Mar 10

San Donato di Ninea “un paese condannato a morte”

Luigi Bisignani

Come richiesto da tanti ecco l’integrale inviatoci dall’autore e  già pubblicato il 29 marzo 2011

Premessa
Ritengo -preliminarmente- opportuno far presente
che, sebbene sollecitato costantemente da
numerosi amici, non ho fornito la mia disponibilità
per la candidatura a Sindaco di San Donato
in occasione della prossima competizione
elettorale.copertina E ciò per ragioni correlate ad impegni
familiari e -soprattutto- alla mia non più giovane
età.
Inviterei, perciò, chi vorrà rendermi onore di leggere
questa mia “memoria” di non giudicarla
alla stregua di un documento politico di parte,
ma assumerla a base per una riflessione seria e
responsabile sui fatti e le cirostanze richiamati,
che -a mio giudizio- avrebbero contribuito a determinare la situazione di fatto esistente nel nostro
comune e che potrebbe addirittura preludere
ad altra ancora più grave se non definitiva!
Giuseppe Cordasco

“Italia, dolce Italia: la mia casa è la mia patria, la sofferenza è la nostra vita, la giustizia è la nostra terra, il dolore è il nostro cibo, la povertà è il nostro letto!
Italia: io ti amo , ma ti devo lasciare, non sopporto più tutto il fango che t’ha insudiciato! ”
( Publio OVIDIO Nasone)

Eppure nel più vasto contesto territoriale della fascia nord-occidentale della Calabria SAN DONATO DI NINEA ha rappresentato, sino alla seconda metà inoltrata del secolo scorso, un vero polo di attrazione. E ciò non soltanto per lo straordinario scenario paesaggistico, ma anche per le complessive condizioni economico- produttive e -non ultimo- per il ruolo autorevole e di risonanza nazionale esercitato da molti dei suoi figli.
Con riferimento allo scenario paesaggistico, non va dimenticata la posizione topografica e, con essa, soprattutto, quel balcone unico al mondo, rappresentato dal piazzale Motta, che -dall’alto dei suoi 850 metri sul livello medio marino- consente allo sguardo del visitatore di spaziare da nord a sud (dal monte “Pellegrino” a “Botte Donato”) e da est ad ovest (dal “Passo dello Scalone” al “Golfo di Schiavonea”).
Quanto alle condizioni di carattere economico-produttive, basti ricordare che il paese veniva definito “conca d’oro”. E ciò perché la popolazione, che sino agli anni ’60 contava circa
5000 anime, prevalentemente votate al lavoro (inteso nelle sue più disparate articolazioni) ed al risparmio, poteva -a differenza di altre comunità- vantare il privilegio di una straordinaria risorsa economica, rappresentata dalla produzione castanicola , quantificabile in circa 5000 – 6000 qli.
Quanto -infine- al ruolo ricoperto da molti dei suoi figli ed alle funzioni da questi esercitate, onore e gloria per l’intera terra di Calabria, vanno -tra gli altri- ricordati i tanti decorati al valore militare (dal tenente PUCCIANI al capitano MONACO) ed i tanti soldati caduti durante la prima e seconda guerra, i tanti pastori di anime (sacerdoti e frati), tra cui Mons. don Arbace GABRIELLI -autorevole membro dell’Accademia Napoletana, il dott. Guido MONACO -rettore amministrativo della storica “CA’ FOSCARI” di Venezia, l’emerito cattedratico prof. Luigi CASELLA- Preside della facoltà di Agraria all’Università di Portici, l’emerito cattedratico prof. Pietro IANNUZZI – Presidente della prestigiosa “Dante ALIGHIERI”, il Generale Fausto MONACO direttore dell’ Istituto Geografico
Militare, il dott. Domenico MARTUCCI -direttore generale del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, il dott. Gaspare IANNUZZI -Magistrato della Suprema Corte di Cassazione, il dott. Arnaldo CARUSO -Capo dell’Ispettorato Provinciale Agrario di Cosenza, il dott. Enrico VIGGIANI -banchiere in N.W., il comm. Antonio BLOTTA -stilista di fama internazionale con atelier in N.W. e Parigi, il dott. Innocenzo IANNUZZI -Provveditore agli Studi della provincia di Salerno, il dott. Vincenzo MONACO- già sindaco di SAN DONATO e poi di VELLETRI, apprezzato dirigente scolastico, il rag. Raffaele BISIGNANI- linguista e storiografo.
