La Lontanza e la Nostalgia del mio Paese

Luigi Gigiotto Bisignani 

San Donato di Ninea :

La lontananza e la nostalgia.

Prima di partire da San Donato non sapevo davvero cosa fossero la lontananza e la nostalgia. Erano solo parole, leggere, senza peso. Le sentivo pronunciare da chi era andato via prima di me, da chi parlava del paese con gli occhi bassi e il cuore lontano. Io ascoltavo, ma non capivo. Per capire davvero certe parole bisogna viverle, e San Donato bisogna lasciarlo per sapere cosa significa perderlo ogni giorno.

San Donato non è solo un paese. È le sue strade, quelle percorse mille volte senza pensarci. Sono i vicoli, i vaneddri, stretti e silenziosi, che sanno tutto di te: i segreti, le risate, i passi lenti della sera. Sono muri che ti hanno visto crescere, cambiare, sbagliare. Quando vivi lì non te ne accorgi, ma quando vai via ti restano addosso come un’ombra.

Dopo il servizio militare, quando è arrivato il mio turno di partire, la lontananza ha iniziato a farsi sentire piano. All’inizio sembrava solo distanza. Poi è diventata vuoto. Mi trovavo altrove, ma con la mente camminavo ancora per i vaneddri di San Donato, salutavo gente che non c’era, sentivo voci che esistevano solo nei ricordi.

La nostalgia non arriva tutta insieme. Cresce giorno dopo giorno. Ti prende nei momenti più semplici, quelli in cui abbassi la guardia. Una strada che assomiglia a un’altra, una luce che ricorda il tramonto sul paese, un silenzio che pesa più degli altri. È allora che San Donato torna, con forza, con prepotenza, come se volesse ricordarti da dove vieni.

Col tempo, però, la vita va avanti. Ho affrontato il mio challenge, la mia sfida più grande. Sono riuscito a costruire una famiglia, ad avere figli, nipoti. Il regalo più bello della vita. Giorni pieni, intensi, fatti di responsabilità, di affetto, di amore vero. E di questo sono grato, profondamente grato.

Eppure.

Anche quando la vita sembra completa, anche quando tutto intorno a te parla di successo e di felicità, la lontananza e la nostalgia non se ne vanno. Restano lì, nascoste. Durante il giorno le tieni a bada, preso da mille cose. Ma nei momenti liberi, nelle pause improvvise, o la sera, quando il silenzio si allunga, tornano a farsi sentire.

Ed è lì che fanno più male.

Perché non importa quanto tu abbia costruito, quanto tu abbia dato e ricevuto dalla vita: quelle due parole arrivano sempre. Ti colpiscono piano, ma in profondità. Ti riportano a San Donato, alle sue strade, ai suoi vicoli, ai vaneddri che continui a percorrere solo con la memoria. Ti ricordano chi eri prima di andare via e quanto quella parte di te non se n’è mai andata davvero.

Oggi vedo la lontananza e la nostalgia come una malattia senza rimedio. Non ti uccide, ma ti accompagna. Peggiora col tempo, perché più anni passano, più capisci cosa hai lasciato. Non è solo un luogo: è un modo di vivere, di sentire, di appartenere.

San Donato resta una ferita dolce e dolorosa insieme. Una casa che non smette mai di chiamarti. Una presenza costante, anche quando sorridi, anche quando sei circondato dall’amore. Perché certe radici non si strappano, nemmeno quando la vita ti porta lontano.

E così, ogni sera, nei pensieri più silenziosi, la lontananza e la nostalgia tornano smpre..

E fanno ancora male.

Con gratitudine

Luigi Gigiotto Bisignani

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1 commento

  1. L’articolo racconta con profonda sincerità l’esperienza emotiva dell’autore nei confronti di San Donato di Ninea dopo averlo lasciato. Attraverso riflessioni intense sulla lontananza e la nostalgia, emerge quanto il paese natio resti radicato nel cuore, anche quando la vita prosegue altrove. Le strade, i vicoli e i ricordi si trasformano in simboli di un legame profondo che non svanisce col tempo. Il testo è semplice ma toccante, capace di far riflettere sul valore autentico delle proprie origini e di come ciò che si lascia continui ad accompagnare, anche nei momenti di gioia e realizzazione personale. 

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