Apr 14

Meditate…potrebbe essere il nostro turno !!!

La redazione & Diritto di Cronaca

Esodati in ginocchio. L’ex Presidente del Consiglio Giorno accusa la Regione e chiede aiuto

SAN LORENZO DEL VALLO – «Cari politici, mentre voi continuate a litigare, a discutere di alleanze, a dire “con questo sì, con questo no”, io continuo lentamente a morire». Il drammatico e allo stesso tempo commovente sfogo di Angelo Giorno colpisce dritto nello stomaco, come un montante messo a segno da un pugile esperto. Non dà scampo. Ti lascia a terra, in ginocchio, senza respiro né parole. La sua storia è uguale a quella di migliaia di altri italiani, ma non per questo meno triste. La sua voce ripete una musica stonata che regala emozioni. E’ uno dei tanti “figli” della crisi, uno di quegli esodati creati e abbandonati sull’altare dell’ennesima riforma pensionistica tesa unicamente a penalizzare chi ha vissuto lunghi anni di sacrifici e lavoro. La mortificazione e l’umiliazione sono ormai l’unica vera pensione. «Ho 62 anni – lamenta Angelo – e mi ritrovo senza lavoro e senza pensione. Ma chi dovrebbe occuparsi di me e degli altri esodati, si diverte piuttosto a litigare per una poltrona e a bruciare, giorno dopo giorno, con la propria indifferenza, un pezzettino della mia dignità». E’ un donatore dell’Avis, in passato è stato per circa vent’anni consigliere comunale e, addirittura, presidente del consiglio – e oggi ha semplicemente bisogno di aiuto. «Sono una persona che ha sempre fatto il proprio dovere – rivendica con orgoglio – Ho lavorato duramente per 38 anni e sette mesi presso l’Arssa, ma forse i miei guai sono cominciati quando nacqui». Lo stesso racconta, infatti, che, pur essendo in realtà nato il 28 novembre 1951, i suoi genitori, secondo un espediente a  quell’epoca (quando la maggior parte dei figli nasceva a casa piuttosto che in ospedale) molto in voga, lo “rivelarono” soltanto il 2 gennaio 1952. «E questa data – commenta quasi sconsolato – è risultata, ahimè, fatale per il mio destino». Ha gli occhi lucidi e il tono della voce tradisce una sofferenza impressa nel volto. Una sigaretta consumata in tutta fretta è solo un alibi, non una via di fuga. Pressato dalle banche e dai creditori, abbandonato da coloro che credeva fossero suoi amici vive nell’attesa e nella speranza. Di chi o di cosa, beh, questo non lo sa davvero. La sua esperienza con la povertà è una tortura dalla quale tenta disperatamente di fuggire. «Mi ritrovo senza via d’uscita – denuncia Angelo – Ma, soprattutto, dopo lunghi anni di lavoro nell’agenzia regionale per i servizi di sviluppo agricolo la Regione Calabria ha preferito dimenticarsi di me. Altri, invece, i soliti furbi, hanno fatto carriere favolose pur non avendone i requisiti: si è preferito sperperare denaro pubblico. Adesso è, probabilmente, arrivata l’ora di fare chiarezza su tutto questo». Mantenere la moglie e i due figli ancora a casa è diventata un’utopia. «Il mio – scrive con rabbia – era l’unico stipendio. E adesso come devo fare? Sono distrutto. Per fortuna – ammette – la fede corre in mio soccorso ogni qual volta mi frulla per la testa qualche strana idea». Senza Pasqua né resurrezione alcuna. «Mi hanno tagliato la corrente elettrica – aggiunge Angelo, sempre più affranto e depresso – e per tirare avanti sono stato costretto a rivolgermi alla Charitas». Anche la salute continua a mostrare i primi segni di cedimento. «Per fortuna – dice, accennando quasi un sorriso – da un po’ di tempo c’è una persona dal grande cuore che mi sta dando una mano. Ma per uscire definitivamente da questo dramma e recuperare del tutto la mia dignità serve ben altro». Avere il coraggio di raccontare la propria sofferenza e di chiedere aiuto, senza inutile timore né assurda vergogna, questa sì che è dignità.

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