Ma il paese di SAN DONATO rappresentava un’ attrattiva anche per la straordinaria varietà del paesaggio per la maestosità dei suoi monti (la“Mula”a m.1935 s.l.m., “Cozzo del Pellegrino” a m.1987 s.l.m., “Piano Puledro” a m. 1639 s.l.m.), per la varietà della flora e della fauna, per i suoi boschi e per alcuni suoi sottoprodotti (funghi, fragole, lamponi, ribes, mirtillo, origano, salvia, erbe medicinali, spezie di assoluta rarità ecc.), per le tante sorgenti (da
“FRIDA” alla FERRERA”, dalla “MARCHESANO” al ”MANGANO”, da “CICILILLO” al “CROCCANO” ecc.), per la purezza delle loro acque, per la limpidezza dei suoi fiumi (Gronde, Rose ed Occido), popolati di trote sermonate ed anguille della specie primordiale, per la superiore qualità di alcune professioni (ultima, in ordine di tempo, quella medica, ad opera di “don Peppino”, ovvero del dott. Giuseppe LAMENZA) e di alcune maestranze, tra cui quella per la lavorazione della pietra , facente capo ai fratelli Luigi e Pasquale ESPOSITO, per i servizi comunali diretti alla disciplina ed alla difesa del territorio -inteso e concepito in tutte le sue più varie articolazioni.
Il paese rimaneva estraneo ad atti delinquenziali come quelli più recenti : non si rapinava, non si rubava, non si scorribandava !
ED ORA ?
Ora che ad opera di alcuni personaggi, meglio riconoscibili come “compagni di merenda”, l’assalto alla “DILIGENZA” può dirsi compiuto
(sic !), l’intero territorio di SAN DONATO DI NINEA è divenuto terra di nessuno, terra dei corsari !
Invero:
a) -il numero degli abitanti si è ridotto al 35% circa, passando dai 5.000 degli anni ’50 -‘60 agli attuali 1900, con un indice di crescita zero ed un tasso di mortalità pari al 10% circa, riferito – specificamente – al glorioso centro storico, allo interno del quale – si badi – sono rimaste in vita soltanto 375 anime -in prevalenza ultrasettantenni- accompagnate dalla solitudine, dallo sconforto e- soprattutto- dal desiderio di poter bere un solo bicchiere di acqua del “Croccano” ( senza sporcizie e senza cloro – tanto per intenderci !);
b) -il patrimonio naturale, come già accennato, invidiato anche da tante altre comunità per la salubrità dell’aria, per i servizi di ogni ordine e grado, per le innumerevoli sorgive, per la limpidezza dell’acqua dei fiumi, per l’essenza e la potenza dei boschi, per i floridi castagneti da frutto, per la varietà della fauna e per i prodotti
spontanei, si appalesa letteralmente aggredito, immiserito, al punto – cioè – da destare soltanto considerazione!
A CHI DIRE GRAZIE, DI CHI IL de-MERITO
Senza voler dar vita a processi di piazza, in omaggio alla verità vera, alla voce della coscienza (che si identifica con quella di Dio!), va detto che lo spopolamento dell’abitato, soltanto in parte, può e deve intendersi imputato a quel fenomeno che, a far data dagli anni ’50, ha investito molte aree del centro e del sud d’Italia, ma in prevalenza e per tutto quant’altro le responsabilità di ogni ordine e grado, nessuna esclusa, vanno ascritte a chi negli ultimi decenni ha amministrato SAN DONATO DI NINEA.
