L’ultimo turno di Gregorio Cortese: una vita al servizio degli altri

Luigi Gigiotto Bisignani 

L’ultimo turno di Gregorio Cortese: una vita al servizio degli altri.

28 febbraio 2026. Non è una data qualunque, ma il giorno che segna la fine di un lungo e intenso percorso umano e professionale per Gregorio Cortese, per tutti semplicemente Nonno Greg. Oggi si chiude ufficialmente la sua esperienza come soccorritore nel 118, un cammino fatto di sacrificio, formazione rigorosa, responsabilità e, soprattutto, umanità.

Essere soccorritore: molto più di una divisa

Spesso si pensa al soccorritore come a chi arriva con un’ambulanza e presta cure immediate. Ma dietro quell’intervento tempestivo c’è un percorso formativo serio e impegnativo: ore di teoria e pratica, certificazioni da conseguire, protocolli da studiare e applicare con precisione.

Un soccorritore deve saper mantenere il sangue freddo, prendere decisioni rapide, gestire situazioni di estremo stress e operare in scenari complessi dove ogni secondo può fare la differenza. Non basta conoscere le manovre tecniche: occorre lucidità mentale, spirito di squadra e una straordinaria capacità di controllo emotivo.

Eppure, come ricorda Gregorio, il valore aggiunto non è solo tecnico. È umano.

“Soccorritore non è solo chi cura un corpo, ma chi sa trasmettere speranza in un momento di buio.”

Una mano stretta in ambulanza, uno sguardo rassicurante, un semplice “andrà tutto bene” possono diventare la medicina più potente. Spesso, racconta, un “grazie” sincero rappresenta la ricompensa più grande per chi opera nell’emergenza.

Un percorso iniziato con la Misericordia

L’avventura di Gregorio nel mondo del soccorso è iniziata alla Misericordia di San Sosti, dove è diventato soccorritore. È lì che ha mosso i primi passi, imparando non solo le tecniche operative ma anche il senso profondo del servizio verso il prossimo.

Un’esperienza che gli ha permesso di crescere, di confrontarsi con realtà difficili e di comprendere che l’emergenza non è solo un intervento, ma un atto di responsabilità verso la comunità.

L’abbraccio dell’Associazione S. Nicola di Mira di Lungro

Un capitolo altrettanto significativo è stato quello vissuto con l’Associazione volontariato S. Nicola di Mira.

Gregorio ricorda con particolare emozione il periodo in cui, per motivi di salute, si era fermato. In quei mesi difficili, mentre – come lui stesso sottolinea amaramente – “falsi amici e parenti mai”, l’associazione non lo ha mai lasciato solo.

Attraverso la Signora Lidia, anche solo una volta al mese, arrivava una telefonata per chiedere notizie, per sapere come stesse. Un gesto semplice, ma carico di significato. Un’attenzione costante che dimostra come il volontariato vero non si esaurisca nei turni o nelle divise, ma viva nei rapporti umani autentici.

“Ragazzi, siete dei soccorritori straordinari, il cuore pulsante di quest’associazione”, scrive Gregorio. “Sono orgoglioso di aver fatto parte di questa squadra.”

Il saluto ai colleghi

Nel suo ultimo giorno di servizio, Gregorio si rivolge direttamente ai colleghi e alle colleghe del 118:

“Cari colleghi e care colleghe, con queste righe desidero esprimere la mia più profonda gratitudine a ognuno di voi. Lavorare nel 118 non è stato solo un impiego, ma una missione che si affronta col cuore. Condividerla con persone umane e preparate come voi ha reso ogni turno unico.”

Parole che raccontano un’esperienza vissuta intensamente, tra adrenalina, stanchezza, gioia e difficoltà.

“Grazie per la professionalità dimostrata in ogni emergenza, per la calma anche nelle situazioni più critiche. Ma soprattutto, grazie per il supporto umano.”

Perché chi lavora nell’emergenza sa che non si affrontano solo incidenti, malori o drammi familiari: si affrontano emozioni forti, paure, a volte tragedie. E solo una squadra unita può sostenere il peso di tutto questo.

Un’eredità fatta di esempio e valori

Con la firma affettuosa di Nonno Greg, si chiude un capitolo importante, ma non si spegne ciò che è stato costruito.

La sua storia è il racconto di un uomo che ha scelto di mettersi al servizio degli altri, che ha creduto nel valore della formazione, della disciplina e dell’umanità. È la testimonianza che il soccorso non è solo tecnica, ma presenza. Non è solo intervento, ma relazione.

Il 28 febbraio 2026 segna l’ultimo turno in ambulanza, ma non la fine di ciò che Gregorio ha rappresentato per colleghi, associazioni e cittadini soccorsi.

Un augurio speciale

A Nonno Greg, oggi, va l’abbraccio più sincero. Dopo una vita spesa tra sirene, turni notturni, responsabilità e cuore donato agli altri, è arrivato il tempo di godersi un riposo davvero meritato. Un riposo fatto di serenità, salute ritrovata, affetti sinceri e di tutto ciò che, per anni, è stato messo dopo il dovere verso il prossimo.

Che questo nuovo capitolo sia ricco di pace, sorrisi e orgoglio per quanto costruito. Perché chi ha dato così tanto non smette mai di essere un soccorritore: semplicemente, continua a esserlo con l’esempio.

Buona vita, Nonno Greg.

Il tuo servizio finisce oggi, ma il tuo valore resta per sempre. 💙

di Luigi Gigiotto Bisignani

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5 commenti

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  1. Un articolo intenso e autentico, che racconta con rispetto e cuore cosa significa davvero essere soccorritore. Le parole di Gregorio Cortese arrivano dritte, senza retorica, e rendono onore non solo a una carriera, ma a una vita vissuta al servizio degli altri. Un saluto che commuove e lascia un messaggio profondo di umanità, gratitudine e orgoglio.

    • Gregorio Cortese il 28 Febbraio 2026 alle 7 h 35 min
    • Rispondi

    GRAZIE , ho fatto quello che mi è sempre piaciuto, AIUTARE , nulla di eccezionale

      • Luigi il 28 Febbraio 2026 alle 7 h 44 min
      • Rispondi

      La tua risposta riflette proprio ciò che dice un vecchio detto: “La vera grandezza non ha bisogno di essere proclamata.”
      Aiutare con semplicità e senza cercare applausi è ciò che rende il gesto davvero speciale.

      Luigi Gigiotto Bisignani

    • Innocenzo il 28 Febbraio 2026 alle 7 h 47 min
    • Rispondi

    Buongiorno,
    Che dire..mentre leggo questo post mi viene in mente che sono reduce di una nottata e oltre duecento chilometri su una ambulanza dell’Avf, non ho mai conosciuto a fondo Gregorio ma l’ho sempre ritenuto una persona responsabile e altruista…il nostro non è un mestiere..bisogna avere nell’animo la bontà di accontentarsi a volte di un sorriso o di un semplice grazie…sicuramente non appendera’ le scarpe al chiodo…Buon cammino ..Grazie

  2. Non aspettate che sia troppo tardi per riconoscere i valori di una persona: apprezzateli quando potete, dimostratelo con i gesti e con le parole.
    Il tempo non torna indietro… domani sarà certamente troppo tardi.
    LGB

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