Dic 15 2018

IL NATALE IN CALABRIA È PIÙ BELLO

Luiigi Bisignani tratto da Calabria news 24

Natale è alle porte, tra luci sfavillanti e canzoncine melodiose entriamo appieno in queste ultime settimane di fermento, ma soffermiamoci subito sulla Calabria.
Il Natale nella nostra Regione è la ricorrenza più attesa e sentita dell’anno e va festeggiato rigorosamente in famiglia, anche perché molta gente è costretta a emigrare per lavorare, di conseguenza nelle feste tornano tutti a casa per trascorrerle insieme. Vivere il 25 Dicembre in questa terra magnifica, significa immergersi in luoghi magici che ogni anno ripercorrono la storia del Natale attraverso usanze e manifestazioni caratteristiche.
Ogni paese calabrese infatti, è caratterizzato dalle sue tradizioni, alcune molto antiche, andiamole a vedere nel dettaglio:
La sera del 24 dicembre bisogna mangiare 13 portate, 13 perché vanno a simboleggiare probabilmente il numero degli Apostoli insieme a Gesù durante l’ultima cena, alcuni affermano invece, che possono essere anche 9 come i mesi dell’attesa o 7 come le virtù, ma rigorosamente a base di verdure, ortaggi e pesce. Nel menù non è prevista la carne.
Ogni famiglia prepara le pietanze anche con l’aiuto dei vicini, questo perché avere meno piatti in tavola non è di buon auspicio. Tra le portate, sono immancabili la pasta “ammudicata”, fatta con mollica di pane fritta, acciughe o sarde e il baccalà.
Il pranzo di Natale invece, è essenzialmente a base di carne ed è più o meno simile in tutti i paesi calabresi; solitamente come primo si prepara la pasta al forno, come da tradizione, un secondo di capretto o agnello, accompagnato da vari contorni realizzati con ortaggi e legumi, onnipresente è la carne di maiale arrostita o presentata sotto forma di insaccati.
Un must sono senz’altro le ciambelle salate fritte (dette anche, in base al paese di riferimento “cullurielli”, “cuddrurieddri”, “grispelle”, “vissinidd”, “zzippuli”) con o senza aggiunta di patate nell’impasto e con un eventuale ripieno di alici o sarde sotto sale.

La tradizione originaria voleva che il primo pezzo di pasta per preparare le ciambelle dovesse essere riposto nell’olio bollente proprio dall’uomo di casa, sempre dopo averlo segnato con un’immaginaria croce: un atto votivo per ringraziare Dio di aver benedetto il giorno dello stare insieme e concesso loro quel buon cibo. Un’altra tradizione voleva che la prima ciambella fosse data in pasto ad un cane, anche randagio. A Carlopoli, nel catanzarese e in molti centri del cosentino invece, si dava alla prima frittella la forma di pupazzetto che doveva simboleggiare Gesù bambino, dal risultato ottenuto, si poteva trarre presagio circa la sorte dell’intera famiglia nel corso del nuovo anno.
Nel cosentino inoltre, è ancora diffusa un’antica tradizione, ovvero, fare il pane di Natale: “U Natalisi”, un pane beneaugurale. All’epoca si panificava in casa ed era una vera e propria festa, perché anche il più povero sotto Natale poteva permettersi il pane, infatti, ricordiamo una vecchia frase: “A Pasqua ed a Natali si sùsin “i mùorti a far’u pani.” Effettivamente si pensava che i morti contribuissero a rendere beneaugurale quel pane che si trovava sulla tavola delle feste.


In diverse zone della Calabria, la sera della vigilia di Natale, la tavola si lasciava apparecchiata con le pietanza ancora nei piatti, in attesa che sopraggiungesse a mangiare il “Bombiniallu” (Gesù bambino). A Rocca di Neto, nel crotonese, ad esempio, si lasciava la tavola imbandita con tredici portate diverse e un bicchiere di vino, la mattina di Natale si riassaggiava il tutto, convinti così, di aver ricevuto la benedizione.
I dolci: Uno dei dolci tipici preparati in questo periodo è la “pitta ‘mpigliata” (alta Calabria), conosciuta anche con il nome di “pitta ‘nchiusa” (Calabria centrale), farcita con uva passa, miele, pinoli e noci.

