Dic 15

Ninaja fra poco in edicola.

Luigi Bisignani

Direttore carissimo.

cultura sandonateseCome ti avevo privatamente anticipato, il tipografo mi ha consegnato la prima bozza di stampa di Ninaja. Ho provveduto a fotografare la copertina e te ne invio copia perché venga resa pubblica. A corredo della foto, ti invio la prefazione al volumetto, con preghiera di renderla pubblica. Per quel che riguarda il compenso al tipografo, confermo quanto ti ho gia comunicato. Ti ringrazio per la cortesia.

 Prefazione

copertinaCol presente volumetto, sunto di una di ricerca lunga e difficile, spero di aver dato un modesto contributo alla conoscenza delle terre di Ninaja-San Donato, ciò senza la pretesa di averne sviscerato tutte le vicissitudini. Le lacune sono da attribuire, per un verso alla carenza di scritti su San Donato e per altro verso, alla mia lontananza dal paese e da archivi e “fonti” storiche, circostanza questa che mi ha creato difficoltà di consultazione, specie per il periodo più antico. A questo “vuoto” ha dato notevole contributo l’assenza di elementi certi, provenienti da una ricerca archeologica mirata, in quei siti ove, si presume, abbiano avuto sede gli insediamenti ed i villaggi della antica Ninaja. Questa concomitanza di fattori negativi, deve essere sommata al “disinteresse” dei sandonatesi per la propria storia (non esiste una tradizione storico letteraria locale) ed in buona parte, anche alle rovine causate da eventi naturali (frane, alluvioni, terremoti) che hanno colpito e modificato pesantemente il territorio e cancellato o sepolto le antiche tracce. E’ da mettere in conto il tempo trascorso e l’usura da esso prodotta su eventuali antiche strutture in legno residuate sul territorio. Molto lo si deve anche alle distruzioni causate da rovine ed incendi, conseguenti le invasioni succedutesi sulle nostre terre. A modificare pesantemente gli insediamenti sul territorio hanno principiato i romani; hanno poi proseguito le razzie dei popoli “barbari” e le spoliazioni successive ad opera dai popoli del nord (Longobardi e Normanni) e non dimentichiamo i saccheggi e le depredazioni dei regimi francesi, spagnoli, ai quali si sommano quelli delle invasioni saracene. Infine, ma non per questo meno dannose, le dispersioni e le distruzioni ad opera degli stessi calabresi, sia nelle attività di sfruttamento del territorio, sia con disboscamenti, incendi ed azioni di danneggiamento operate nel corso delle varie rivolte contro il signore di turno.

Qualcosa ho raccolto ed elaborato, traendo notizie dalle opere di scrittori antichi e “moderni”. Per il periodo più antico, ho guardato anche alle vicende che hanno interessato e visto protagonista gente degli antichi popoli, quali iberi, enotri, osci, lucani, bruzi, a buon titolo antenati dei sandonatesi e dai quali ci sono pervenuti tanti elementi insiti e connaturati negli usi, nei costumi, nelle tradizioni, nella lingua e nella religione ed anche nei riti e nelle superstizioni.

Ho voluto in qualche modo contribuire alla ricostruzione delle vicende e della storia sandonatese. Il mio è un modesto tentativo, mirato a sottrarre le terre sandonatesi dall’oblio in cui rischiano di cadere, per sempre. Ho cercato di sollevare un pezzo del velo, che avvolge la nostra millenaria storia e diradare un pò della bruma, nella quale, sono nascoste nostre vicende di secoli.

Minucciu

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