Il riferimento è a certi messeri “del dolce far niente”, ad alcuni “parolai massimalistici”, tutti e da sempre “compagni di merenda”, per aver guardato soltanto ed unicamente all’interno del loro orto, ovvero ai loro interessi, a quelli dei loro congiunti, a quelli dei loro amici, ed assolutamente incapaci di formulare ed attuare qualsivoglia proposta progettuale idonea ad arrestare
lo spopolamento dell’abitato, a conservare i servizi creati dai loro predecessori e ad evitare che il territorio tutto diventasse merce di scambio, terra di nessuno e dei corsari.
Spieghino -invero- questi “messeri“, la cui coscienza rimane indelebilmente segnata dal peso di una responsabilità di cui dovranno renderne conto prima a Dio e poi agli uomini:
– PERCHÈ i cittadini di SAN DONATO DI NINEA sono costretti ad utilizzare “acqua frammista a sporcizie d’ogni genere , clorata a singhiozzi e senza apposito dosatore ” e -dunque- inutilizzabile, in luogo di quella fresca e pura come quella regalata alla comunità di ALTOMONTE ed all’altra che disseta financo la città di COSENZA ed il suo hinterland ? Chi altro, se non l’amministrazione comunale, avrebbe dovuto capire che le opere di presa, quelle di decantazione e di distribuzione, risalenti a circa un secolo addietro, non sarebbero state più idonee a garantire i bisogni e -soprattutto- la salute dei cittadini ? In parole povere. e’ stato ignorato che “il diritto all’acqua potabile ed all’igiene sono un diritto universale dell’umanità” (parole -queste- con cui viene sintetizzata la risoluzione ONU del 9 luglio 2010)!
E si ha perfino la sfrontatezza di far recapitare al domicilio dei poveri cittadini avviso per il pagamento di bollette super salate per un servizio non garantito!
– PERCHÈ i suoli destinati allo spostamento dell’abitato non sono stati utilizzati come per legge, assegnati -cioè-gratuitamente ai proprietari di case minacciate dalla caduta di massi dal costone Motta ed a quelli minacciati dalla erosione del fiume Rose, già sottoposti a sfratto dall’autorità governativa sin dall’anno 1958, o come incentivo per il rientro di alcuni Sandonatesi: teorema vanamente invocato dal gruppo di minoranza dell’epoca, capeggiato dal sottoscritto, anzichè – in dispregio a qualsiasi normativa – deliberarne la vendita al prezzo di £ 20.000/mq. ed infine farne “donazione” agli amici degli amici?
– PERCHÈ non si è creduto opportuno affidare ad un Dipartimento Universitario di Forestazione (come quello di Firenze o Reggio di Calabria ) lo studio di un piano economico per lo sfruttamento dei circa TRENTACINQUE KILOMETRI QUADRATI (corrispondenti a ben tremilacinquecento ettari) di boschi comunali e per
la lavorazione del legname di risulta, grazie al quale sarebbero rimasti garantiti incassi annuali costanti per diversi milioni di euro e lavoro continuo ed effettivo (non fittizio !) per centinaia di operai, anzichè aver tentato di cederli per qualche “spicciolo” o farne addirittura omaggio per “grazia ricevuta” o “ricevenda” e giustificando il tutto con false promesse a giovani in attesa di lavoro?
Risulta indicata la cifra di 370.000 mila euro, pagabile in dieci anni e con il permesso condizionato ai cittadini sandonatesi di potervi accedere anche se per la sola ricerca e raccolta di funghi!
