Ieri e oggi: tra nostalgia e adattamento

Luigi Gigiotto 

Di Luigi Gigiotto Bisignani 

Ieri e oggi: tra nostalgia e adattamento

C’è una fotografia che racconta più di mille discorsi. Un gruppo di ragazzi seduti su un muretto, vicini, presenti, senza telefoni in mano. Parlano, ridono, si guardano negli occhi. Sopra l’immagine una frase semplice ma potente: “Sul muretto senza telefonini, e ci si trovava lo stesso.” È un ricordo che molti riconoscono come proprio, un frammento di un tempo che oggi sembra lontano.

Ieri il tempo scorreva diversamente. Non c’erano schermi a mediare le relazioni, né notifiche a interrompere una conversazione. Ci si incontrava per strada, nelle piazze, sui muretti appunto, senza bisogno di avvisi o messaggi. Bastava uscire di casa. Le amicizie si costruivano nella presenza fisica, nelle attese, persino nella noia, che diventava spazio per l’immaginazione e il dialogo.

Oggi, invece, viviamo immersi negli schermi. Telefoni, tablet, computer sono diventati prolungamenti delle nostre mani e, a volte, delle nostre emozioni. Comunichiamo di più, ma spesso ci incontriamo di meno. Siamo sempre connessi, eppure talvolta più distanti. Anche quando siamo insieme, capita di essere altrove, catturati da una luce fredda che chiede attenzione continua.

Molti vorrebbero tornare indietro, rimpiangono quei tempi più semplici, più lenti, più umani. Ma la verità è che il ritorno non è possibile. La tecnologia non è solo una scelta: è diventata una condizione. La critichiamo, la rimpiangiamo, ma allo stesso tempo ci adattiamo. Per lavoro, per comodità, per abitudine. È una contraddizione che viviamo ogni giorno.

Forse il problema non è il progresso in sé, ma l’uso che ne facciamo. Ieri si stava insieme senza telefoni; oggi potremmo scegliere, almeno ogni tanto, di metterli da parte. Recuperare il valore dello sguardo, della parola detta dal vivo, del silenzio condiviso. Non per rifiutare il presente, ma per renderlo più umano.

Il muretto esiste ancora. Quello che cambia è il modo in cui decidiamo di sederci sopra.

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1 commento

  1. Un testo davvero profondo e autentico. Riesce a toccare la nostalgia senza cadere nel rimpianto sterile, e soprattutto invita a una riflessione matura: non rifiutare il presente, ma viverlo meglio. Bellissima l’immagine del muretto come simbolo che attraversa il tempo — non è sparito, siamo noi che dobbiamo scegliere come occuparlo. Una riflessione delicata, vera e molto attuale, che fa fermare un attimo a pensare.

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