Luigi Gigiotto Bisignani
San Donato di Ninea 31 Marzo 2026
“Lettere fra i monti: l’anima di San Donato nella recensione di Minùcciu”
Un’analisi sentita dell’opera di Luigi Gigiotto Bisignani tra cultura, memoria e tradizione locale
Al Giornale Interattivo: “Lettere fra i monti” e quella recensione che parla a tutti noi
Caro Giornale Interattivo,
ogni tanto capita che una recensione vada oltre il semplice giudizio su un libro e diventi, essa stessa, racconto e memoria. È quello che succede con lo scritto di Minùcciu dedicato a “Lettere fra i monti” di Luigi “Gigiotto” Bisignani.
Più che una recensione, la sua è una lettera sentita, intensa, profondamente legata al nostro modo di essere sandonatesi. Nelle sue parole non c’è solo l’analisi di un’opera, ma il riflesso di un sentimento condiviso: quell’“abbulà l’ànima” che nasce quando si è lontani dalla propria terra.
Minùcciu coglie con grande sensibilità l’essenza del libro: un intreccio di ricordi, malinconia, desiderio e amore per San Donato di Ninea. Un amore che Gigiotto non nasconde, ma anzi rivendica con orgoglio, trasformandolo in poesia.
E proprio la poesia è ciò che rende “Lettere fra i monti” qualcosa di diverso. Non una ricerca storica, non un semplice racconto del paese, ma un vero e proprio canto. Un coro di voci che rievoca le vanèddhe, i sìlichi, le chiàzzette, la vita di una volta, i giochi, i legami di vicinato. Frammenti di un mondo che continua a vivere dentro ciascuno di noi.
Particolarmente forte è il richiamo che Minùcciu fa al “Va, pensiero” del Nabucco. Un paragone che può sembrare ardito, ma che racchiude una verità profonda: la stessa nostalgia, lo stesso legame viscerale con la propria terra, lo stesso dolore per la distanza.
La forza della recensione sta anche nella sua dimensione personale. Non è distaccata, non è fredda: è vissuta. È il racconto di emozioni che diventano ricordi, di ricordi che diventano immagini, di immagini che riportano ciascuno di noi ai propri monti.
E forse è proprio questo il merito più grande del libro di Gigiotto, così come emerge dalle parole di Minùcciu: riuscire a parlare non solo di un paese, ma a un intero paese.
In un tempo segnato dallo spopolamento e dal rischio di perdere pezzi della nostra identità, opere come “Lettere fra i monti” assumono un valore ancora più importante. Conservano, raccontano, tengono vivo ciò che siamo stati — e che, in fondo, continuiamo ad essere.
Perché certe storie non appartengono a chi le scrive soltanto.
Appartengono a tutti noi.
La Direzione
“Di seguito pubblichiamo integralmente la recensione di Minùcciu”
Giornale Interattivo carissimo.
È molto tempo che non ci sentiamo e con questa mia letterina, i cui contenuti potrebbero non essere pienamente condivisi da Gigiotto e, come ho fatto per il passato, quando ho trattato argomenti delicati, scavalco il tuo creatore-direttore e mi rivolgo a te direttamente.
Nel fine della scorsa settimana, ho avuto meno impegni ed ho trovato il tempo di dare una scorsa alla produzione letteraria del tuo direttore, nel caso di specie, il volume di poesie e ricordi “Lettere fra i Monti”.
I contenuti fanno supporre un autore al quale spesso “vènidi ù spìnnu”, coacervo di sensazioni inframmezzato da ricordi, malinconia, rimpianto, desiderio, d’abbandono e da quella sensazione di vuoto, che nel nostro parlato rendiamo con “abbulà l’ànima”, il tutto attribuibile alla forzata lontananza dal luogo che ti ha visto nascere, muovere i primi passi e crescere, nel nostro caso San Donato di Ninea.