E’stato -verosimilmente- dimenticato che a cavallo degli anni ’50 , allorquando -cioe- la carica di Sindaco veniva ricoperta prima da Innocenzo IANNUZZI, alias “ZIU NUCENZIU I SIRICU”, e poi dal dott. Vincenzo MONACO, questo nostro patrimonio boschivo risultava suddiviso in 22 zone e che il solo sfruttamento di tre di queste zone dava luogo alla realizzazione di un cantiere con annesse teleferica e celle per la evaporazione del semi-lavorato e garantito lavoro a ben quattrocento operai per un periodo
di otto anni (era -per intenderci- l’ epoca della SAFFA- PANELLA !);
– PERCHÈ sono stati soppressi gli operatori ecologici, quelli che una volta venivano chiamati “spazzini”, e con quale criterio viene affidata alle precipitazioni atmosferiche, ovvero alle piogge, la pulizia delle piazze e delle strade cittadine ? sono -forse- sufficienti le sole piogge a garantire l’igiene pubblica ? e perché non si è avvertito il dovere di affidare lo smaltimento dei rifiuti ai due operai che oggigiorno vi provvedono, ma in qualità di avventizi ed a fronte di un misero corrispettivo rispetto ai 40.000 euro circa che risultano elargiti alla ditta aggiudicataria proveniente da MALVITO?
Era od è -forse- questo un lavoro che non si è potuto conferire ai due sandonatesi, BARCELLANTE e CAMPOLONGO perché sprovvisti di laurea con conseguente specializzazione in raccolta e trasporto immondizie?
– PERCHÈ si è voluto recuperare a suon di milioni di euro una sola parte del franato e franando mattatoio comunale per adibirlo a “CENTRO
VISITE”, anzichè acquisire e ristrutturare palazzo MONACO, cosi come invocato dal gruppo di minoranza dell’epoca capeggiato dal sottoscritto, la qual cosa avrebbe comportato una minore spesa , avrebbe valorizzato una parte importante e significativa del centro storico, avrebbe offerto più servizi e non avrebbe deturpato il paesaggio con quella muraglia che offende qualsiasi intelligenza, il buon senso ed il prossimo?
– PERCHÈ nulla e niente è stato mai fatto per il recupero urbano, finalizzato -si badi- alla realizzazione del “paese albergo” ( vero volano di sviluppo !), ininterrottamente invocato dal gruppo di minoranza dell’epoca, capeggiato dal sottoscritto?
Molto, invece, è stato fatto (in assoluta antitesi con quanto quotidianamente avviene nel resto d’Italia) per sopprimere anche l’ultimo e più significativo centro di vita cittadina e di cancellarne addirittura la memoria: mi riferisco al trasferimento del municipio da piazza Giuggiolo alla contrada Cutura, adducento che l’edificio abbisognava di interventi di ristrutturazione per i quali non vi era adeguata copertura finanziaria.
Ma avendo constatato che i lavori per l’adeguamento dell’ala di edificio scolastico destinato ad accogliere gli uffici sono stati regolarmente appaltati alla ditta Moliterni con il conseguente pagamento dei relativi importi, dimostra l’infondatezza del primo assunto e che ben altre ragioni sarebbero state poste a base della decisione, prima fra tutte quella di consumare -forse- una merenda all’ombra di un castagno, lontano dall’occhio indiscreto di quel vecchietto che si preferisce vederlo relegato in un angolo di quel vicinato muto e deserto!
– PERCHÈ, ai fini del recupero I. C. I. , si è voluto dare incarico ad una certa ditta “ESPOSITO”, anzichè applicare il teorema censimento prospettato dal gruppo di minoranza dell’epoca capeggiato dal sottoscritto; teorema che se applicato avrebbe facilmente prodotto il recupero di ogni imposta evasa, una riduzione dell’aliquota per tutti i cittadini, un maggiore introito nelle casse comunali ed un costo assolutamente minimo per tutte le operazioni ? si abbia il coraggio di dire quali e quanti sono stati gli utili prodotti dalla ditta ESPOSITO e quanti e quali -invece- i danni che quella
stessa ditta ha prodotto alle casse del Comune, senza contare il costo per il personale tecnico impiegato successivamente ed ancora in carica per tentare di rimediare a quella fallimentare sperimentazione;
– PERCHÈ non è stata mai assunta una sola iniziativa in favore del rifugio “Piano di Lanzo”,per renderlo meglio articolato, più attrezzato, più ospitale, più decoroso ed idoneo alle funzioni cui lo si vuole destinato ? verosimilmente e’ stato dimenticato che quel “rifugio” costituisce e rappresenta, sul territorio comunale, l’unico punto di riferimento per gli amanti della montagna e che rimane abbandonato a se stesso anche a causa delle continue frane che investono la strada di accesso!
