Luigi Gigiotto Bisignani
La veglia estiva: quando San Donato di ,Ninea si ritrovava sotto il lampione
C’era un tempo in cui, nelle sere d’estate, bastava trascinare una sedia fuori dalla porta per sentirsi parte di una comunità.
Era così in tutta l’Italia di una volta. Era così nella nostra Calabria. Ed era così anche a San Donato di Ninea, dove i vicoli, le piazzette e gli slarghi del paese diventavano, nelle calde sere d’estate, il luogo naturale dell’incontro.
Non servivano inviti, programmi, messaggi sul telefono o appuntamenti fissati con giorni di anticipo. Quando il caldo della giornata cominciava finalmente a lasciare spazio alla brezza della sera, le porte delle case si aprivano e le sedie comparivano lentamente davanti ai portoni.
Era la veglia estiva.
Uno dei rituali più semplici e più belli dell’Italia di una volta, della Calabria e dei nostri piccoli paesi.
La fotografia racconta perfettamente quella atmosfera: uomini e donne seduti insieme, bambini che giocano poco distante, qualcuno che ascolta, qualcuno che racconta, qualcuno che sorride.
Al centro non c’era un televisore.
Non c’era uno smartphone.
Non c’era uno schermo.
Al centro c’erano le persone.
A San Donato di Ninea, come in tanti paesi calabresi, il lampione del vicolo diventava quasi un piccolo teatro. Sotto quella luce si incontravano generazioni diverse e ognuno portava con sé un pezzo della propria storia.
C’era l’anziano che raccontava di quando era giovane, delle giornate di lavoro, delle feste, delle partenze e dei ritorni.
C’era la comare che conosceva tutte le novità del vicinato.
C’erano le donne con il ricamo, la maglia o il rammendo tra le mani, capaci di lavorare e chiacchierare per ore.
E poi c’erano i bambini, liberi di correre tra i vicoli, inseguendosi dentro e fuori dal cerchio di luce del lampione.
Le loro risate erano parte della notte.
I ragazzi più grandi sedevano un po’ in disparte, cercando di sembrare adulti, mentre iniziavano a vivere le prime emozioni, le prime amicizie e forse i primi amori.
Era una vita semplice.
Ma non era una vita povera di emozioni.
Al contrario.
Era ricca di presenza, vicinanza e umanità.
La comunità si formava spontaneamente. Bastava una sedia, una parola, un sorriso.
E forse è proprio questa naturalezza dello stare insieme che oggi ci manca di più.
Oggi possiamo comunicare con chiunque, in qualsiasi momento e a qualsiasi distanza. Abbiamo strumenti che ci permettono di non essere mai realmente disconnessi.
Eppure, qualche volta, siamo più soli di allora.
A San Donato di Ninea quelle sere rappresentavano anche qualcosa di più profondo: erano il luogo dove la memoria passava da una generazione all’altra.
Gli anziani raccontavano.
I giovani ascoltavano.
I bambini imparavano.
E così la storia del paese continuava a vivere.
Non sui social.
Non nei telefoni.
Nelle persone.
Molti di quei volti oggi non ci sono più. Molte di quelle sedie sono rimaste vuote. Molti di quei bambini sono diventati adulti, hanno lasciato San Donato, hanno attraversato l’Italia o sono emigrati lontano.
Ma dentro di loro hanno portato quelle sere.
Il rumore delle voci.
Le risate dei bambini.
Il profumo delle case.
La pietra dei vicoli sotto i piedi.
E quella luce gialla del lampione che sembrava illuminare un mondo intero.
Per questo una fotografia come questa non è soltanto una fotografia.
È memoria.
È l’immagine di un’Italia che fu, di una Calabria che ancora vive nei ricordi e di un San Donato di Ninea che continua a esistere nel cuore di chi lo ha vissuto.
Forse le estati di una volta non torneranno più.
Ma finché qualcuno continuerà a raccontarle, quelle sere non saranno mai davvero perdute.
🌙❤️ Perché certe estati finiscono nel calendario, ma non finiscono mai nel cuore.
E tu, a San Donato di Ninea, ricordi le sere trascorse davanti ai portoni, nelle piazzette o nei vicoli del paese?
Raccontaci un nome, un luogo, una storia.
Perché ogni ricordo è un piccolo pezzo della nostra memoria sandonatese.
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Luigi Gigiotto Bisignani

1 commento
Autore
Che meraviglia leggere queste parole… ❤️
La veglia estiva era davvero una delle cose più belle della San Donato di una volta. Bastava una sedia davanti alla porta, un lampione acceso e qualche vicino per trasformare una semplice sera d’estate in un momento di comunità.
Oggi abbiamo tutto per comunicare, eppure ci manca proprio quella semplicità: stare insieme senza bisogno di uno schermo, parlare, ridere, raccontare e ascoltare.
Quelle sedie, quei vicoli, quelle voci e quelle risate appartengono a un tempo che non tornerà, ma che continua a vivere nei nostri ricordi. ❤️
E voi, Sandonatesi, ricordate le vostre veglie estive?
Raccontate nei commenti un luogo, un nome o un episodio… perché ogni ricordo è un piccolo pezzo della nostra storia.
San Donato di Ninea non è soltanto un paese: è una memoria che continua a vivere nel cuore. ❤️