La “passione” che traspare nei componimenti di Lettere fra i monti, è un misto di attaccamento al luogo natio,residuato del DNA della “gens bruzia”, indipendenti e feroci custodi delle zone collinari e montane calabre, ed alla “arte” dei magnogreci ai quali dobbiamol’inclinazione alla “poesia del ricordo”, anche loro erano migranti.
Ci mette cuore e passione Gigiotto nel descrivere luoghi, cose e accadimenti del paese natale, nonché ricordi di vita vissuta.
V’è la dolcezza dell’infanzia, dei giochi, della vita di vicinato ed il rimpianto per le vanèddhe, che nel paese rappresentavano ed erano un mondo a parte, luoghi che erano anche custodi di segreti, fatti, episodi e giochi, segnati da unicità e irripetibilità e per questo diverse da altri luoghi del paese, quali sìlichi, chiàzzetti, còsti.
Dagli scritti di Gigiotto traspare smisurato amore per il paese natio e questo sentimento non lo nasconde, anzi se ne fregia con lo stesso orgoglio di chi esibisce una medaglia al valore e non si limita a scrivere prose sul paese, no, compone delicate poesie che sono veri e propri canti.
“Lettere fra i monti” non è solo canto poetico, è coro a più voci che rievoca il paese lontano, che esprime dolore per la forzata lontananza e timore per tutto ciò che non potrà essere mantenuto nell’interezza l’abitato, soggetto a degrado per trascuratezza e spopolamento progressivo.
La lettura dei componimenti di Gigiotto inducesensazioni e suscita ricordi: Personalmente mi ha richiamato memorie vecchie, fra le quali il mio primo servizio nel retropalco del Teatro alla Scala, in occasione della rappresentazione del Nabucco.
Ricordo ancora l’apertura del 3 atto, quando orchestra e coro hanno dato seguito al coro degli schiavi ebrei; alle prime note ed alle prime parole mi s’è stretta la bocca dello stomaco e m’è abbulata l’ànima nel sentire la struggente musica di Verdi ed i versi di Solera.
”Va, pensiero, sull’ali dorate”; e chi fra i sandonatesi lontani dal paese non ha passato giorno senza averci un pensiero?
“Va, ti posa sui clivi, sui colli, e quale paesano pensando a dove è nato non “vede” i monti che circondano l’abitato?
…del Giordano le rive saluta, “à jumàra” non può sicuramente competere col Giordano me rammentando la vista che si gode ànnanzànnu dò chjànu dà tèrra, per bellezza può sicuramente reggere il paragone;
…di Sionne le torri atterrate; oh mia patria si bella e perduta; oh membanza si cara e fatal...” e qui la menteva subito allo stato di spopolamento, degrado eabbandono in cui versa il paese;
E non se ne abbia il buon Solera se ho osato l’ardito paragone.
Può sembrare temeraria ed audace la similitudine fra il coro verdiano e la poesia di Gigiotto, ma mica tanto se teniamo in conto nostalgia e rimpianto che traspaiono in entrambi i componimenti.
Quanto precede è quel che ho tratto dalla lettura dei versi di Gigiotto e quel che la lettura stessa ha indotto, in termini di ricordi, sentimenti e, perchè no, rimpianti.
L’amore e la dedizione letteraria di Gigiotto al paese natale sono unici.
Altri hanno scritto sul paese, ma erano ricerche storiche.
A mia memoria, scrivendo di e sul paese, nessuno lo ha fatto con componimenti poetici e questo, per ora, rende l’opera di Gigiotto unica nel panorama letterariopaesano.
Se è quando i sandonatesi decideranno di erigere un memoriale col quale onorare i nativi che si sono spesi per dare lustro al paese, sono sicuro che fra i nominati ci sarà anche Luigi “Gigiotto” Bisignani.
Per come si è finora speso per San Donato, lo merita.
Minùcciu

1 commento
Autore
L’articolo mette in luce un aspetto fondamentale: la differenza tra raccontare un luogo e “cantarlo”. L’opera di Bisignani, così come interpretata da Minùcciu, si inserisce in una tradizione orale e poetica che rischia di scomparire ma che qui trova nuova forza.