E perché non sono stati mai rappresentati i servizi e gli incassi provenienti dalla gestione della stessa struttura, data in concessione per quindici anni alla società cooperativa “APA” , con contratto del 30.9.1991, n. 323 di repertorio, registrato a Belvedere M.mo il 08.10.1991 sotto il n. 610 ?
– PERCHÈ è stato avallato, sottoscrivendolo senza riserve e, dunque, per accettazione, il collaudo della strada che porta a detto rifugio, nonostante
dallo inizio fossero già chiari ed evidenti i segni delle frane che poi l’ hanno resa impraticabile?
Era un verbale di collaudo da accettare e sottoscrivere da parte del Sindaco ESPOSITO quello nel quale il collaudatore scriveva: “per le parti non ispezionate o difficilmente ispezionabili mi sono avvalso delle informazioni fornitemi dalla impresa e dalla direzione dei lavori”?
Perché tanta compiacenza per un’ opera costata oltre quattromiliardi delle vecchie lire , a fronte dei due miliardi originariamente previsti, e che un imbecille qualsiasi avrebbe capito che a distanza di pochi anni non sarebbe stata più idonea al transito?
E perché, più di recente, ai fini di ogni possibile risanamento, non si è pensato di trasferire la proprietà della stessa strada alla Provincia, nonostante -si badi- il Comune di SAN DONATO avesse avuto due rappresentanti in seno a quell’Ente? (il riferimento è a Pasquale ESPOSITO ed a Luigi SALVO !): semplice distrazione dei due Sindaci od incapacità politico-culturale di entrambi?
– PERCHÈ, sulla base di quali requisiti sarebbe avvenuta la concessione di quelle vaste zone di terreno comunale e di cui tanto si mormora in favore di alcuni consiglieri comunali e di alcuni loro famigliari ? costoro sarebbero degli imprenditori agricoli ? dei pastori che abbisognerebbero di pascoli per le loro greggi? degli industriali od operatori turistici protesi alla realizzazione di non meglio precisati impianti? degli scienziati che vorrebbero dar vita a campi sperimentali o più semplicemente, dei presta-nomi, dei corsari protesi all’affannosa conquista delle terre di nessuno ?
– PERCHÈ non è stato mai proposto un progetto diretto alla viabilità rurale, alla irrigazione delle immense distese di terreni aridi facenti capo alle contrade “Ombrece”, “Manche”e “Corticaro “ e ad una struttura alberghiera.
Si è financo dimenticato che SAN DONATO DI NINEA non ha un albergo, ovvero che SAN DONATO DI NINEA è rimasto da circa trent’anni senza alcuno dei due preesistenti alberghi e che in caso di necessità devesi far capo ai paesi limitrofi, ossia ad ALTOMONTE e SAN SOSTI!
– PERCHÈ si è rimasti sordi e ciechi rispetto ai gravi mali che hanno assalito i castagneti e nessun intervento di risanamento è stato mai invocato ? e perché non si è avvertito il dovere di rendere conto della somma di QUINDICI MILIARDI delle vecchie lire messa a disposizione dall’on.le Geppino CAMO, all’epoca Assessore regionale all’Agricoltura, in occasione della sagra della castagna dell’anno 1993 , a seguito -si badi- di una specifica azione personale del sottoscritto, in qualità di semplice cittadino?
