Il Sandonatese ,Antonio Blotta,fu uno dei più grandi sarti d’America(1930-1960)

Luigi Bisignani

Ricordiamo oggi,uno dei più famosi paesani, riconosciuto nel mondo intero e soprattutto in America : ANTONIO BLOTTA

“Indimenticabili personaggi d’altri tempi”

Tratto e trascritto da un’articolo ,del 1950,di Giuseppe Prezzolini (Perugia , 27  gennaio 1882 – Lugano, 14 lugliot 1982) era un giornalista, scrittore  e grande editore  italiano.

Le signore eleganti di New York preferiscono un sarto  calabrese di San Donato di Ninea  Antonio Blotta.
Antonio Blotta:Nato a San Donato di Ninea il 1889-morto in America nel 1971,aveva 82 anni
Veniva spesso a San Donato  ed ogni volta era accolto da grande uomo  e grande artista  .
Dati storici inviati da Nuccia Gangale nipote di Ida Blotta.la madre di Nuccia era pure di San Donato e  Antonio Blotta   fratello di suo Nonno  emigrato  in America fu il grande stilista dell’epoca  ,ha disegnato fra l’altro i pantaloni della Dietrich.

C’é chi dice ci furono tre grandi sarti a New York ,Blotta per le signore,D’andrea per gli uomini  e Casella per le riviste di moda.
C’é chi aggiunge o sostituisce qualche altro nome italiano,come Mangone o Montesano,ma in tutte le liste figura il nome del Sandonatese  Antonio Blotta.
E anche curioso che i tre primi nomi citati sono dei Calabresi.Andarono a new York e non si conoscevano.Si rispettavano come potenze,un po a distanza rispettosa.
L’altro giorno  m’arrivo un cartellino oblungo,con un carattere tipografico di fantasia che non era nelle mie abitudinidi ricevere,percio gli feci  l’onore del tagliacarte invece di quello delle dita.
Mi pareva roba da signore,infatti era per signore.Annunziava con una semplice data la grande giornata di Antonio Blotta.
Mi ricordai allora di averlo conosciuto,sempre pronto a rispondere ed a spiegare e raccontare.Mi aveva promesso  d’invitarmi  il giorno in cui avrebbe fatto  dei suoi modelli per la prossima stagione.Non se n’era dimenticato .La prossima stagione si capisce é l’autunno.L’estate ha fatto sentire il suo primo fiato,ma i sarti per signore pensano già all’inverno o alla cadente stagione dell’autunno che la prepara.
Per noi poveri diavoli non ci sono che due stagioni,ma per le signore,si sa c’é ne sono quattro o forse quattordici :come primavera avanzata ;primavera iniziale,primavera che stava passando o la stagione che sta a cavalcioni fra la primavera e l’estate.Quasi come letterati,anche gli arbitri della moda bisogna che creino delle differenze infinitesimali.
I vestiti di Blotta vengono indossati da New York a San Francisco,lui é una » figura nazionale »
Quanti uomini,politici,che sono conosciuti soltando nel loro stato pagherebbero a poter dire altrettando.Quanti professori ,che dettano legge nelle loro università,vorrebbero sentir fatto il loro nome di costa in costa.
E celibe :
Antonio Blotta é una personalità affabile,d’un certo peso e di una certa rispettabile superficie.
E nato a San Donato di Ninea  in provincia di Cosenza (Italia) nel 1889 (morto in America a l’eta di 82 anni nel 1971).
Non essendo una signora,si puo rivelarlo,ma non avrai mai pensato fosse un sarto;l’avrei giudicato il padrone di un grande ristorante di lusso francese é celibe.
Dopo aver visto e spogliato tante bellissime signore,non si é mai deciso.
Studio in seminario.arrivo qui ,a new York a 19 anni  per sfuggire ad una famiglia benestante di vignaioli che volevano fare di lui un prete.
Non aveva nulla contro la religione ma  non aveva la vocazione del sacerdote.
Comincio a lavorare da garzone e si senti la voglia e la capcità di disegnare.A  quel  tempo ,il mestiere di sarto a New York non era comodo né pagato bene come oggi.
Che non si trovava più lavoranti capaci di adattarsi ai più validi lavori.Oggi chi fa gli occhielli non sa far che gli occhielli,chi fa le tasche non vuol fare altro che tascche.
Blotta ha fondato un’azienda che si stende da New York alla calabria.Nel suo paese nativo(San Donato di Ninea)ha creato una succursale dove lavorano molti del suo paese,ha mandato i 4 migliori dei suoi operai ad insegnare la maniera americana,ci ha portato le macchine  e sistemi americani ed é riuscito a superare gli ostacoli della burocrazia americana e quella italiana.
Questa dev’esser stata la più difficile.Consuma molto materiale italiano ma il suo nome é conosciuto a Londra come a Biella o a Vicenza.Il distretto dove si trova il suo laboratorio é uno dei più coloriti di New York.Sta fra quello de venditori all’ingrosso di lustrini,di gioielleria finta,di penne ,di fiori artificiali,di bottoni,e i grandi negozi a scopartimenti che possono vendere una casa artificiale ed anche  moboliliaria da capo a fondo e vestire una popolozione ,e nutrirla per tre giorni.Le strade dalle nove della mattina alle cinque di pomeriggio sono invase da una serie di veicoli curiosi,lunghi di attacapanni o ruolette colmi di vestiti da donna appiccicati uno all’altro,che vengono spinti a mano da negri corpulenti,da portoricani smilzi ,da italiani accigliati e si vedono scomparire misteriosamente entro degli  automezzi molto alti.
Sul marcapiede é facile trovare l’incombro di sacatoloni,che appaiono molto leggeri quando si vedono sollevare a mano e portati entro montacarichi vasti dove degli uomini tristi  li stanno aspettando.Se si potessero aprire ne sgorgherebbero fuori fantastiche  frascherie,galanterie,guarnizioni,gale,pennacchietti,sciarpe e trine che s’avviano verso il loro fragile destino di rallegrar, per una stagione, l’ambizione delle signore e poi finir nei carrozzoni ferrai della nettezza urbana moderna.
Rappresentazione:
All’ora di colazione escono migliaia di ragazze,che  affollano le cafeterie dove ci si servono da soli, i bar senza liquori dove si mangia stretti stretti uno sull’altro seduti sopra sgabellini a cuscinetto  larghi come quelli dei pappagalli.Si riconoscono perché sul loro vestito rimane sempre un filo attacato ,o fra i capelli un frammento di piuma si struzzo,non sono gale come le parigine (almeno quello che vedevo da giovane) o forse  son io diventato più triste.
Da quel distretto parte la moda di New York per tutti gli Stati Uniti,New York é la  Prigi degli Stati Uniti. Ho visto il laboratorio del Blotta due volte,Una volta dopo finito il lavoro,era stato un vero campo di battagliae stoffe,di ovatte,di disegni,di modelli,di scatole, e,ora tolta la luce artificiale ci arrivava soltanto un crepuscolo che cadeva dall’alta, della grande fessura, dell’avenue .E un distretto di alti palazzi e di chiese piccine.Per terra c’eran spilli,nastri,ritagli di stoffa,gheroni imbastiti.I manichini nudi parevan più solitari che mai.Non c’era nulla di più desolato.
Di vivo c’era il Blotta che aveva un’entusisasmo,una passione,una vivacità nel parlare della sua profession che contrastava col resto. L’energia,la volontà,la soddisfazione sprizzava dal suo volto.Da ragazzino Sandonatese aveva conquistato New York,aveva disegnato i pantaloni di Marlene Dietrich,aveva fatto le prove dei vestiti di Gloria Swanson a abbigliava la signora Mac Athur  e la figlia del presidente Truman(che spero non  si saranno mai trovate insieme).La seconda volta  che ho visto il suo laboratorio era in ordine,ossia il grande salone era vuoto e preparato per la rappresentazione annuale.E stato l’altro ieri.Ogni anno il Blotta riceve la visita a un giorno fisso di un centinaio di giornalisti.

