Luigi Gigiotto Bisignani
La digitalizzazione che esclude: quando il progresso lascia indietro gli anziani

Nel dibattito pubblico sulla modernizzazione del Paese, la digitalizzazione viene spesso presentata come un traguardo inevitabile e positivo. Tuttavia, dietro l’efficienza delle applicazioni e dei servizi online si nasconde una realtà meno celebrata: l’esclusione silenziosa di una parte significativa della popolazione, in particolare gli anziani.
Nel 2026, gran parte dei diritti fondamentali e dei servizi essenziali è stata trasferita su piattaforme digitali. Prenotare una visita medica, accedere alla pensione, pagare una bolletta o consultare un referto sanitario richiede sempre più spesso l’uso di uno smartphone, una password e competenze tecnologiche non scontate per tutti. Per molti cittadini anziani, questo rappresenta un ostacolo concreto, talvolta insormontabile.
Gli esempi nella vita quotidiana sono ormai numerosi. Per prenotare una visita specialistica, spesso è necessario accedere a un portale sanitario con credenziali digitali: chi non le possiede deve chiedere aiuto a un familiare. In molte città, acquistare un biglietto del treno o dell’autobus significa scaricare un’app, registrarsi e inserire una carta di credito, mentre le biglietterie fisiche sono sempre più rare. Anche nei supermercati, le casse automatiche sostituiscono il personale, lasciando spaesati coloro che non hanno familiarità con schermi e scanner.
Situazioni simili si ripetono negli ospedali, dove i parcheggi si pagano esclusivamente tramite applicazioni, o negli uffici pubblici, dove per ottenere un documento è necessario prenotare online con sistemi di identità digitale. Persino l’attivazione della carta d’identità elettronica o l’accesso ai servizi dell’amministrazione richiede procedure digitali complesse, creando un paradosso: per ottenere assistenza serve già quella competenza che manca.
Le difficoltà non sono soltanto tecniche, ma anche fisiche e culturali. Mani segnate da una vita di lavoro faticano a interagire con schermi sensibili; occhi abituati ad altro non riescono a decifrare interfacce complesse. In questi casi, l’accesso ai servizi si trasforma in una dipendenza concreta: dal nipote per una prenotazione, dal figlio per una pratica amministrativa, dal vicino per pagare una bolletta online.
Quando queste reti familiari o sociali vengono meno — perché i figli vivono lontano o i nipoti lavorano — il rischio è reale: una visita rimandata, una pratica non completata, un diritto che si perde nel silenzio. Non è raro che un anziano rinunci a una prestazione sanitaria o a un beneficio semplicemente perché non riesce a superare un accesso digitale.
Gli esperti di innovazione e i decisori pubblici sottolineano spesso i vantaggi in termini di velocità ed efficienza. Tuttavia, il tema dell’accessibilità resta centrale. Un sistema che privilegia esclusivamente l’automazione rischia di trascurare il valore del contatto umano, fondamentale soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.
Non si tratta di rifiutare il progresso, ma di interrogarsi sulla sua direzione. La tecnologia dovrebbe essere uno strumento di supporto, non un requisito obbligatorio per esercitare diritti fondamentali come la salute, la dignità e la partecipazione civica.
Il rischio, altrimenti, è quello di costruire una società più veloce ma meno inclusiva, in cui chi ha contribuito a edificare il presente si ritrova escluso proprio nel momento in cui avrebbe più bisogno di essere sostenuto.
La sfida, dunque, non è fermare l’innovazione, ma renderla davvero universale. Perché un progresso che lascia indietro qualcuno difficilmente può essere definito tale.
Luigi Gigiotto Bisignani