– PERCHÈ sono stati sospesi e non completati i lavori alla “Chiesetta Pantano“, nonostante vi fosse la disponibilità economica? vuol dire il rappresentante del Comune di SAN DONATO DI NINEA presso quell’Ente (il riferimento è al consigliere Raffaele LIFRIERI -rappresentante dell’attuale maggioranza) qual è la sorte toccata all’ulteriore somma (ben cinquantamila euro) che l’Amministrazione precedente (quella da me presieduta) aveva destinato al completamento dell’opera e quale altra iniziativa avrebbe egli attuato durante il suo mandato, pur ricoprendo la carica di Assessore ai Lavori Pubblici ?
E’ il caso di ricordare a quanti potessero averlo dimenticato che durante la mia partecipazione all’Amministrazione di quello stesso Ente, a favore della comunità Sandonatese, sono tornati:
* il recupero della chiesetta Santa Domenica, in Policastrello, per una spesa di lire 25.000.000;
* il recupero della chiesetta Sant’ Angelo, per una spesa di euro 40.000.000;
* il recupero delle grotte San Vito, per una spesa di euro 60.0000;
* il recupero della chiesetta Pantano e dell’antistante piazzale per una spesa di euro 75.000.000, oltre alla mancata utilizzazione di euro 50.000 come sopra spiegato;
* la strumentazione didattica alle scuole elementari e medie per una spesa di euro 4500;
* la pubblicazione del “dialetto calabrese parlato a S. DONATO DI NINEA, ad opera di Raffaele BISIGNANI, per una spesa di Venticinque milioni delle vecchie lire;
* l’ arredo intorno alla statua di Padre Pio, per una spesa di euro 4.500;
* i cancelli in ferro a protezione degli ingressi delle grotte di S.VITO e SANT’ANGELO, per una spesa di euro 3.000;
* l’attivazione del museo etnografico in rete per una spesa di euro 25.000;
* la strada a scorrimento veloce Tirreno-Ionio, con l’ ottenimento di un finanziamento di ben 246 miliardi delle vecchie lire e di cui appresso dirò:
* il recupero della sede della Comunità Montana, che da anni rimaneva inagibile ed allogata in una struttura del Comune di Malvito, grazie ad un contributo di euro 100.000, ottenuto dall’Assessorato ai LL.PP con l’intercessione del mio amico on. M.ALBINO GAGLIARDI, allo stato Sindaco di Saracena;
* contributo di sostegno annuale di euro 500 a favore della banda Musicale, in persona di Mario PANEBIANCO;
* contributo di sostegno annuale di euro 500 a favore dell’Associazione del volontariato, in persona di Domenico SALVO;
* contributo di sostegno di euro 500 a favore della Associazione Basket, in persona di Ninuccio MORANELLI;
* contributo di sostegno di euro 250 a favore dell’Ass. Box club, in persona di Innocenzo CAPANI;
* contributo di sostegno di euro 500 a favore dell’ Ass. “Ficara 2000”, in persona di F.sco CARUSO;
* contributo di sostegno di euro 500 all’associazione “Lo Sport è vita”, in persona di Natalino COZZA:
– PERCHÉ non si è levata una sola voce di contestazione da parte dell’ex Sindaco ESPOSITO e -soprattutto- da parte el dr Luigi SALVO
-consigliere provinciale- nei confronti dell’ Amministrazione Provinciale di Cosenza, rea di avere distratto ben 246 miliardi delle vecchie lire previste nello accordo quadro di programma Stato – Regione per il collegamento stradale a scorrimento veloce TIRRENO-JONIO, che avrebbe consentito ai Sandonatesi di raggiungere SANGINETO e, dunque, il mare in soli venti minuti?
E cosa se n’è fatto della gara per l’appalto del primo lotto dei lavori dell’importo di euro 13.572.884,04, indetto dall’Amministrazione Provinciale guidata dal compianto Antonio ACRI e scaduta alle ore 10.oo del 15 gennaio 2004.
