Nov 11

LA MIA VENTUNESIMA FESTA D’AUTUNNO – COMMENTI E SPERANZE.

Di Giovanni Benincasa

Voglio aprire questo mio piccolo “componimento” con l’immagine del Tricolore Nazionale, così ben rappresentato da questa composizione floreale, posta all’ingresso di uno degli edifici del complesso scolastico in contrada cutura. Credo, connesso con l’importante manifestazione d’apertura della ventunesima festa d’autunno, che è stata la scopertura della simbolo della lotta contro ogni forma di mafia e che vuole rappresentare anche un omaggio al centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Perchè connesso con la lotta antimafia? La bandiera è il simbolo dello Stato e la targa è il simbolo che vuole le mafie e quindi ogni sorta di imbroglio fuori da tutte le istituzioni dello Stato, a partire da quelle territoriali.E, di questa edizione, a mio avviso, ciò che ha attirato di più l’attenzione, è questo gesto, pregno di significato, quale la scoper-tura della targa dedicata alla lotta alla delinquenza dalla natura più efferata e subdola come la mafia di qualunque denominazione. È stato un segno di apertura della festa veramente positivo, mediante il quale l’amministrazione ha espresso la volontà di darsi una impronta tesa alla legalità. Ma, se  ciò, oltre al significato intrinseco, ha sancito l’apertura della tre giorni, nel frettoloso scorrere delle ore della tre giorni stessa, si sono viste e sentite tante cose, sia nei convegni organizzati che per le strade del nostro antico borgo. Dell’unico convegno che sono riuscito a seguire, quello che più mi ha rallegrato è stato il sentire che c’è la volontà di prendere iniziative per la lotta contro il male che affligge i nostri castagneti. Molto bene! Prima che sia troppo tardi, credo che sia giunta l’ora di lottare per tornare a vedere pieni di vigore i nostri castagneti.

Questa foto è rappresentativa del discordo nel cui contesto è venuto fuori l’argomento castagneti. Spero che se ne ricordino! Ma, la ventunesima festa d’autunno non è solo raduni, convegni e dibbattiti è anche festa e allora tuffiamoci nelle nostre stradine e andiamo a curiosare. Nonostante tutto, immagino i residenti eccitati dal lieto caos di questi pochi giorni e dal ritorno di parenti e amici che magari non si vedevano da tempo. Un bel risveglio dal torpore che attanaglia per lunghi periodi il nostro borgo. Lasciamo contrada cutura e lemme lemme ci dirigiamo verso Piazza Sellata (anche se è stato cambiato il nome a me continua a piacere questo), non senza attardarci a raccogliere ricci, rametti di castagno, foglie di vegetazione varia del sottobosco e quant’altro ha incontrato il nostro interesse per poterlo mostrare l’indomani una volta tornati alla vita quotidiana. Con molta calma siamo arrivati alla strada principale dove ritualmente si svolgono gli eventi e qui il primo incontro è stato con musiche del nostro passato, un gruppo folk  impegnatissimo a far sentire a tutti la bellezza delle nostre musiche tradizionali.

Con il nostro orecchio teso ad apprezzare i loro virtuosismi abbiamo iniziato ad aggirarci tra i tanti stands. Ovviamente essendo la regina della festa la castagna, ad essa erano dedicati gli stands più importanti, ma nel compresorio che va do jardinu ara siddhata, anche nelle viuzze interne, c’era di tutto e noi a ciascuno di essi non abbiamo fatto mancare la nostra attenzione. Partiamo dalla regina della festa, la castagna:

per quanto, questa, non sia stata una delle migliori annate i produttori più importanti hanno potuto presentare un bel frutto, gusto e saporito come sempre, e premurosi hanno messo la massima attenzione al servizio degli acquirenti. Attenzione però, mentre noi parliamo della castagna, i musici del folk non ci fanno mancare ne suoni, ne canti e ne balli. Loro imperterriti continuano a farsi sentire, su e giù, per la strada principale e noi li seguiamo volentieri attardandoci tra gli stands. Devo dire che gli orga-nizzatori, come sempre, hanno pensato a tutto, in lontananza si sente anche l’aroma delle caldarrosto che sono gratis per tutti. Con un doveroso inchino ci concediamo da “Sua Maestà la Regina” e parliamo anche di altri prodotti che più hanno attirato la mia attenzione. Vi mostro il primo:

