Giu 07 2017

SAN DONATO DI NINEA

Luigi Bisignani

Non passa un giorno  che non faccio delle ricerche sul mio paese nativo:San Donato di Ninea (CS)

Ogni  giorno scopro qualche scritto,qualche novità oppure qualche scritto ripetitivo.Tra questi ho trovato questo piccolo estratto sulla storia paesana e ve ne voglio far parte perché c’é qualche dettaglio in più: Le Chiese,le Grotte,gli Oratori,i Vestiti tradizionali,e per la prima volta leggo qualcosa sulla cantaridina,conosci? vuoi conoscere, allora leggi tutto e saprai…erano precoci i nostri paesani d’ell’epoca.

 

SAN DONATO DI NINEA

Si ritiene che San Donato sia stata una città enotra denominata, appunto, Ninea menzionata da Ecateo da Mileto nella sua Descrizione della Terra; a questa tradizione si è rifatto anche il Barrio. A causa della ricchezza di metalli esistenti nel suo territorio, diviene oggetto d’interesse già in tempi antichi; una miniera di ferro, per esempio, viene ricordata in un documento del 1191. Nella cedola della tassazione angioina del 1276 riportata dal Pardi e più volte citata, si trova un casale detto Sanctus Donatus.

Infeudato in epoca medievale a Filippo Bretau, due anni dopo passa a Gerardo d’Arena. Nel 1310 vi compare un tal Filippo Tardo da Pistoia. Successivamente confluisce nel vastissimo stato del principe di Bisignano seguendone le sorti per lungo tempo e passando, nel 1571, ad un ramo cadetto del casato che, nel 1578 vi ha incardinato il titolo marchesale e, quattro anni dopo, quello ducale. Problemi di interruzioni dinastiche per parte maschile, fanno sì che San Donato venga affidato per successione femminile ai Cavalcanti che vi hanno giurisdizione feudale dal 1732 al 1764. Gli stessi motivi determinano, nel 1764, il passaggio ai Sambiase i quali, nel 1780, lo alienano in favore dei Campolongo fino all’entrata in vigore delle leggi eversive di Giuseppe Napoleone (1806). Il dialetto calabrese parlato a San Donato di Ninea”, Comunità Montana Unione delle Valli, Malvito (Cosenza) 1999.

La chiesa dell’Assunta, meglio nota come della Motta, eretta quasi a proteggere l’abitato, tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo, mantiene ancora qualche residuo elemento originario, specie nella torre campanaria. Il resto della facciata, invece, è frutto della ricostruzione cinque-seicentesca. L’altare maggiore è in legno scolpito nel ‘600 e reca una pala su cui è effigiata l’Assunta con gli Apostoli e gloria di angeli, ritenuta miracolosa, ascrivibile ad ignoto pittore meridionale del primo Seicento. Oltre ad alcune statue processionali di discreta fattura (San Donato a mezzobusto, l’Assunta, il Sacro Cuore, Santa Lucia, l’Annunciazione, Santa Barbara, Santa Filomena, San Giuseppe col Bambino), tutte dei sec. XVIII-XIX, spicca una croce processionale argentea del sec. XV, lavorata a sbalzo e a bulino, con figure e scritte, proveniente da bottega di argentiere meridionale, non più in loco. Degno di nota è un confessionale ligneo del 1630.

La chiesa di San Donato, conosciuta anche come Arcipretura SS. Trinità o come chiesa del casale, é stata eretta nel sec. XVII su una preesistente struttura religiosa di età più antica. La facciata è barocca come pure il campanile. All’interno, cappella dei duchi Armetrano di San Donato ove è posta una lastra sepolcrale del 1716 e un altare ligneo barocco intagliato e dorato, frutto di intagliatori locali del ‘700.

Nella cappella del Rosario, altare ligneo del ‘700 con ai lati statue lignee settecentesche del Sacro Cuore e della Madonna del Carmine; una tela su cui è effigiata la Madonna del Rosario con San Domenico e i Misteri, opera di artista meridionale del ‘700. Di buona fattura le statue lignee: San Pasquale di Baylon di fine ‘700; l’Annunciazione, del ‘700; l’Addolorata del sec. XIX; reliquiario di San Donato del ‘700; Madonna del Carmine. Inoltre, crocifisso di scuola umbra del sec. XV-XVI; crocifisso di ignoto dell’800; acquasantiera del 1530. In sagrestia, l’Immacolata, dipinto del ‘700 di Genesio Gualtieri.