La risposta è che si è voluto, in primis, soffocare il merito per un lavoro durato sette anni, svolto a mie cure e spese, in qualità di semplice rappresentante di minoranza del Consiglio Comunale di San Donato in seno alla Comunità Montana “Unione delle Valli”, senza che potesse esserci alcun mio interesse personale, e, infine, per sopprimere l’ultimo treno in partenza per il definitivo e certo riscatto del nostro territorio.
Non diversamente si giustificano;
A) il contenuto della deliberazione n. 129 del 13.12.2001, partorita dalla Giunta Municipale sandonatese, composta dal sindaco ESPOSITO e dagli assessori CONSOLI, MORANELLI, DI GIORNO e MALIZIA. con la quale si dava l’assenso ad una diversa e nuova ipotesi: una strada a scorrimento veloce che partendo da SANGINETO avrebbe dovuto raggiunto SIBARI seguendo un tracciato indicato dai Sindaci di FAGNANO, MALVITO e ROGGIANO e che avrebbe emarginato l’intero territorio di SAN DONATO DI NINEA;
B) la riunione dei sindaci, tenutasi a SAN SOSTI sotto il patrocinio dell’assessore provinciale alla viabilità RICCETTI, dove si conveniva che quell’importo di 246 miliardi di vecchie lire, già finanziato e già nelle casse della Provincia, non essendo sufficiente per dare compiuta la SANGINETO – SAN DONATO – INTECA, sarebbe stata utilizzata per il risanamento della rete stradale provinciale preesistente, e
nessuno (tanto meno il rappresentante di San Donato) si sarebbe alzato per contestare l’infondatezza dell’assunto o far presente che se effettivamente fosse stata dimostrata l’insufficienza dell’importo per dare completa l’intera opera, quello stesso importo di 246 miliardi sarebbe stato certamente sufficiente per realizzarne almeno una parte: ad esempio il tratto Sangineto-San Donato, consentendoci di raggiungere il mare in pochi minuti e di facilitare la penetrazione turistica.
E’ stata -dunque- mandata in fumo un opera di straordinaria importanza non soltanto per San Donato, ma anche e soprattutto per l’intera fascia nord-occidentale della Calabria, una occasione per concludere difficilmente ripetibile.
Va -però- detto, ad onor del vero, che il comune di San Donato Ninea ha ottenuto una porzione di quella torta, (ossia dei 246 miliardi): gli spiccioli per il rivestimento di alcuni muretti lungo la provinciale San Donato-bivio, un lavoro realizzato, peraltro con criteri ed impiego di materiali che si scontrano con la nostra tradizionale cultura,
circostanza -si badi- che non sarebe dovuta sfuggire al sindaco Salvo, avendo egli avuto come zio un ottimo muratore (il defunto Francesco Salvo) il quale, al pari di ogni altro muratore sandonatese (deceduto o vivente), non ha mai realizzato “l’opus incerto” (ossia la muratura a faccia vista) con scaglie di pietra segata, ma con conci di pietra martellata a mano!
-PERCHÉ non si è mai pensato di dar vita ad un circo ricreativo, inteso come luogo di incontro, di confronto e di svago non soltanto per i giovani, ma -soprattutto- per anziani, d’ambo i sessi?
-PERCHÉ non si è mai pensato di promuovere una sola iniziativa diretta alla produzione , alla valorizzazione e commercializzazione dei prodotti agricoli locali? a nulla è valso e niente ha -purtroppo- insegnato il successo raccolto alla Borsa Internazionale del Turismo di MILANO, edizione 2003, dove -alcuni di questi prodotti- su mia iniziativa, quale rappresentante di minoranza del consiglio comunale Sandonatese in seno alla Comunità Montana venivano con successo rappresentati!
-PERCHÉ non si è mai pensato di istituire nella frazione “Ficara” un ambulatorio con medico fisso, ad esclusivo servizio di quei cittadini, anziché condannarli ad attendere qualche… “grazia”? E perché è stata soppressa la delegazione municipale preesistente e nessuno dei rappresentanti (il riferimento è ai consiglieri Lifrieri, Panebianco ed al vice sindaco Salvo) ha mai avvertito il dovere di richiederne il ripristino?