 

Applausi meritati :
Il Blotta é un grande sarto ,ma nessuna signora che mi legge si aspetti  quali sono le novità blottaper l’autunno.Per me é stata una serie di sorprese.Mi pareva alle volte assistere a quegli spettacoli del cinema,dove si vedono dei fiori che si aprino con un movimento accellerato.I bocci sembrano scoppiare d’un tratto e i petali si allungano come lingue colorite,o fuochi d’artificio .Non saprei dire con parole se le redingotte son più lunghe,le sottane più corte,le vite più strette,i petti più piatti.So che vidi delle figurine deliziose e che i colori  ed il materiale dei vestiti mi pareva straordinario.
Ognuno dei modelli faceva una breve apparizione,a passettini rapidi,si girava intorno un paio di volte come un’uccellino,alzava il braccio  e il ditino per aria ,sorrideva nello stesso punto  e nello stesso modo.Qualche volta  c’era un momento « drammatico »quando una modella apriva il cappotto  o si levava una scarpa o faceva sventolare  la sciarpa e venivan fuori i colori contrastanti della fodera,che era  quasi bella come la stoffa,queste sono le impressioni di un’incompetente,le compratrici erano tutte assorte nella  rappresenazione,qualche volta scoppiettava un applauso.
Ma Blotta  non era presente,forse dava l’ultimo tocco  o sguardo alle sue campionesse.
Lo si vidi solo quando tutto fu terminato.Ceran passati davanti abiti da giorno ,da sera,da viaggio e da sport, da casa o da  passeggio.Gli stavan attorno,lo complimentavano,qualche compratrice lo baciava,probabilmente in un’altra stanza,la cassiera stava ricevendo gli ordini…

Giuseppe Prezzolini (1950) & Luigi Bisignani ottobre 2012

Permalink link a questo articolo: https://www.sandonatodininea-cs.it/2019/04/29/il-sandonatese-antonio-blottafu-uno-dei-piu-grandi-sarti-damerica1930-1960-2/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.