetto Ninaja, capitolo “Tributi diversi” del quale riporto il brano relativo ad uno dei gravami che i sandonatesi onoravano malvolentieri, facendo risentire chi riteneva suo buon diritto riscuotere un lascito.

Ed i lasciti erano anche una “tassa” pagata alle istituzioni religiose ed originata, sia da gravami e donativi feudali (per ingraziarsi il papato molti ne fecero Ruggero d’Altavilla ed i suoi successori a chiese e conventi), sia da elargizioni di privati (testamenti o donazione “pro animae

San Donato, nel 1650, risultava tributario dell’abazia, Santa Maria di Aquaformosa, con gli obblighi che riporto dal testo originale:

“Item li perviene ancho da particolari della terra di S. Donato annui barrili sedici di mosto che deducendoli in danari sommano scudi otto 8;

Item scudi dieci sopra particolari della terra di S. Donato dalli quali non si n’esigono più di quattro 4;

Item un molino concessoli per tt.a sessanta di grano quale al p.nte sta affittato tt.a trenta di grano e cinq. di miglio, che raguagliata la spesa, fattura e portatura di pietre, et altri acconci computando da sei anni in qua un’anno per l’altro dedutto in danari annui scudi dieceotto 18 (questo deve essere il tributo dovuto all’abazia dall’antico mulino, lato terre di San Donato, presso il torrente Angieri il cui rudere ancora esiste sul confine con Aquaformosa).”

Evidentemente il costume di non pagare i tributi era esteso  se due secoli dopo, un nutrito gruppo di sandonatesi, viene citato avanti il tribunale di Cosenza dal vescovo di San Marco, per l’omesso versamento dei tributi dovuti alla mensa vescovile.

La citazione, per pubblico proclama, riguarda residenti di vari paesi del circondario cosentino, ma per economia di tempo (vedi come lo spirito sparagnino sandonatese emerge sempre?) riporto solo la parte che riguarda i miei antichi compaesani.

Il proclama venne pubblicato  sulla Gazzetta ufficiale n. 14 del 19/1/1886 nella seguente forma:

“Citazione per pubblici proclami

Il Tribunale civile di Cosenza, sopra ricorso di Sua Eccellenza reverendissima monsignor Antonio Pistocchi, vescovo di Cassano al Jonio, ed amministratore della Diocesi e Mensa vescovile di San Marco Argentano, ivi residente, previe conclusioni del Pubblico Ministero, con decreto del dì 11 gennaio 1886, ha autorizzato la citazione per pubblici proclami dei seguenti individui, debitori della suddetta Mensa vescovile, in virtù del ruolo esecutivo il dì 11 gennaio 1856, registrato a Cosenza il 15 gennaio detto n. 445

L’abate di San Pietro in San Donato Ninea per l’annuo censo di lire 5,70

Francesco Barone Campolongo per Francesco Saverio Campolongo per l’annuo canone di ettolitri 1,12 in grano

Raffaele Rende, erede di Antonio Rende, per l’annuo canone di litri 42 in grano Antonio Martucci per Antonio Martucci per l’annuo canone di litri 42 in grano; lo stesso per altro annuo canone di litri 42 in grano

Sicilia Campilongo per Sicilia Campilongo, per l’annuo canone di litri 10 in grano Angelo Monaco per gli eredi di Angelo Monaco per l’annuo canone di litri 12 in grano

Pietro Panebianco per Pietro Panebianco per l’annuo canone di litri 42 in grano; Nicola Malfone per Nicola Malfone per l’annuo canone di litri 33 in grano

Giovanni e Benigno Ferraro per Giovanni e Benigno Ferraro per l’annuo canone di litri 33 in grano

Francesco Zannelli per Francesco Zannelli per l’annuo canone di litri 28 in grano

Fedele Ferraro per gli eredi di Fedele Ferraro e Compagni per l’annuo canone di litri 33 in grano

Francesco Balsano per Francesco Balsano e sorella per l’annuo canone di litri 74 in grano

Francesco barone Campolongo e fratelli per Francesco Campolongo per l’annuo censo di lire 1,35

Giuseppe Gigliotti per Giuseppe Gigliotti per l’annuo censo di lire 0,33 ; lo stesso per altro censo di lire 0,08

Pietro Panebianco e fratelli per altro censo di lire 0,08

Pasquale Abbandonato per l’ex barone per altro censo di lire 0,35

Giuseppe Buono per altro censo di lire 0,13

Innocenzo Balsamo per altro censo di lire 0,83

Saverio D’Elia per altro censo di lire 0.25

Francesco barone Campolongo e fratelli per altro censo di lire 0.25

Francesco Saverio Iannuzzi per Leonardo Iannuzzi per altro censo di lire 1,02 Giuseppe Cerbelli per altro annuo censo di lire 1,02

Tommaso Panebianco per altro annuo censo di lire 1,95

Mandarino Battista per Giambattista Mandarino per altro annuo censo di lire 2,20 Giulio Salvo per gli eredi di Giulio Salvo per altro annuo censo di lire 2,72

Giovanni Benincasa per gli eredi di Giovanni Benincasa per altro annuo censo di lire 1,35;

Nicola Barone per Nicola Barone per altro annuo censo di lire 0,17

Sebastiano Turso per altro annuo censo di lire 0,34

Antonio Panebianco erede di Antonio Panebianco per altro annuo censo di lire 0,17

Luigi Sacchini per Domenico Sacchini per altro annuo censo di lire 8,50

Tutti Proprietari domiciliati e residenti in San Donato Ninea,

Ora, in conformità del sopradetto decreto, restano col presente atto citati tutti i sopradetti individui a comparire il mattino di mercoledì quattro agosto milleottocentottantasei alla udienza del Tribunale civile di Cosenza per sentir dichiarare rinnovate le sopradette partite del ruolo, ed a somministrare a proprie spese un nuovo documento di ricognizione delle rendite espresse come sopra a favore della Mensa vescovile di S. Marco Argentano;

ed in difetto che la sentenza del magistrato sia in luogo di nuovo titolo, con la rivalsa delle spese del giudizio, e con dichiarazione che non comparendo si procederà in contumacia;

che si offre comunicazione dei documenti, e che per l’istante agirà il procuratore signor Luigi Amato, residente in Cosenza,

Cosenza, 14 gennaio 1886,

4836      Avv. LUIGI AMATO, proc.

Non sappiamo se i conteggi si riferiscano alla mancata corresponsione in totale dei censi, oppure a residui per somme versate parzialmente.

Non sappiamo neanche quale conclusione ha avuto il giudizio ma, conoscendo l’indole battagliera che il sandonatese assumeva (ed assume tuttora) a difesa di suoi interessi, veri o presunti che siano, suppongo che per il vescovo sia stata dura riscuotere i vantati crediti.

Non ci dobbiamo stupire dell’apparente esiguità delle cifre pretese, ma è da tenere presente che all’epoca la lira aveva come sottomultiplo ventesimale il soldo e la giornata di un bracciante valeva 5 soldi àra scàrsa e 3 àra spìsa, quindi per poter guadagnare una lira, occorreva quasi una settimana di lavoro.

Il sottomuliplo di cui s’è detto era usato quale termine di paragone in un vecchio detto sandonatese tuttora corrente: “ddhj màncanu diànnòvi sòldi ppì nnà lìra”, a sottolineare un perenne stato di impossidenza e di vicinanza alla miseria.

Luglio 2019

Minùcciu

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