Presso le Grotte Sant’Angelo, alle pendici di una montagna, si erge il Santuario di San Michele Arcangelo. Il luogo è veramente suggestivo con le due grotte scavate dall’acqua nella roccia. Tramite un porticato di costruzione medievale, si giunge alla prima grotta ove è visibile un affresco raffigurante San Michele. Con la medesima tecnica pittorica, è raffigurata la Madonna. La seconda grotta, invece, mantiene tracce di remoti abitatori, forse di epoca preistorica. In seguito al fenomeno dell’erosione, sono venuti alla luce particolari interessanti; si ritiene che esplorazioni più metodiche e costanti, possano riservare ancora molte sorprese. La Grotta Sant’Angelo ai piedi della frazione Legghiastru, in passato veniva utilizzata da eremiti ed asceti: v’è un fondo molto buio con acque freddissime.

Un’altra chiesa rupestre è presso la Grotta di San Vito al cui interno si conserva un affresco di epoca imprecisata e di autore ignoto.

Nella frazione POLICASTRELLO, si erge un edificio molto antico per il quale è documentato un restauro nel 1346 ad opera del vescovo di San Marco. Si tratta della chiesa del SS. Salvatore con interessante facciata e portale litico ad arco ogivale. L’interno custodisce un bel fastigio ligneo sull’altare maggiore, al centro del quale si apre una nicchia che ospita la statua lignea della Madonna del Rosario, opera scultorea di artista provinciale del ‘700. Alle pareti laterali, due tele deteriorate di ignoti pittori sette-ottocenteschi con raffigurazioni della Resurrezione e della Madonna del Carmine con Santa Lucia e Santa Caterina. Molto interessanti le opere lignee quali un confessionale intagliato e uno stipo della sacrestia sulla cui cimasa è incisa la data di costruzione: 1706. Degno di nota è un pulpito ligneo che sovrastava un confessionale settecentesco. Sulla navata destra sono poste le statue dei SS. Francesco di Paola, Lucia, Sebastiano; poi, l’Immacolata e il Sacro Cuore. Sulla volta della quarta cappella destra, affreschi con scene della vita del santo di Paola. Sulla navata sinistra, statue dei SS. Antonio, Addolorata, Rita, Giuseppe, e uno splendido crocifisso ligneo seicentesco. Ancora in evidenza un affresco raffigurante l’Ultima Cena.

Nella stessa frazione, è posto l’oratorio di Santa Domenica noto perché conserva al suo interno cinque affreschi di buona fattura dipinti tra il 1565 e il 1568 riproducenti le immagini della Vergine, di San Bernardo e Sant’Antonio Abate.

Nella zona alta del paese, si erge il vecchio palazzo feudale, la cui struttura mostra i segni del tempo. Resti di antiche miniere sono ancora visibili nella località Bocca della Cava accanto al Casino d’oro, l’edificio che ospitava i minatori. C’è inoltre da rilevare che in questo paese, specie in occasione delle festività religiose, si conserva l’uso di costruire e far volare dei palloni aereostatici abilmente costruiti da esperti locali.

La località Pietra di Donna Bedda prende nome da una donna che vi precipitò per scappare dal voglioso feudatario locale.

Vestito tradizionale di San Donato: «Tutte nere; panno orlato di celeste in capo; il fornende (tovagliuolo); petto mezzo scoperto con larghi merletti. Vantere: non intrecciatoio. Le donne hanno del caprio: s’arrampicano sugli alberi più alti».

Della frazione Policastrello si ricorda il costume tradizionale: «Mezze calze bianche. Cammisola rossa, pettiglia di magramma, sinale. Maniche blu staccate, panno rosso in capo. Nulla distinzione tra zitella e maritata, tranne l’oro. Le povere portano gonne nere di ginestra».

Vi si usava la cantaridina, ossia una polverina afrodisiaca ottenuta dalla cantaride che si poneva viva in un recipiente pieno di urina per farla morire. Poi si essiccava l’insetto e veniva ridotto in polvere, pronto per essere adoperato.

Tratto da L.Bilotto – Itinerari della provincia di CS

 

BISIGNANI R., San Donato di Ninea e le sue risorse minerarie, Cosenza, Fasano, 1983;

IDEM, Lo stato di San Donato in Calabria Citra, Roma, 1982;

IDEM, Alle falde della Mula, San Donato di Ninea, Reggio Calabria, 1986;

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