-PERCHÉ è stata soppressa la storica delegazione municipale nella frazione “Policastrello”, con conseguenti effetti di dequalificazione del territorio, e nessuno dei suoi rappresentanti in seno al consiglio comunale (il riferimento è ai consiglieri DI GIORNO. MORANELLI e SAMMARCO) ha avvertito l’esigenza di richiederne il ripristino? E che dirne di quel medico – come DE LUCA, FAILLA o SACCO – che vi maneva stabilmente insediato?
Sono questi alcuni dei problemi essenziali, irrisolti, sottovalutati dalla cittadinanza, che disattenta- ha continuato ad accettare e credere in uomini che il ministro BRUNETTA definirebbe “FANNULLONI“, ma meglio e più semplicemente apostrofabili come “COMPAGNI DI MERENDA”!
La cittadinanza non ha mai voluto o saputo
comprendere quali fossero i veri interessi che questi “COMPAGNI DI MERENDA” astutamente custodivano sotto le vesti del loro falso “buonisno” !
La cittadinanza non ha mai saputo o voluto comprendere che questi COMPAGNI DI MERENDA”, sono rimasti per decenni incapaci di formulare una seria proposta politico-culturale in favore del territorio e che non hanno mai nutrito amore e rispetto per il territorio di SAN DONATO DI NINEA e per la sua gente, quale ne fosse il genere, l’età, l’estrazione sociale, l’appartenenza politica!
Ma ciò che è più grave è che la cittadinanza non ha mai saputo o voluto comprendere che dalla mancata risoluzione dei problemi richiamati e dagli ineffabili comportamenti di questi “COMPAGNI DI MERENDA” sarebbe discesa la ingloriosa fine del nostro paese, condannandolo a morte!
E’, dunque, mancata la forza ed il coraggio di sconfiggere i falsi paladini, quelli della specie
indicata, e che fingendo di litigare, continuano
a cambiare casacca, saltando con indifferenza
da sinistra al centro, dal centro a destra
e viceversa, ma sempre puntuali nel ritrovarsi
abbracciati sull’altra sponda del fiume, ovvero
sul “luogo del delitto”, attratti -cioè- dai soliti interessi di bottega; una filosofia, -questa- che ricorda quella dei “LADRI DI PISA”, ovvero
di certi amministratori comunali della città
di Pisa che di giorno litigavano e che di notte
andavano a rubare insieme!
E’ mancata, a tanti, la forza ed il coraggio di riconoscere la propria dimensione, il proprio
peso specifico, il proprio grado culturale, il
proprio valore, la propria capacità propositiva ,
la propria capacità progettuale , la propria esperienza
rispetto -soprattutto- ad altri, finendo
-così- per confondere il sacro col profano;
E’ mancata la forza ed il coraggio per sconfiggere
i peggiori sentimenti (dalla indifferenza
all’antipatìa, dall’invidia all’odio), figli del più
squallido degrado morale e culturale, sinonimo
di una vita senza ritorno.
E’ mancata la forza ed il coraggio di far
prevalere, una volta per tutte, i migliori sentimenti
di amore per il paese di SAN DONATO DI NINEA, per chi lo ha generato, per se stesso,
per i propri figli, per quelli già presenti e
per gli altri che verrànno.
E’ mancato al cittadino Sandonatese la dignità
l’orgoglio per poter dire: “Anch’io ho
contribuito a scrivere su di una delle tante
pagine bianche della storia del mio paese
una parola di pace, di giustizia , di libertà,
di progresso e di democrazia.
Antonio GRAMSCI (fondatore del Partito
Comunista Italiano) scriveva:
“occorre violentemente attirare l’ attenzione
sul presente, cosi com’è, se si
vuole trasformarlo: pessimismo della intelligenza,
ottimismo della volontà”.

Giuseppe Cordasco

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