Da casa mia ara Siddrata

San Donato di Ninea - Luigi Gigiotto Bisignani

Da casa mia  Ara chiazza da Siddrata

Quella strada piena di vita, di botteghe e di personaggi che il tempo non potrà cancellare

Ci sono strade che non si dimenticano mai. Non perché siano particolarmente belle, ma perché ci hanno accompagnato durante gli anni più belli della nostra vita. Strade che, anche a distanza di tanti anni e di tanti chilometri, continuiamo a percorrere con la memoria.

di Luigi Gigiotto Bisignani

Ci sono ricordi che basta sfiorare per farli tornare vivi. A volte è sufficiente pronunciare il nome di una strada, di una piazza o di una persona per ritrovarsi, all’improvviso, in un tempo che credevamo lontano.

A me succede pensando alla strada che, dalla mia casa di Via 24 Maggio, Vico II, scendeva verso la piazza da Siddrata.

Non era una strada qualunque. Era un piccolo mondo, una lunga successione di botteghe, di incontri e di volti familiari. Una strada che raccontava, meglio di tante parole, la vita quotidiana della nostra San Donato di Ninea.

Allora non avevamo bisogno di inventarci occasioni per stare insieme. Bastava uscire di casa, fare qualche passo e incontrare qualcuno con cui scambiare un saluto, una battuta o qualche parola.

E così, ancora oggi, quando ripenso a quella discesa, mi sembra quasi di sentire le voci di allora.

Una bottega dopo l’altra, una persona dopo l’altra

Scendendo da casa mia, il primo ricordo è quello di Bonanno, con la sua edicola. Poi c’era ziu Luigi i Limminu, il fruttivendolo, con la sua attività e i prodotti che portavano un po’ di colore nella strada.

Poco più avanti si trovava Pucciani, il negozio di tessuti,

Mazzola u scarparu che ridava vita alle nostre scarpe poi rimpiazzato da Settimio,

seguito da zia Matalena i Cucci,

dove si poteva trovare un po’ di tutto per la casa.

E poi c’era la fontana.

Anche lei faceva parte del nostro paesaggio quotidiano. Non era soltanto un punto dove prendere l’acqua, ma uno di quegli angoli familiari che accompagnavano la vita del paese e che, senza accorgercene, sono entrati per sempre nei nostri ricordi.

La discesa continuava e si arrivava da Trisina i Cucci, ancora tessuti, poi agli alimentari di Artuso.

C’era Geniu Artusu, a chianca, il macellaio, e poi ziu Franciscu, u scarparu, il calzolaio. Ognuno aveva il proprio mestiere, la propria clientela, il proprio modo di parlare e di farsi riconoscere.

Si arrivava alla cantina i Perroni, un altro punto di riferimento lungo quel percorso. A scupa,tri setti,patruni e sutta e nu litru i vinu.

Più avanti incontravamo Silenziu, u scarparu, e dipo la macelleria i Pizzanu.

E ancora u Talianu, u sartu, il sarto, che con ago, filo e pazienza trasformava un mestiere in un’arte. Infine, ecco Damarinu, u barbieri, un altro personaggio di quella San Donato che viveva anche attraverso le piccole abitudini di ogni giorno.

A pensarci oggi, mi rendo conto di quante persone facessero parte della nostra vita senza che noi ne comprendessimo fino in fondo il valore.

Allora ci sembrava tutto normale. Le botteghe erano lì, i commercianti erano lì, e noi passavamo davanti a loro quasi ogni giorno.

Non immaginavamo che un giorno avremmo avuto nostalgia persino di quei gesti semplici: una porta che si apriva, un saluto, una chiacchierata, una persona affacciata sulla strada.

Erano piccole cose, ma erano la nostra vita.

Il sorriso di Saviruzza e Mario

E come dimenticare Saviruzza e Mario?

Nel ricordo di quella strada, il loro sorriso occupa un posto speciale. Ci sono persone che non hanno bisogno di compiere grandi gesti per lasciare un segno: basta il loro modo di essere, la loro cordialità, quella familiarità che ti fa sentire a casa.

Sono proprio questi i ricordi che resistono al tempo.

Non sempre ricordiamo le date o gli avvenimenti importanti, ma ricordiamo un volto, una voce, un sorriso incontrato tante volte durante la nostra giovinezza.

E quando ripensiamo a quelle persone, non rivediamo soltanto loro. Rivediamo anche noi stessi, più giovani, quando la strada era piena di vita e il futuro sembrava ancora tutto da scrivere.

La piazza da Siddrata, il cuore degli incontri

Finalmente si arrivava alla piazza da Siddrata.

Anche qui c’erano i suoi punti di riferimento, le sue abitudini e i suoi personaggi. C’era u barru i Caconi, e c’era ziu Franciscu i Cucci.

La piazza non era soltanto uno spazio del paese. Era un luogo dove ci si incontrava, ci si riconosceva e si condividevano momenti di vita quotidiana.

Non servivano grandi divertimenti. Bastava esserci.

E poi, proseguendo, si arrivava all’Alboretti, allo spiazzale della Gioventù Sandonatese.

Quante persone si ritrovavano lì nelle sere d’estate! Lo spiazzale diventava un punto d’incontro gremitissimo, soprattutto per i giovani. Voci, risate, amicizie, primi amori e serate che sembravano non dover finire mai.

Per chi ha vissuto quegli anni, non si tratta semplicemente di ricordare un luogo. Significa tornare con la mente a un periodo della vita in cui la felicità si nascondeva nelle cose più semplici.

Una passeggiata, un incontro inatteso, una serata trascorsa con gli amici potevano bastare per rendere bella una giornata.

