Nov 28

Come ervamo : Tàntu ppì ddì

Luigi Bisignani & Minucciu

Tàntu ppì ddì. Frasi ed espressioni caratteristiche del parlato sandonatese.

cultura sandonateseArrivogghj ì cuddhurèddhj: Letteralmente, scompigliare, mettere sottosopra, sconvolgere gli intestini. Era l’espressione con la quale si sottolineava un sentimento di rabbia od un impulso di ira verso qualcuno che aveva posto in essere un comportamento prevaricatorio o poco rispettoso. Esprimeva anche frustrazione per l’impossibilità di avere immediata soddisfazione per il torto subito. L’espressione era anche utilizzata per sottolineare uno stato di profonda emozione, di contentezza, “ù prièju” che si manifestava in occasioni speciali. In campo amoroso era lo “stato normale” di quando si veniva assaliti da nostalgia oppure si era “pìjàti ntè sintimèntì” quando vi era occasione di poter avvicinare la persona amata.

Ciuòtu fricàtu. Ciuòtu è l’appellativo riferito a persona che non ha, per intero, tutti i parametri della cosiddetta “normalità”. Il soggetto può presentare caratteri, più o meno accentuati, di ritardo mentale; può mostrare segni di leggera asocialità ovvero di affettuosità esagerata. Il termine fricatu è un rafforzativo di questa particolare condizione e viene attribuito a quelle persone che hanno rapporti di convivenza difficili e difficoltà nei rapporti interpersonali. Viene anche usato nei confronti dei “normali” quando essi assumono atteggiamenti o sostengono posizioni che li assimilano appunto ad una persona che tanto “normale” non è.

Cunfà pùru cchj mùschi: L’espressione veniva spesso usata per sottolineare la buona dote di pazienza e la mitezza possedute. Usualmente veniva pronunciata al termine di una lite di vicinato, per sottolineare ai presenti che il fatto era accaduto ma l’interessata non c’entrava per nulla, era stata trascinata nel diverbio senza alcuna colpa. Il senso recondito era appunto la discolpa propria ed il paragonare l’antagonista ad un insetto fastidioso, molesto, sgradevole e seccante quanto lo è appunto una mosca. La considerazione veniva fatta a voce più che alta in modo che, chi aveva da sentire sentisse, e quasi sempre giungeva una risposta pepata che innescava nuovamente la lite appena finita.

Curciu e malicavatu. La frase, generalmente, veniva utilizzata per sottolineare il particolare aspetto del carattere di una persona che si presentava furba, reattiva, intuitiva, sempre pronta alla reazione verbale e, quando necessario, anche a quelle fisica. Il cùrciu era riferito alla statura, ma non era discriminante. Il cavato male era tratto da un’altra espressione sandonatese che voleva le persone molto sveglie e pronte “cavate a metà”, nel senso che, in intelligenza e furberia, possedevano il doppio rispetto la gente normale.

Cùrnùtu ccù nnà còrna, cùrnùtu ccù tùtti dùi: Era una espressione che rendeva palese la rassegnazione per un fatto gia accaduto e per il quale l’unico rimedio era quello di limitare i danni. Il modo di dire è antico ed era riferito alla constatazione che aveva fatto un contadino, circa la poca serietà della sorella che si era compromessa nonostante la vigilanza ed i controllo che aveva posto in essere. Oltre che l’affronto subito, il poveraccio aveva pronunciato la frase quando aveva accettato di assegnare alla “disonorata” la dote oltre sostenere le spese per il matrimonio riparatore.

Màncanu dìciannòvi sòldi ppì nnà lìra: Era la frase che spesso si pronunciava quando uno di casa prospettava una spesa non confacente con le risorse familiari. Era anche detta ad ironica presa in giro verso chi affermava pronto a sostenere un impegno economico che la sua condizione modesta gli impediva di reggere

Fa à crùci. Era una espressione con la quale si manifestava l’abbandono perpetuo verso un luogo o la cessazione definitiva di un rapporto personale. Traeva origine significato della croce quale ultima manifestazione della vita terrena di Cristo e quindi la chiusura della sua esperienza terrena ed umana. Di detta espressione si è fatto uso e, spesso, abuso, dato che la promessa, quasi mai veniva mantenuta.

Fà ì chiòvira. Anche questa frase ha un riferimento di natura religiosa. Per i cristiani, secondo antichissima tradizione, il falegname che ha costruito la croce ed il fabbro che ha forgiato i chiodi, sono colpevoli di concorso nella crocifissione di Cristo, al pari di chi ebbe a fustigarlo ed a crocifiggerlo. La frase era utilizzata, sia in senso autocommiserevole, in occasione di avversità dalle quali si veniva “ingiustamente” colpiti (mà cchj ddàiju fàttu i chjòvira), sia in senso di spregio, a sottolineare un’azione di sopraffazione o di crudeltà verso qualcuno (ddàju fàttu i chiòvira).

Fà i ciuòciuli: L’espressione trae origine da un temine latino con significato di divertimento. Era riferita ad una manifestazione, fuori dell’ordinario, quale poteva essere “à pàrti”, la recita satirica che, fino agli anni 60, si faceva in occasione del carnevale, quando venivano resi pubblici fatti ed episodi curiosi e piccanti i cui protagonisti venivano messi alla berlina. Era anche il termine col quale venivano indicate le liti di vicinato, nel corso delle quali, vicende personali che i litiganti avrebbero avuto interesse a mantenere riservate, venivano “gridate” e rese di pubblico dominio, con divertimento di chi alla lite assisteva. Il termine indica qualsiasi comportamento, insolito, eccentrico, stravagante e bizzarro, che attiri l’attenzione e diverta il prossimo.

Novembre 2014

Minucciu

Permanent link to this article: http://www.sandonatodininea-cs.it/2014/11/28/come-ervamo-tantu-ppi-ddi/

Lascia un commento

Your email address will not be published.