LA FAME NON SI RISOLVE CON GLI ARRESTI.

San Donato di Ninea- Luigi Gigiotto  Bisignani

LA FAME NON SI RISOLVE CON GLI ARRESTI.

Riflessione mattinale:

A volte basterebbe fermarsi un momento e guardarsi intorno per capire quante persone, anche vicino a noi, stanno vivendo momenti difficili. Persone che magari incontriamo ogni giorno, che ci salutano con un sorriso, ma che dentro portano preoccupazioni che non raccontano a nessuno.

C’è chi lavora tutto il giorno e arriva a fine mese senza sapere come pagare tutte le spese. C’è chi, davanti al supermercato, deve fare i conti con ogni euro e rinunciare a qualcosa. Ci sono genitori che fanno di tutto per non far mancare nulla ai propri figli e che, a volte, nascondono le proprie preoccupazioni proprio per non farli soffrire.

Questa è la realtà di tante famiglie. E non possiamo far finta di non vederla.

Quando si parla di sicurezza e di giustizia, una cosa deve essere chiara: chi commette un reato deve risponderne. Le leggi vanno rispettate e nessuno deve sentirsi al di sopra di esse. Su questo non ci sono dubbi.

Ma davvero pensiamo che arrestare le persone sia sufficiente per risolvere tutti i problemi della società? Davvero crediamo che bastino le parole dure e le promesse per aiutare chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese?

Un arresto non riempie un frigorifero vuoto. Un decreto non paga una bolletta. E uno slogan non dà da mangiare a un bambino.

Per affrontare la povertà servono risposte concrete, non soltanto parole.

Servono stipendi che permettano di vivere, posti di lavoro sicuri, aiuti per le famiglie in difficoltà e più attenzione verso gli anziani che, dopo una vita di sacrifici, si ritrovano a contare i soldi prima ancora di andare a fare la spesa.

E poi ci sono i giovani, che vorrebbero costruirsi un futuro ma spesso non sanno da dove cominciare. Anche loro hanno bisogno di opportunità vere, non di promesse che rimangono sulla carta.

Eppure, troppo spesso, invece di affrontare questi problemi, si preferisce cercare un colpevole. Si alimentano le paure, si mettono le persone le une contro le altre e si fa credere che basti individuare un nemico per risolvere tutto.

Ma non è così.

La povertà non ha colore della pelle. La fame non ha nazionalità. Quando un padre non sa come portare la cena a casa o una madre non riesce a comprare ciò di cui hanno bisogno i suoi figli, il dolore è lo stesso, qualunque sia il Paese da cui provengono.

Chi sbaglia deve pagare per quello che ha fatto, senza favoritismi. Ma chi vive onestamente, lavora e rispetta le leggi merita rispetto, qualunque sia la sua origine.

Non possiamo giudicare una persona dal colore della pelle o dal luogo in cui è nata. Dovremmo imparare a giudicarla per le sue azioni, ricordandoci che dietro ogni persona c’è una storia che spesso non conosciamo.

Chi governa ha il dovere di garantire la sicurezza, certo. Ma ha anche il dovere di ascoltare la gente, di capire le sue difficoltà e di trovare soluzioni che migliorino davvero la vita quotidiana.

Perché la sicurezza non significa soltanto poter camminare tranquilli per strada. Significa anche non avere paura di aprire una bolletta, di arrivare alla fine del mese o di non poter comprare le medicine necessarie.

Una famiglia che vive nell’angoscia di non farcela ha bisogno di risposte, non di sentirsi dimenticata.

E non si tratta di giustificare chi commette reati o di chiudere gli occhi davanti ai problemi. Si tratta semplicemente di capire che la giustizia e l’attenzione verso chi soffre devono andare di pari passo.

Una società giusta deve saper punire chi sbaglia, ma deve anche saper tendere la mano a chi è in difficoltà. Deve proteggere i cittadini, ma anche offrire a tutti la possibilità di vivere con dignità.

Perché dietro i numeri e le discussioni politiche ci sono persone vere. Ci sono famiglie che fanno sacrifici in silenzio, anziani che rinunciano a qualcosa per arrivare a fine mese e genitori che cercano di non far pesare sui figli le difficoltà che stanno attraversando.

Forse dovremmo pensare più spesso a queste persone, prima di parlare e di giudicare. Potrebbe capitare a chiunque di trovarsi in un momento difficile. La vita, a volte, cambia da un giorno all’altro, e nessuno può sapere cosa gli riserva il domani.

Io credo che la vera forza di un Paese si veda anche da questo: da come tratta chi è più fragile, da quanto si impegna per aiutare le famiglie e da quanto riesce a dare speranza a chi l’ha perduta.

Non basta dire che tutto va bene. Bisogna guardare in faccia la realtà e avere il coraggio di affrontarla.

Perché le persone non chiedono miracoli. Chiedono un lavoro dignitoso, uno stipendio sufficiente, la possibilità di curarsi e la serenità di poter mettere qualcosa in tavola senza dover fare ogni giorno i conti con la paura.

E allora, prima di dividerci ancora una volta su chi ha ragione e chi ha torto, proviamo a farci una domanda semplice.

Stiamo facendo davvero tutto il possibile perché le persone possano vivere con dignità?

La sicurezza è importante. Il rispetto della legge è fondamentale. Ma non possiamo dimenticare che una società si misura anche dalla sua capacità di non abbandonare nessuno.

Perché la fame non si combatte con le parole dure. La povertà non scompare con le promesse. E la dignità non si restituisce con uno slogan.

Si combattono con il lavoro, con salari giusti, con aiuti concreti e con una politica che sappia ascoltare la gente comune, quella che ogni giorno affronta la vita con sacrificio e cerca soltanto un po’ di serenità.

La fame non si risolve con gli arresti. Si risolve dando alle persone la possibilità di vivere, lavorare e guardare al futuro con dignità.

E questa, prima di essere una questione politica, è una questione di umanità.

Luigi Gigiotto Bisignani (bisignani@free.fr)

 

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2 commenti

  1. Secondo me, prima di giudicare, dovremmo imparare a metterci nei panni degli altri. Chi sbaglia deve pagare, certo, ma non possiamo dimenticare chi ogni giorno lotta per mettere un piatto a tavola e arrivare a fine mese. La fame non ha colore e non ha nazionalità. Abbiamo tutti bisogno di un po’ più di umanità, di rispetto e di aiuto concreto. ❤️

    • Rosalba Russo il 22 Ottobre 2026 alle 6 h 47 min
    • Rispondi

    Luigi, concordo con quanto hai scritto!!!! Noi esseri umani ormai stiamo degenerando!!!

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