Feb 29

Aggiornamento ricorso “8231 del 2011”

N. 01151/2012REG.PROV.COLL.

N. 08231/2011 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 8231 del 2011, proposto da:
Gregorio Cortese, Paolo Cozza, Giuseppe Buono, rappresentati e difesi dall’avv. Cosimo Fortunato, con domicilio eletto presso Carlo Picardi in Roma, via di Priscilla, 35/2;

contro

Comune di San Donato di Ninea, rappresentato e difeso dall’avv. Pietro Romano, con domicilio eletto presso Francesco Precenzano in Roma, via Valadier, 39; U.T.G. – Prefettura di Cosenza;

nei confronti di

Benedetto Vuono, Franco Iannitelli, Francesco De Rose, Giuseppe Bisignani, Luigi Cozzitorto, Francesco Caruso, Vincenzo Consoli, Vincenzo Salvo, Antonio Sparano, Luigi Salvo;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. CALABRIA – CATANZARO :SEZIONE II n. 01100/2011, resa tra le parti, concernente ELEZIONI COMUNE SAN DONATO DI NINEA (CS) 15 E 16 MAGGIO 2011 – PROCLAMAZIONE ELETTI;

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio del Comune di San Donato di Ninea;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 24 gennaio 2012 il Cons. Raffaele Prosperi e uditi per le parti gli avvocati Francesco Ricci, su delega dell’avv. Cosimo Fortunato e Pietro Romano;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

Con ricorso depositato il 15 giugno 2011 presso il TAR della Calabria Gregorio Cortese, Paolo Cozza e Giuseppe Buono, nella qualità di elettori nel Comune di S. Donato di Ninea (CS), chiedevano l’annullamento delle elezioni comunali svoltesi in S. Donato di Ninea, ove la lista con il contrassegno “San Donato nel cuore” aveva ottenuto l’elezione del Sindaco e della maggioranza consiliare per 519 voti rispetto ai 518 della lista contrapposta, con il contrassegno “Rinascita San Donatese”.

I ricorrenti lamentavano da un lato che un’elettrice aveva votato con voto assistito, ma riservando all’accompagnatrice l’intera operazione elettorale attendendo fuori della cabina e dall’altro sostenendo che il verbale delle operazioni di voto relativo alla sezione n. 2 aveva riportato il totale delle schede nulle senza specificare la motivazione di tali nullità.

Avverso la sentenza del TAR della Calabria n. 1100 in data 28 luglio 2011, gli interessati proponevano appello in Consiglio di Stato il 5 ottobre 2011, ribadendo le censure già sollevata in primo grado e affermando che se il verbale di sezione costituisce piena prova fino a querela di falso, anche le dichiarazioni allegate fornivano un principio di prova che il giudice di primo grado ha ritenuto in linea generale esaustivo, ma che poi ha ritenuto di escludere, senza affrontare una serie di elementi rilevanti, come la parentela con un candidato dell’accompagnatrice, il mancato controllo del certificato medico da parte del presidente del seggio, le modalità di espressione del voto. Quanto al secondo motivo, la sentenza impugnata non si è pronunciata sulla genericità del verbale laddove indicava un certo numero di schede nulle.

Gli appellanti concludevano per l’accoglimento del ricorso con vittoria di spese.

Il Comune di San Donato di Ninea si è costituito in giudizio, sostenendo l’inammissibilità e l’infondatezza dell’appello e chiedendone il rigetto.

Non si sono costituiti gli eletti intimati.

Alla odierna udienza pubblica la causa è passata in decisione.

DIRITTO

Con il primo motivo gli appellanti si dolgono delle modalità di espressione del voto di un’elettrice avente diritto all’ausilio di un accompagnatore: l’elettrice Angela Casella si sarebbe presentata al voto insieme alla Sig.a Carolina Bonaro parente di candidato, la quale avrebbe votato in sua vece con la Casella al di fuori della cabina, allorché la stessa Casella avrebbe avuto possibilità di esprimere il voto e senza che il presidente del seggio. controllasse l’effettiva incidenza della patologia attestata dal certificato medico sulla possibilità di voto.

Erroneamente il TAR avrebbe ritenuto infondata la censura facendo leva sulla fede privilegiata del verbale del seggio, mentre nella specie le questioni non erano riconducibili a quelle fattispecie per le quali è necessaria la proposizione di querela di falso e sussistevano invece tutti quei principi di prova necessari per ritenere veritiere le doglianze degli appellanti.

Il motivo è infondato.

La sentenza appare sul punto del tutto corretta.

Mentre il verbale di sezione è dotato di fede privilegiata e fa piena prova dei fatti in esso contenuti fino a querela di falso, le dichiarazioni allegate al ricorso costituivano solo un principio di prova.

Ma al di là del valore delle prove dei giudizi davanti al giudice amministrativo ed in particolare per le prove valevoli nei giudizi elettorali, si deve rilevare che nel caso di specie nulla dice l’appello oltre le circostanze di diritto già dedotte in primo grado.

E’ del tutto rilevante l’assunto della sentenza del TAR in ordine all’assenza di dichiarazioni circa l’avvenuto controllo della scheda riempita dall’accompagnatrice Carolina Bonaro da parte dell’elettrice Angela Casella: tale punto è assorbente, poiché l’avvenuto controllo supererebbe qualsiasi eventuale irregolarità avvenuta nell’ambito della procedura di votazione assistita.

Ancor più, non vi è alcun suffragio circa la presenza del dichiarante Giuseppe Buono sulla scena dei fatti, presenza smentita con dichiarazione avente pari valore a quella del Buono, espressa da Elvira Iannuzzi, responsabile del servizio elettorale del Comune di S. Donato di Ninea.

Dunque, visto quanto sopra, il silenzio mantenuto sulla questione all’interno del verbale di sezione e l’assenza di contestazioni anche da parte dei rappresentanti di lista dei contenuti del verbale, si deve concludere per l’infondatezza della censura.

Altrettanto corretta appare la dichiarazione di inammissibilità del secondo motivo, volto a censurare il verbale del seggio n. 2, laddove questo non aveva indicato le motivazioni della declaratoria di nullità delle schede ritenute nulle.

L’art. 54 del d.P.R. 570/60 detta una serie di prescrizioni in ordine al trattamento ed alla verbalizzazione delle schede nulle, al pari di quelle cosiddette bianche e di quelle contestate, ma nulla specifica in ordine ad una prescritta motivazione sulla declaratoria di nullità; vi è soltanto l’obbligo della verbalizzazione di tutti i reclami e delle relative decisioni del presidente di seggio ed anche qui, nel caso di specie, non vi è stato alcun reclamo da parte dei componenti del seggio o dei rappresentanti di lista sulla declaratoria di nullità.

Quindi giustamente la sentenza impugnata, in assenza di contestazioni specifiche, ha affermato che i ricorrenti non hanno adempiuto all’onere loro incombente di specificare vizi concreti dell’operazione di declaratoria di nullità; la conclusione che la censura si concretizzasse nell’espediente per provocare un inammissibile generale riesame delle operazioni di scrutinio in sede giurisdizionale è quindi del tutto condivisibile.

Per le suesposte considerazioni l’appello deve essere respinto.

Le spese di giudizio possono essere compensate per ragioni equitative, visto anche l’oggetto della controversia.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto,

lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 24 gennaio 2012 con l’intervento dei magistrati:

Calogero Piscitello, Presidente

Francesco Caringella, Consigliere

Carlo Saltelli, Consigliere

Manfredo Atzeni, Consigliere

Raffaele Prosperi, Consigliere, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 28/02/2012

IL SEGRETARIO

(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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