Sua Maestà il pane di Calabria, re delle nostre tavole, attorniato da molte altre leccornie che la nostra terra sa donare, ovviamente dopo aver spremuto al coltivatore tanto sudore. La rappre-sentazione qui è un po ridotta, ma visto al naturale la sua bellezza accompagata alla sua fragranza sa veramente di regale. Immaginatevi una bella fettona spessa, di quel pane, con sopra un bel pezzo di prosciutto di maiale, oppure due olive fritte insieme a dui pipazzi cruaschi e un bel vinello paesano rigorosamente versato in un bicchiere di quelli sfaccettati, che mi ricordo da quando sono nato, in uso nelle  nostre case.

Quel pane con questi prodotti di maiale, un bell’abbinamento vero? Importante non dimenticare il bicchiere di vino. Per l’abbinamento con quel Pane c’è ancora una sorpresa, guardate!

la salsiccia che si usava fare nelle nostre case, quella a punta di coltello. Queste sono cose antiche, ora usiamo andare dal macellaio e la compriamo bella e fatta. Anche dalle nostre parti sono pochi quelli che rispettano la tradizione. Quando parlo di tradizione mi riferisco a quelle cose realizzate con meticolosità e pazienza certosina di chi considera l’alimentazione non solo un fatto nutrizionale, ma qualcosa che appaga anche uno dei nostri sensi che è il gusto. La nostra tradizione culinaria racchiude in se tante altre pietanze di cui non è possibile parlare, anche se negli stand c’èrano. Per parlarne ci vorrebbe lo spazio di un trattato e non ne sono capace. Mentre i miei occhi ammiravano questo ed altro, le mie orecchie erano sintonizzate accuratamente sulle frequenze del nostro folk e da esso si lasciavano allietare. Però, prima di lasciare i nostri prodotti alimentari, vi voglio ancora nostrare un nostro pezzo d’arte che, anch’esso, bene si accompagna al solito bicchiere di vinello paesano.

U turdiddhu paisanu,la mia foto non rende giustizia a ciò che hanno visto i miei occhi. Insieme ai miei compagni di viaggio ho ammirato tante altre belle  cose ed arrivati esausti a fine giornata, con queste ultime belle immagini negli occhi, il nostro San Donato abbiamo salutatoDurante il rientro alle nostre case abbiamo avuto di che discorrere, non ci siamo di certo annoiati. Ogni cosa ha suscitato il nostro interesse, ma il discorso s’inceppava quando a nostro modo cercavamo di arrivare a delle conlusioni sulle vicende San Donatesi. E allora? L’unica cosa certa per tutti noi, sentenziavamo, è che non si può lasciar morire tanta bellezza, ma si deve trovare anche il modo per non far languire o peggio ancora disperdere la comunità. E, continuavamo: la gente ha bisogno di progredire e non tutte le professioni possono essere esercitate nello stesso posto, quindi la migrazione ci sarà sempre anche se si creeranno occasioni di lavoro. Insomma, un piccolo dibbattito per San Donato nell’abitacolo della mia macchina. Per placare la nostalgia di quei momenti vissuti in allegria e lontani dallo stress quotidiano ci atteggiavamo a novelli politicanti pieni di idee e di tanta volontà per portarle a compimento. Purtroppo, arrivati a casa sono rimaste solo le idee miste ad una malcelata nostalgia da appagare solo con i nostri piccoli ritorni.

Giovanni Benincasa

 

 

 

 

Permanent link to this article: http://www.sandonatodininea-cs.it/2011/11/11/la-mia-ventunesima-festa-dautunno-%e2%80%93-commenti-e-speranze/

Lascia un commento

Your email address will not be published.