Gen 21

il paese delle cento fontane

Luigi Bisignani

il nostro amico Giovanni Benincasa m’invia una lettera aperta e porto a vostra consoscenza e meditazione !!!

“Lettera aperta” di Giovanni Benincasa

San Donato di Ninea, “il paese delle cento fontane”. E le sorgenti?

imageCredo di portare, da sempre, con me il nostro territorio come se fosse parte di me stesso, e così di tanto in tanto ne ripercorro parte. Da tempo mi martellava in testa il titolo che ho dato a questa lettera e pochi giorni fa, prima di suonare il de profundis allo scorso anno, mi sono fatto un giro per il territorio per dare risposta alla domanda in coda al titolo stesso. Di solito venendo su al paese percorro la cosiddetta fondovalle, questa volta invece ho fatto il giro da contrada ficara strada che in passato ho frequentato molto e lungo la quale ricordavo tante fresche fonti. Qualche hanno fa ho già scritto il degrado da a vena u scifu, spero che qualcuno lo ricordi. Come si vede, nella foto scattata durante quel percorso, peggio non poteva essere, eppure l’acqua continua a sgorgare nonostante tutto e a riempire “na cibbia”. In precedenza, di cibbie, ne riempiva due che servivano per innaffiare i nostri orti. Ad Arcomano i miei genitori avevano casa e terreni. Ma ricominciamo, ripartiamo da contrada ficara, la prima sorgente s’incontra nei pressi di

san lazzaro, vicino ad un ponte dove “appena a monte” vi è un silos abbandonato. Gli originari e i residenti di san lazzaro sicuramente la conoscono e ricorderanno le volte che l’hanno utilizzata, ora hanno l’acqua in casa!!! Giustamente.

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Chi risiede ancora a san lazzaro e forse chi ne trae solo origini dovrebbe sapere anche di quest’altra fonte, che si trova a non più di un km dalla precedente. La chiamavamo a vena i santu lazzaru.

Continuando a percorre la nostra

vecchia provinciale, appena a poche centinaia di metri, troviamo su un muro della stessa, appena qualche residuo di traccia di quella che era chiamata “a vena i ciloni o cilona”. Già in passato, su quel muro, era solo una pietra a fare da canale, ora c’è solo una zolla di muschio dalla quale scende qualche goccia d’acqua.

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E poi continuando mi è venuto in

mente che scendendo da contrada Alberi maritati c’è una strada sterrata che conduce verso contrada Manche. Non il centro abitato, ma solo a qualche centinaio di metri più in giù di contrada alberi maritati, esisteva una bella fontana, chiamata a vena do macchiottu, che alimentava una “cibbia” che serviva anch’essa ad annaffiare altri orti. Ahimè! Ho cercato, ma nella zona nessuna fontana, solo la traccia fotografata che riporterò di seguito e comunque una sorgente devasta che non sarebbe difficile da recuperare.

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Che sfacelo anzicchè porre ordine e riparo si devasta peggio che se fosse passato Attila. Tornati in macchina continuiamo a risalire e ci fermiamo a “ quiru accasiuni” per esattezza a ra vena d’accasiuni. Altro scempio!

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Anche questa, ora, ridotta ad un rudere che comunque riesce a versare qualche goccia d’acqua.  Sono quasi stufo di imagetutto questo scempio, ma lungo il percorso, doppu u casinu i paniancu, a curticaru, proprio a ciglio di strada trovo quella che c’è sempre stata e che ora in pieno inverno non versa nemmeno una goccia d’acqua. Quanta rabbia!  Va bene che nelle campagne da anni, giustamente, hanno l’acqua in casa, ma a che pro far dissolvere delle sorgenti che in mezzo alle campagne sono estremamente utili?

Il 30 dicembre 2015       Giovanni Benincasa

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