Eravamo forse più poveri di tante comodità, ma avevamo qualcosa che oggi, in molti luoghi, sembra diventato più difficile da ritrovare: il piacere di stare insieme senza bisogno di organizzare tutto.

Oggi quella strada è più silenziosa

Poi sono arrivati gli anni, le partenze e i cambiamenti.

Molti di quei personaggi non ci sono più. Alcuni ci hanno lasciato per sempre, altri hanno preso la strada dell’emigrazione, come è accaduto a tanti sandonatesi costretti a cercare altrove un lavoro e una vita migliore.

Le botteghe hanno chiuso una dopo l’altra. I negozi che un tempo davano movimento alla strada hanno lasciato spazio al silenzio.

E così, quella che era una passeggiata tra persone conosciute è diventata, per molti di noi, una strada da ripercorrere soprattutto con la memoria.

Non è soltanto nostalgia per il passato. È la consapevolezza che, insieme a quelle persone, se n’è andata una parte della vita del paese.

Perché quando chiude un negozio non scompare soltanto un’attività commerciale. A volte scompare anche un luogo d’incontro, un’abitudine, una presenza familiare.

Quando parte una famiglia, una casa può restare vuota. Quando partono tante famiglie, è il paese intero a cambiare.

È successo a San Donato, come a tanti altri piccoli centri del nostro Sud.

E noi che siamo partiti, o che abbiamo visto partire i nostri cari, sappiamo bene quanto sia difficile spiegare questa nostalgia a chi non l’ha mai vissuta.

Si può vivere lontano, costruirsi una famiglia, lavorare, invecchiare e sentirsi perfettamente a casa nel luogo in cui si abita. Eppure, basta un ricordo per ritrovarsi ancora ragazzi, con il pensiero rivolto alle strade della propria giovinezza.

Le strade cambiano, ma i ricordi restano

Oggi, quando ripenso alla discesa da casa mia fino alla piazza da Siddrata, non vedo soltanto una strada con tante botteghe.

Vedo le persone che l’hanno animata.

Rivedo i commercianti dietro i loro banconi, i clienti che entravano per fare acquisti, le persone che si fermavano a parlare e quelle che, semplicemente passando, regalavano un saluto.

Rivedo una comunità che si riconosceva nei suoi gesti quotidiani.

E penso a quanti di quei volti meriterebbero di essere ricordati, perché anche loro hanno contribuito a scrivere la storia, quella vera, della nostra San Donato.

Una storia che non si trova soltanto nei libri o negli archivi, ma vive nelle testimonianze di chi c’era, nei racconti delle famiglie e nelle fotografie conservate con cura.

Per questo sento il bisogno di raccontare questa strada. Non per dire che una volta fosse tutto bello e oggi tutto brutto, ma per non lasciare che il tempo cancelli anche il ricordo di chi ha vissuto, lavorato e dato anima a quei luoghi.

Perché un paese non è fatto soltanto di case, strade e piazze. Un paese è fatto delle persone che lo abitano, delle loro storie e dei legami che riescono a costruire.

E quando quelle persone non ci sono più, o sono lontane migliaia di chilometri, ricordarle significa restituire loro, almeno per un momento, il posto che meritano.

Forse oggi quella discesa non è più quella di una volta. Forse mancano le voci, le botteghe e il movimento di allora.

Ma nella mia memoria, ogni volta che la percorro con il pensiero, la strada è ancora piena di vita.

E mentre scendo idealmente da Via 24 Maggio, Vico II, verso la piazza da Siddrata, mi sembra ancora di incontrare tutti quei volti.

Li saluto uno per uno, come facevo allora.

E per un istante non sono più lontano da casa.

Sono di nuovo lì, nella mia San Donato, tra la mia gente, lungo quella strada che mi ha accompagnato durante la giovinezza e che, nonostante tutto, continua a vivere dentro di me.

Ci sono luoghi dai quali si parte, ma che non si riesce mai davvero a lasciare.

La strada da casa mia alla piazza da Siddrata è uno di questi.

Oggi tutto é chiuso o quasi,restano:

  • Saviruzza & Mario
  • Il bar centrale da siddrata

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UN INVITO AI NOSTRI LETTORI

E voi, cari sandonatesi, ricordate questa strada? Avete conosciuto Bonanno, ziu Luigi i Limminu, Pucciani, zia Matalena i Cucci e tutti gli altri personaggi che ne animavano la vita?

Quali ricordi conservate della piazza da Siddrata e delle serate allo spiazzale della Gioventù Sandonatese?

Raccontateli nei commenti. Aggiungete i nomi che ricordate, correggete eventuali dimenticanze e condividete le vostre fotografie.

La memoria di un paese non appartiene a una sola persona: appartiene a tutti coloro che lo hanno amato e continuano a portarlo nel cuore.

Giornale Interattivo Sandonatese — La nostra storia, le nostre radici, la nostra memoria.

Luigi Gigiotto Bisignani 

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2 commenti

    • Rosalba Russo il 29 Ottobre 2026 alle 16 h 08 min
    • Rispondi

    Anch’io ricordo spesso le passeggiate fatte in quelle strade, in particolare la piazza dove ci trovavamo noi amici nel mese di Agosto. Quante passeggiate avanti e indietro per il corso dalla piazza al negozio di Zio Antonio Pucciani e ritorno!! Li porto nel cuore quei giorni , quelle sensazioni e tutti gli amici di allora, conosciuti grazie al mio adorato cugino Camillo!!!!

    • Rosalba il 29 Ottobre 2026 alle 16 h 13 min
    • Rispondi

    A proposito, ricordo benissimo tutte le persone citate nell’articolo. Vorrei ricordare anche Zio Pietro e Zia Carmela Benincasa.

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