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La redazione ……
Altro podio stamattina…Giovedi la terza tappa più lunga 11km!! resterà poi un’altra tappa con l’augurio di fare almeno come l’anno scorso,terza assoluta,che sarebbe una grande vittoria se si vede le fortissime Atlete di quest’anno ed i disturbi fisici per la preparazione.
2^ tappa sull’isola di Levanzo, ancora un terzo posto per M.Francesca Pandolfo nella 2^ edizione del giro a tappe dell’isola di Favignana 2011
sull’isola di Levanzo si è svolta la 2^ tappa,in un orario assurdo le 10,453, sotto un sole cocente con 40 gradi circa di temperatura sempre su un percorso cittadino di tre giri per km 8,200, come previsto da M.Francesca, non ci sono possibilità di salire un gradino in più sul podio le mie avversarie sono fortissime, mi accontento di finire le gare, ben venga anche un terzo posto, speriamo ancora cosi per le altra due gare, oggi si è portata a casa un asciugamano da mare ed un borsa. Domani riposo giovedì la terza tappa la più lunga di oltre 11 km.
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La redazione…
2^ edizione del giro a tappe dell’isola di Favignana 2011 Favignana Trapani M.Francesca Pandolfo torna in Sicilia e si ripete nella 2^ edizione del giro dell’Isola di Favignana a tappe, alla prima tappa ottiene un importante 3° posto. Circa 100 partecipanti 25 le donne che si sono dati battaglia sotto un caldissimo pomeriggio di Luglio, alle 18,00 è partita la prima tappa del giro all’interno del paese su un circuito cittadino da ripetersi 5 volte per un totale di Km 7,500; molto agguerrite le avversarie di M.Francesca, che gli hanno dato pochissime possibilità di poter migliorare la sua posizione. Il marito Gregorio ha corso fuori gara, reduce da un lungo periodo di fermo forzato causa infortunio ha accompagnato per tutta la gara
M.Francesca. M.Francesca serenamente ammette ” le mie avversarie sono molto preparare metterei la firma per ottenere lo stesso risultato del 2010 cioè finire la prove in 3^ posizione assoluta, difficile che quest’anno possa giungere 2^ in una sola gara come nella passata edizione” Ammirevole la sincerità e la caparbietà di M.Francesca che pur conoscendo la forza delle avversarie è li a combattere sino all’ultimo metro. A domani per la prossima gara
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Luigi Bisignani da “Diritto di Cronaca” ……
San Donato di Ninea ,non puo e non voglio nemmeno immagginare che non si profitta di questo scorcio di sole per rilanciare l’economia del paese…spero solo che la nuova amministrazione colga l’occasione per rilanciare il paese…
ROTONDA (PZ) – (Comunicato stampa) L’Ente Parco Nazionale del Pollino ha aderito alla proposta progettuale sulla valorizzazione della coltura del Castagno curata dal Dipartimento dei Sistemi Colturali, Forestali e dell’Ambiente dell’Università della Basilicata. Il Consiglio Direttivo dell’Ente Parco,L’obiettivo strategico del progetto è quello dello sviluppo competitivo, sostenibile, integrato e multifunzionale del settore castanicolo italiano attraverso la valorizzazione dei prodotti ottenuti dalla coltivazione del Castagno. Considerato un vero e proprio “albero del pane” della civiltà appenninica per l’importanza nell’alimentazione umana, per il pregio del suo legno impiegato per i più svariati usi, il Castagno ha attraversato un grave declino a partire dal primo dopoguerra ai nostri giorni. La progressiva diminuzione dei castagneti da legno e da frutto dovuta sia alla utilizzazione industriale del legno che alla diffusione di patogeni molto aggressivi come il cancro corticale e il mal dell’inchiostro uniti all’abbandono dei territori di montagna ha impoverito notevolmente il patrimonio castanicolo italiano. Negli ultimi anni la coltura del Castagno è rivalutata in funzione di un’accresciuta domanda del frutto ma oltre a questo aspetto i castagneti rivestono oggi un grande valore culturale e paesaggistico tanto da poter essere inclusi nelle tipologie dei beni culturali e come tale valorizzato e tutelato. Il Parco Nazionale del Pollino ha aderito alla proposta progettuale con la consapevolezza del ruolo che i castagneti possono svolgere nello sviluppo integrato e sostenibile della media montagna e della tutela da assicurare ad un ecosistema unico e in fase di profonda trasformazione. Le azioni proposte dall’Unità operativa, in linea col gli indirizzi del Piano Castanicolo Nazionale, riguardano la caratterizzazione del germoplasma autoctono mediante uno studio sugli ecotipi, sulle caratteristiche bio-agronomiche, resistenze a stress biotici e abiotici, caratteristiche qualitative dei frutti ai fini di una utilizzazione per produzioni artigianali nel settore dolciario. Oltre a questo occorre affrontare una nuova minaccia dovuta alla diffusione di un piccolo insetto imenottero noto come Cinipide galligeno (Dryocosmus kuriphilus) osservato per la prima volta in Italia nel 2002 in provincia di Cuneo e oggi diffuso in tutto l’Appennino. Proprio su quest’ultima emergenza, nel corso del Consiglio direttivo, si è soffermato il consigliere Giovanni Manoccio, sollecitato da diversi cittadini per via del problema diffusosi anche nel Parco, il quale ha apprezzato l’iniziativa dell’Ente che va nella direzione della tutela del Castagno. La minaccia dell’insetto