 

 

 

 

 

Altri tipi di dolci sono “le crocette”, fichi secchi incrociati e riempiti con noci e mandorle.

 

 

 

 

 

I turdilli o cannariculi nei paesi della provincia di Cosenza, tardilli, nella Calabria centrale, o turtiddi o pignolata nel reggino, sono sempre dolcetti natalizi, davvero buonissimi e irresistibili, soprattutto per via della loro variopinta decorazione, preparati con farina, uova, zucchero, miele o mosto cotto.

 

 

 

 

 

Gli scalilli o scalille o Turdiddri che significa piccole scale, sono originari del cosentino e si ottengono da un impasto lievitato, tagliato a striscioline che vengono poi arrotolate su un mestolo di legno per dargli la forma a scaletta, per l’appunto. Anche questi vengono fritti in olio e cosparsi di zucchero.

 

 

 

Le chianulille sono dei panzerotti a forma di mezzaluna ripieni di mostarda, ricotta oppure miele e frutta secca, che si possono friggere ma anche cuocere nel forno.

 

 

 

 

La Giurgiulena, l’ingrediente principale è il seme di sesamo (giurgiulena è la denominazione dialettale del sesamo infatti) che, una volta indurito con l’aggiunta di miele e zucchero, rende questo dolcetto un simil torrone davvero gustosissimo.

 

 

 

 

 

Su tutto il territorio regionale sono davvero tantissimi i dolci caratteristici, elencarli tutti sarebbe quasi impossibile.
Il natale in Calabria è allietato da armoniosi canti tradizionali, il suono delle nenie natalizie crea l’atmosfera adatta a questo periodo magico: suonatori (zampognari) percorrono le strade dei paesi al mattino presto o alla sera tutti i giorni della novena, suonando le melodie dei canti popolari natalizi: le classiche “pastorali” o “strhine”.
La “strina”, prevalentemente diffusa nel cosentino, riguarda brigate di compagni che offrono una serenata a parenti, amici o conoscenti per augurare in versi dialettali, buona salute, felicità e ricchezze, accompagnati da fisarmonica e tamburello. I padroni di casa, in segno di ringraziamento offrono vino, salumi o la classica spaghettata aglio, olio e peperoncino.
La strina rappresenta il senso della solidarietà e dell’ospitalità tipico della gente di Calabria.
Anticamente i suonatori andavano di casa in casa a portare la “buona novella” della nascita di Cristo, ottenendo in pagamento ed in ringraziamento uova, formaggio, olio, vino e salumi.

 

 

 

 

 

Ancora in voga in Calabria è inoltre, il “Fuoco di Natale” un enorme falò che si accende nelle piazze la notte del 24 e viene alimentato per tutta la notte dalla legna che i giovani hanno accumulato nei giorni precedenti. I paesani al termine della messa di mezzanotte si riuniscono attorno al fuoco cantando accompagnati dall’organetto e dalla fisarmonica, mangiando e bevendo. Il fuoco simboleggia la purificazione dal peccato originale e ha la capacità di bruciare tutto ciò che di negativo c’è stato nel vecchio anno.

 

 

 

 

 

Per concludere parliamo dei presepi viventi, manifestazione che nei giorni che precedono il Natale si effettua in diversi comuni e che prosegue fino all’Epifania con l’arrivo dei Re Magi, per far rivivere gli eventi e i luoghi della Betlemme che ha visto nascere Gesù alla popolazione.
Il più conosciuto è indubbiamente il presepe vivente di Panettieri (CS). L’evento che si ripete ogni anno, è entrato a far parte degli Eventi Culturali Storicizzati della Regione Calabria. All’interno del borgo vengono ricostruiti gli scenari dell’epoca, rivisitati e adattati alla tradizione e agli usi della nostra terra, numerosi figuranti accompagnano i visitatori fino alla capanna della natività al suono delle zampogne, per vivere momenti singolari immersi in una atmosfera magica e solenne.
A Sambucina (Luzzi CS) viene realizzato il presepe vivente itinerante, un percorso tra i sentieri circostanti, con figuranti in costume, fuochi e accampamenti ricostruiti fedelmente nei minimi dettagli.
Ma sono numerosi i borghi che si prestano a questa rappresentazione storico/religiosa: Carolei, Palmi, Zungri e tanti altri. c.a

 

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