Il MIPAF col D.M. 30 ottobre 2007 ha emanato misure di emergenza per impedirne la diffusione a seguito della Decisione n.2006/464/CE del 27 giugno 2006. La proposta progettuale è attualmente in fase di approvazione da parte di una commissione nazionale nell’ambito del tavolo tecnico appositamente istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF). Il passo successivo all’auspicata approvazione prevede la redazione di un programma di intervento su siti castanicoli nel territorio del Parco a cura di un gruppo di lavori interno con la supervisione scientifica dell’Università della Basilicata. Il ruolo e l’importanza che la coltura del Castagno ha svolto in passato e verosimilmente quello che svolgerà anche in futuro nei territori della media montagna esige azioni concrete basate sulla conoscenza scientifica delle complesse cause della riduzione del patrimonio castanicolo. “Per questo – rileva il direttore dell’Ente, Annibale Formica – il Parco Nazionale del Pollino farà la sua parte per la tutela e la salvaguardia di questo importante patrimonio”.
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La redazione & Luigi Bisignani ……
San Donato di Ninea (CS)
Piccolo nel formato. Grande nel passato. È San Donato di Ninea. Denominazione aggiunta e necessaria per ricordare la fondazione voluta da Ninevo, capo dei colonizzatori enotri, di cui parla Ecateo di Mileto, nella Descrizione della terra, nel V secolo a.C. L’antico popolo italico conosceva
bene l’istmo tra Jonio e Tirreno, lungo direttive di marcia necessarie a scongiurare il periplo della penisola calabrese. La frequentazione del tratto che va da Sibari a Laos, passando per Esaro, Rosa, Varco e Palombaro, assicurò traffici utili in ogni tempo. Greci, romani, bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi e perfino austriaci, trovarono nel sottosuolo salgemma, quarzo, mercurio, rame, cinabro, combustibili fossili, oro e argento. Lo sfruttamento dei vari filoni andò avanti per secoli, in quella parte del territorio definita dal Saraceni Conca dei metalli o California d’Italia. Documenti del passato illustrano nei dettagli le leggi da rispettare in materia di scavi. L’immane fatica dei minatori era a vantaggio degli sfruttatori, che pure dovevano versare a chi di dovere tributi e gabelle. Quando la portata delle estrazioni non assicurò adeguati profitti, furono abbandonate sia le miniere sotterranee che quelle a cielo aperto, caratterizzate da gradinate percorribili ancora oggi, in località poco distanti dal paese.
Oggi San Donato punta su risorse naturali e artistiche per farsi largo nel panorama turistico della Regione. Il Parco del Pollino gli appartiene. L’ambiente che ne circonda l’abitato è integro nella sua identità geografica, dovuta alla varietà altimetrica; difatti, passa da 180 a 1987 metri sul livello del mare. Acquaformosa, Lungro, Altomonte, San Sosti, Grisolia e Verbicaro si aprono a ventaglio sulla cornice naturale che comprende le frazioni di Policastrello, Ficara, Vallo Marino e Arcomanno. Pietraie e boschi sono esposti al sole dell’estate e alle intemperie dell’inverno insieme a pascoli e pinnacoli di rocce nude e scoscese. La parete più impervia è sul versante sinistro della Valle dell’Esaro. Ed è lì che si scoprono ripetuti passaggi su speroni verticali di natura calcarea. Pini loricati caratterizzano il Cozzo del Pellegrino, raggiungibile con buone scarpinate. Al Cozzo dell’Orso si arriva lungo il tracciato della vecchia ferrovia. La straordinarietà del panorama in cima si scopre dietro un costone di roccia che si staglia contro il cielo. Ed è subito mare, da Scalea a Palinuro. La Cresta di Vallescura si lascia alle spalle faggi e ontani prima di aprirsi sulla visione magica dello Jonio, a oriente, e del Tirreno, a occidente. Nella Catena della Mula si possono ammirare candide superfici di insospettabili nevai in pieno agosto. Ed ecco la sorpresa di cavalli allo stato brado, lanciati al galoppo. Per i geologi, non hanno segreti i fenomeni carsici dei dintorni. Dentro le grotte, appassionati studiosi aprono le pagine del grande libro della natura, scritto in ere lontane milioni di anni. Qui l’orogenesi è comune alle più ardite e spettacolari montagne del Trentino. Continua a leggere
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